Philadelphia:  è richiamata dal titolo l’esortazione all'”amore fraterno” contenuta nel diario, scritto con le mani legate dal servo di Dio Max J. Metzger, mentre nel braccio della morte del carcere di Brandenburgo attendeva l’esecuzione capitale. Il breve testo, estrapolato dai numerosi manoscritti del sacerdote tedesco ghigliottinato dai nazisti il 17 aprile 1944, è stato presentato di recente a Benedetto XVI durante l’udienza generale. La pubblicazione è stata offerta al Papa da un gruppo di cristiani di differenti denominazioni di Meitingen, nei pressi di Augusta, dove Metzger visse e dove è sepolto.

Tra breve la traduzione italiana sarà pubblicata sulla rivista “Lateranum” a cura di Lubomir Zák, docente alla Lateranense, che si è già occupato di Metzger in altre circostanze. “In Philadelphia il condannato a morte – spiega – sintetizza in modo straordinariamente lucido la sua visione della Chiesa come comunione e, con essa, del sacerdozio come forma di servizio alla comunione ecclesiale”. Scritto su dieci fogli staccati da un block-notes, il cui originale è custodito nell’archivio del Christkönigs Institut di Metingen, il saggio è stato ritrovato solo di recente. Esso getta una nuova luce su questa poliedrica figura, di cui nel 2006 è iniziato il processo di beatificazione.
Giornalista, scrittore, conferenziere, Metzger fu pioniere dell’ecumenismo come fondatore della fraternità interconfessionale Una Sancta e promotore di un pacifismo cattolico che entrò in rotta di collisione con la visione totalizzante del nazismo.
Nato nel Baden il 3 febbraio 1887, fu ordinato sacerdote nel 1911. Dopo l’esperienza come cappellano dell’esercito tedesco durante la Prima guerra mondiale, tornò dal fronte maturando un deciso impegno antibellico. C’è chi nella sua richiesta di porre “fine all’inutile spargimento di sangue sui campi di battaglia” degli inizi del 1917 intravede l’ideale paternità dello storico appello di Benedetto XV contro “l’inutile strage”. A Pio xi propose di istituire una giornata mondiale per la pace – poi concretizzata da Paolo VI – e a Papa Pacelli indirizzò una lettera profetica, nella quale anticipando di trent’anni l’idea di un concilio ecumenico, auspicava un incontro ad Assisi tra le diverse religioni del mondo.
Profuse tutte le energie per allertare le coscienze di fronte all’escalation di violenze del regime. Prima che Hitler nel 1933 giungesse al potere aveva dato vita alla Fratellanza dei tedeschi cattolici. Organizzazione simile era la Bruderhof di orientamento protestante. Entrambe furono accomunate da un destino di sangue:  ricaddero nelle previsioni della legge militare contro la sovversione. Il loro pensiero entrava in collisione con la Weltanschauung hitleriana. La prima volta Metzger fu arrestato nel 1934, poi nel novembre 1939 a seguito delle retate collegate al tentativo di fare fuori il fürher a Monaco di Baviera; infine nel 1943 a seguito del tradimento di Dagmar Imgart, agente sotto copertura della Gestapo che si era infiltrata nell’Una Sancta. Il processo farsa condotto dal tribunale di giustizia del popolo sotto la presidenza del sanguinario Roland Freisler – che detiene il macabro record di aver conndannato a morte ben cinquemila persone, tra cui i fratelli Scholl del gruppo studentesco della Rosa Bianca – si concluse con un esito scontato.
Martire “per la pace del mondo e per l’unità della Chiesa”, recita la lapide posta  sulla sua tomba – con parole tratte da quelle con cui accolse la sentenza di condanna – Metzger oggi è considerato uno dei martiri della follia nazista:  come il frate polacco san Massimiliano Kolbe, come il teologo protestante Dietrich Bonhoeffer, come l’ebrea convertita santa Edith Stein o come il beato Franz Jägerstätter, il contadino austriaco elevato agli onori degli altari il 26 ottobre di due anni fa. (gianluca biccini)

(©L’Osservatore Romano – 10 ottobre 2009)