“Chi ama educa” scritto dal presidente dell’Azione cattolica italiana

di Chiara Santomiero

ROMA, venerdì, 27 agosto 2010 (ZENIT.org).- “Chi ama, brucia”, sosteneva un fortunato spot pubblicitario di qualche anno fa. Per il presidente dell’Azione cattolica italiana, Franco Miano, chi ama, brucia … di passione educativa.

“Chi ama educa” è infatti il titolo del libro pubblicato con le Edizioni Ave (2010), una raccolta di testi sull’impegno educativo che si offre come un contributo per il cammino che la Chiesa italiana proporrà per il prossimo decennio attraverso gli Orientamenti pastorali di imminente pubblicazione.

Miano, 49 anni, ordinario di Filosofia morale presso l’Università degli studi di Roma Tor Vergata, sposato e padre di due figli, ne ha parlato con ZENIT.

Chi ama educa?

Miano: Di più: “solo” chi ama, educa veramente. L’educazione – può essere scontato affermarlo ma è necessario averne sempre consapevolezza – non è semplicemente la trasmissione di nozioni ed informazioni, attraverso più o meno adeguate tecniche psico-pedagogiche. Educare è una scommessa sulla libertà della persona da parte di maestri e testimoni che vedono in ogni uomo e donna l’immagine di Dio. Nasce quindi da una profonda passione per l’essere umano e si fonda sulla relazione. L’opera del singolo educatore si inserisce, inoltre, in un’impresa comunitaria che viene edificata dallo scambio tra le generazioni. Per questo, per una rinnovata stagione educativa, è necessario che insieme – famiglia, educatori, comunità cristiane -, riscoprano ciascuno la propria vocazione a formare, educare.

Il libro risponde ad un appello e si inserisce in un percorso…

Miano: L’appello è quello del Papa Benedetto XVI che più volte ha sottolineato come l’educazione costituisca un impegno urgente che riguarda l’integralità della persona. I vescovi italiani hanno deciso di porre il tema dell’educazione alla base del cammino della Chiesa per il prossimo decennio e siamo in attesa di conoscere gli Orientamenti pastorali che ci guideranno in questa riflessione.

Per l’Azione cattolica si tratta di un’attenzione che connota la sua identità e caratterizza da sempre la sua attività, pur nella varietà dei modelli organizzativi assunti nel suoi 140 anni di storia.

Anche il Papa ci ha invitato in maniera pressante a farci carico di questo rinnovato impegno per l’educazione. Durante l’incontro nazionale dell’associazione, in Piazza S. Pietro il 4 maggio 2008, egli ha affermato: “In una Chiesa missionaria, posta dinanzi ad un’emergenza educativa come quella che si riscontra oggi in Italia, voi che la amate e la servite sappiate essere annunciatori instancabili ed educatori preparati e generosi”. Il prossimo 30 ottobre, ancora in Piazza S. Pietro, si svolgerà l’incontro nazionale dei giovanissimi e dei ragazzi di Azione cattolica che ha per tema “C’è di più. Diventiamo grandi insieme!”. Si tratta di un evento che coinvolge tutta l’associazione e rende visibile l’interesse che l’Azione cattolica nutre per l’impegno educativo verso le giovani generazioni. Siamo sicuri che il nuovo incontro con il Santo Padre ci offrirà ulteriori stimoli in questa direzione.

Chi sono i destinatari del libro?

Miano: Principalmente gli educatori, ai quali è richiesto un impegno esigente. Essi stessi devono essere disponibili a un cammino di formazione permanente nel quale trovi un posto preminente la cura della propria vita spirituale. A loro è richiesta una forte capacità di relazione fatta di sapienza nell’accompagnare chi viene loro affidato, sapendo rispettarne i tempi di crescita e maturazione umana e di fede. A loro è richiesta competenza nel guidare le persone con itinerari formativi significativi che concretizzino una proposta ampia, organica, graduale ma non riduttiva, accessibile a tutti ma non banale. In altre parole, occorre che gli educatori siano prima di tutto dei credenti laici, testimoni convinti, ma senza forzature, della propria fede.

L’educazione di cui si parla è rivolta solo a un livello intraecclesiale?

Miano: Al contrario, l’azione educativa si pone al servizio dell’integralità delle persona. Quando si parla di questione antropologica – tema del quale si è dibattuto e si dibatte molto nella Chiesa – si intende proprio questo: tutte le dimensioni della vita concorrono a costruire quell’immagine di Dio che la persona, nel piccolo, porta in sé e l’uomo deve essere avvertito nella sua interezza, non separabile. Ne deriva che l’educazione non può essere una tecnica che si indirizza alla formazione di segmenti separati della personalità umana, ma deve guardare all’individuo nella sua globalità ed unicità.

L’educazione che si attinge, “respirandola” anche, in famiglia e nella comunità cristiana, si spende e si verifica nella scuola e nell’università, nei luoghi di lavoro e della socialità. Si tratta di un’educazione che orienta la persona alla ricerca del bene comune, del dialogo, della pace e della giustizia; che porta alla consapevolezza di far parte di una dimensione più ampia: il gruppo, la parrocchia, il territorio, la città e, quindi, la nazione e il mondo. Sentirsi parte di queste dimensioni invita al farsi carico, a sentirsi responsabili degli altri e del contesto, come cristiani e come cittadini.

L’esercizio della responsabilità è il frutto di una inesausta formazione della coscienza che, come afferma il progetto formativo dell’Azione cattolica, “è l’esperienza attraverso la quale una persona trova la sua fisionomia più profonda e più vera nel volto di Cristo, modello e vocazione di ogni persona”.

Si può educare in “tempi di crisi”?

Miano: Si avverte più facilmente la tentazione di rinunciare. Benedetto XVI ne ha parlato nella “Lettera alla diocesi e alla città di Roma sul compito urgente dell’educazione” del 2008: “Educare – ha scritto – non è mai stato facile e oggi sembra diventare più difficile. (…) E’ certamente forte, sia tra i genitori che tra gli insegnanti e in genere gli educatori, la tentazione di rinunciare e, ancor prima, il rischio di non comprendere nemmeno quale sia il loro ruolo”. In realtà, come aggiunge il papa, non sono in gioco solo le responsabilità degli adulti o dei giovani, ma anche “una mentalità e una forma di cultura che portano a dubitare del valore della persona umana, del significato stesso della verità e del bene”.

E’ più che necessario allora che si moltiplichino quegli “annunciatori instancabili ed educatori preparati e generosi” di cui Benedetto XVI ha parlato all’Azione cattolica. C’è una convinzione che mi ha sempre sostenuto e cioè che ogni tempo è tempo di Dio e nessuno è più difficile di altri per annunciare il Vangelo ed amare il mondo in cui viviamo.

Educare è un’opera che richiede innanzitutto una sconfinata fiducia in Dio. Chi ama educa perché sa che è l’amore di Dio che non smette mai di sostenere la vita e di plasmare il cuore dell’uomo.

Su questo riposa la nostra speranza anche – soprattutto – , nei tempi di crisi.

L’Ac intende offrire un contributo particolare su questi temi?

Miano: L’Ac ha un immenso patrimonio da valorizzare sulla questione educativa, sia come elaborazione originale di proposte culturali che come esperienza nel campo della formazione. Tantissimi sono i laici, nel corso degli anni, che si sono formati alla scuola dell’Ac e hanno speso e spendono un contributo rilevante nella Chiesa e nella società civile, non solo italiana.

La capillarità della diffusione dell’associazione nelle parrocchie e nelle diocesi costituisce una rete sul territorio nazionale di risorse umane, esperienze consolidate e laboratori di proposte in campo educativo che l’Ac mette con gioia a disposizione di tutta la comunità cristiana per affrontare insieme questa nuova sfida.