Sergio Minerbi promosse la targa anti-Pacelli nello Yad Vashem che ricorda l’Olocausto • La lacerazione interna al mondo ebraico indebolisce i rapporti con i cattolici
di Piero Laporta
Tratto da Italia Oggi il 20 gennaio 2010

Targa e fotografia infamanti Pio XII furono affisse nel museo Yad Vashem a marzo del 2005, quando Giovanni Paolo II era ai suoi ultimi giorni. Sin dalla prima settimana del suo pontificato il papa polacco si adoperò, attraverso il suo amico di infanzia, l’ebreo Jerzy Kluger, per il reciproco riconoscimento fra Israele e Stato Vaticano, indispensabile premessa di una più ampia intesa entro la quale «tutti insieme, ebrei, cristiani e musulmani, israeliani e arabi, credenti e non credenti devono creare e consolidare la pace». Concetti fatti propri da Benedetto XVI.

La visita al Grande Tempio di Roma segue, come ha ricordato lo stesso pontefice, il cammino di Giovanni Paolo II nella sua incessante ricerca di collaborazione con «i fratelli maggiori». Non tutti amano questa prospettiva di fratellanza. La storia un giorno ci spiegherà perché Sergio Minerbi, insieme con altri personaggi romani, promosse l’affissione della foto e della targa a Yad Vashem. Se la questione Pio XII era urgente e vera, allora essa era urgente e vera anche mentre Giovanni Paolo II pregava davanti al Muro del Tempio di Gerusalemme. L’iniziativa di Sergio Minerbi ha tanto più bisogno d’una spiegazione in quanto la sua famiglia fu soccorsa da don Giancarlo  Centioni, cappellano della Milizia fascista, a sua volta operante in una rete clandestina a favore degli ebrei, voluta da Pio XII e da lui sostenuta e alimentata – in sagace silenzio – con denaro e passaporti vaticani.

La visita di Benedetto XVI, cinque anni dopo l’affissione a Yad Vashem, trova la Chiesa cattolica unita intorno al pontefice, mentre il dibattito su Pio XII lacera il mondo ebraico ma nessuno può compiacersene, almeno per due motivi. Primo. Il dibattito fra ebrei ha dato voce a quelli che, oscillando fra sionismo e socialismo, relativismo e secolarismo, cercano solo una rendita di posizione senza curarsi né dell’Italia né di Israele, tanto meno delle religioni. Secondo. La lacerazione interna al mondo ebraico indebolisce comunque i rapporti con i cattolici, se non altro per un mero dato quantitativo. Se la pace difetta fra ebrei e cattolici, è più arduo recuperare il rapporto con i mussulmani, non dimenticando che da Teheran si levano i latrati che afflissero i martiri della Shoa, mentre i martiri copti ci ammoniscono che la storia non si è fermata nel 1989 e neppure nel 1945.

Questa visita è stata una scelta saggia, di qua e di là del Tevere. Nelle ultime ore, il maligno annuncio di documenti che attesterebbero il favore di Pio XII per le leggi razziali, è stata un’altra inutile manciata di falsità negli ingranaggi della pace. È finita come le altre calunnie su Pio XII: contro chi l’aveva lanciata.

Targa e fotografia rimangano pure a Yad Vashem. Esse sono palesemente false, se non altro perché cagionano effetti opposti a quanto può prefiggersi l’oltraggio di un beneficiato a danno del suo benefattore. È più importante credere che Dio non può rimanere sordo se i suoi figli ebrei e cattolici pregano insieme e poco importa se tale eventualità atterrisce i malvagi.