Il sindaco di Santa Teresa di Riva (Me) lancia l’allarme sul degrado sociale dopo l’ennesimo atto vandalico, presumibilmente commesso da ragazzi del posto, nei confronti delle fioriere di piazza Madonna del Carmelo. Intervistato dalla televisione locale, egli lamenta uno scarso senso civico dei cittadini che amministra, e in particolare dei giovani che non riconoscono più le buone regole del comportamento civile. Il primo cittadino sottolinea, pure, che nessuno interviene per impedire che le azioni incivili vengano effettuate impunemente e alla luce del sole. Così anche a Santa Teresa è scattato l’allarme dell’emergenza educativa!

Ma sorge subito, spontanea, una domanda: che cosa ha fatto  Santa Teresa di Riva per i suoi giovani? Che cosa è stato preparato per loro? Solo la notte bianca, qualche sagra e tante altre costose amenità? Recentemente gli amministratori sono stati impegnati a scervellarsi sul grave e importante dilemma se lasciare le sfilate del Carnevale in febbraio o trasferirle in…estate! Certo, non è tutta colpa di politici e  amministratori che penserebbero più alle feste che all’educazione, ci mancherebbe! Il problema è molto più complesso e chiama in causa famiglie, parroci,  parrocchie (a proposito, dove sono gli oratori?), partiti, quei pochi movimenti o gruppi che esistono e le scuole con una domanda precisa: quali sono stati, in tutto questo mondo variegato, i presupposti etici?

Emblematico sembra il caso dell’oratorio della parrocchia Maria SS del Carmelo che non riesce a decollare. Il motivo? Disinteresse totale dei genitori per l’educazione dei propri figli. E qui il povero parroco c’entra davvero poco proprio perché non può fare miracoli, mentre, invece, dovrebbero farne i genitori, i nonni, gli adulti, specie se danarosi, mettendo mano al portafoglio: basterebbe un euro a testa alla messa della domenica, diceva un giovane prete! C’è, infatti, a Santa Teresa una meschina povertà mentale diffusa; troppa gente sta “alla finestra” e aspetta sempre che agiscano gli altri: se la vedano i preti, dicono in molti! Come se i figli fossero dei preti.

Quanto è lontano l’epoca delle grandi cattedrali medioevali spesso costruite dal lavoro volontario da quegli uomini certamente più cristiani di noi.

A tutto ciò bisogna aggiungere, come sottofondo, problemi più generali: lo sfascio della famiglia ormai accettato e  diffuso anche da quelle parti, la droga che comincia a fare la sua azione distruttrice pure nelle province meridionali, l’endemica disoccupazione dei giovani del Sud che produce irresponsabilità e disinteresse per tutto ciò che esiste sotto il cielo, una scuola che non insegna nulla e non sa più come fronteggiare il degrado e il bullismo, la confusione tra verità e menzogna e, quindi, tra bene e male imposta dalla propaganda di tv e giornali, “maestri” di pensiero, filosofi supponenti e intellettuali in genere; insomma quella che il cardinale Ratzinger chiamava dittatura del relativismo e di cui anche il Sud sonnolento non può non avere la sua brava parte.

Così i giovani sono stati abbandonati a se stessi ed ora ci si lamenta del loro degrado morale e civile. Ricordate le mie riflessioni sul Palio, dove pochi giovani organizzano un evento, senza nessun aiuto degli adulti. Che cosa si è fatto per loro? Quali sono stati gli imput culturali che (gli amministratori) e i responsabili hanno dato alla società civile di Santa Teresa e degli altri paesi della riviera ionica?

Ora anche il sindaco si è accorto della mancanza di valori, di prospettive ideali nei suoi giovani. Ma quando io tentavo di proporre un discorso culturale, un progetto etico e religioso di educazione popolare e sociale, attraverso incontri, conferenze, trasmissioni radiofoniche, rassegne stampa, volantinaggi e tanto altro, spesso venivo trattato con sufficienza (ah, Mimmo organizza le solite cose troppo lontane dai problemi concreti e quotidiani). Poi si scopriva che questa gente che mi criticava esponeva la bandiera arcobaleno della pace contro la guerra in…Iraq!

E invece servivano, qui, in mezzo a noi, sulla riviera ionica, gli incontri, i dibattiti, le discussioni, le riflessioni, le interrogazioni, insomma quel lavorio personale e particolare che si fa ogni giorno ma che può durare anni, non il piccolo tempo di una competizione elettorale; ciò avrebbe potuto creare nei giovani valori condivisi, pensieri più alti, disciplina mentale.

Certo, il risultato non sarebbe stato garantito al cento per cento, anche perché per gli atti vandalici e tanto altro basta un minuscolo gruppo di forsennati incontrollabili; la mia azione, poi, non era mai facile essendo pochi i sostenitori delle mie iniziative, e anche perché i vari “politici”, assessori e funzionari di partiti, spesso, quando si stava per concretizzare, si dileguavano regolarmente con la scusa che non potevano perdere tempo con la cultura, o perché volevano vedere e toccare risultati concreti subito, mentre in tale materia i risultati arrivano – se va bene – dopo molto tempo.

Peccato, ora non ci resta che gridare al vento gli improperi contro giovani sfuggitici di mano e che, poveri e beoti, corrono a rotta di collo verso il niente; insieme ci resta, pure, l’amarezza per l’occasione mancata di una loro possibile educazione. Possiamo riparare con un ipotetico corso intensivo di educazione civica proposto dal sindaco di S,Teresa?

DOMENICO BONVEGNA

[email protected]