di Carmelo Bonvegna

…segue da ieri

Ciò che per me, invece, non “passa” e resta uguale per tutta la vita è il mio essere“cattolico” a cui aggiungo volentieri, alla “vecchia” maniera, “apostolico” e “romano”: sono gli unici tre aggettivi che ho voluto sempre mettere insieme al mio nome e di cui vado orgoglioso; allo stesso modo di mio padre e di mia madre.

Per questo motivo, pur nell’attuale caos, presumo di sapere con sicurezza “a quale santo votarmi”! Infatti, il riferimento chiaro è per me la Dottrina Sociale della Chiesa. A qualcuno che dovesse arricciare il naso di fronte alla parola “dottrina”, come termine obsoleto o desueto o reazionario o fuori corso, ricordo che tutti, più o meno confusa, ne hanno una con tanto di maestri occulti e palesi, e la proclamano e la difendono se non con le parole, sicuramente con la pratica, perfino l’anarchico che dice e crede di non averne nessuna; anche i laicissimi intellettuali hanno la loro dottrina e, anzi, “recitano” una precisa professione di fede quando – ad esempio – tolgono dalle pareti delle aule pubbliche il Crocifisso o proibiscono di fare il presepio nelle scuole. E attenzione: l’aggettivo “sociale” non vuol dire, come si potrebbe immaginare, che tale dottrina debba riferirsi al solo campo “economico” del lavoro, dei salari, degli operai e degli imprenditori, partendo, insomma, dalla conosciuta “Rerum Novarum” (1891) di Leone XIII, come se prima ci fosse stato il nulla e il deserto, ma si allarga anche, e soprattutto, all’ambito socio-politico, alla morale sociale etc.

Essa è un “libro” (encicliche, lettere apostoliche, discorsi, comunicati, decreti, radiomessaggi) che, soprattutto negli ultimi secoli, si è arricchito di molte pagine man mano che le vicende della Storia si intrecciavano dopo la nascita della Massoneria in Inghilterra (1717) e l’insorgere delle ideologie moderne con le loro filiazioni, tutte, sebbene a diversi livelli, avversarie o nemiche dichiarate della Religione e della Chiesa Cattolica: LiberalismoMarxismoSocialismoNazionalismoNazional-Socialismo e Comunismo… Grazie alla presenza di grandissimi papi come il beato Pio IX, e nonostante errori legati al contesto storico, alle incapacità, inadeguatezze, tradimenti e peccati veri e propri di suoi uomini, la Chiesa con quella Dottrina ha saputo rispondere ad ogni evenienza difendendo se stessa ma anche l’uomo, la società, la libertà, la verità e la civiltà. Coloro che sostengono il contrario (e sono “legione”: professoroni, professorini di scuola che raccontano favole ai loro poveri alunni, orecchianti di filosofia, sedicenti politici, pseudo teologi, gazzettieri di giornali, giullari e sparaparole delle televisioni…) o distorcono la Storia, magari avendone letta e ampliata solo la parte che a loro più conviene, o l’hanno raffazzonata sui bigini scolastici o, peggio, non l’hanno studiata affatto. Negli anni durante e dopo il Concilio – io c’ero, sentivo e vedevo – dall’interno della stessa Chiesa, certuni tentarono di cassare quel “libro”; teologi del Nord Europa (ricordo il dotto e, allora, famoso padre Chenu, domenicano), col solito codazzo di caudatari “latino-mediterranei”, sostennero che tale dottrina non esisteva neppure; costoro, infatti, spaventati dalla “modernità” e non reggendo all’urto del “relativismo”, negarono che nel mondo attuale si potesse pensare/desiderare ancora una societas christiana, anzi erano contrari perfino a che se ne parlasse poiché, secondo loro, essa sapeva di passato e di “medioevo” (un termine, questo, usato quasi sempre a sproposito), insomma non era più, come si amava dire, “al passo coi tempi”. Gli diedero subito man forte dall’“l’Unità” (10-X-77) con un articolo che suonava: “Esiste ancora una dottrina sociale cattolica?” Per capire la fretta del giornale comunista, occorre ricordare che in quel torno di tempo negli ambienti cattolici tutti eravamo distratti e attirati dalla notizia delle due famose (per alcuni, famigerate!) lettere aperte intercorse fra il vescovo di Ivrea, mons. Bettazzi (6-VII-76) e l’on. Berlinguer (7-X-77): ripesco l’episodio dai miei appunti e ritagli di vecchi giornali perché esso è emblematico di quell’epoca e perché ancora adesso c’è chi mitizza quelle lettere e quella stagione politico-religiosa e dice che allora, sì, esistevano uomini validi tra i comunisti e tra i cattolici, mentre ora…! Insomma si stavano facendo le prove del “compromesso culturale” per passare poi a quello “storico” e molti, da ambo le parti, gioivano al solo pensiero; io no. E la Dottrina Sociale della Chiesa? Ah, ci si ricordava a mala pena che essa era stata nominata nella “Mater et Magistra” (1961); pochissimi, però, e additati come protervi, ne parlavamo quasi di nascosto!

Ma un altro grande papa, Karol Wojtyla, qualche anno dopo, la cantò a tutti chiamandola per nome e cognome e in buon latino: “Doctrina Socialis”. Un vero disastro per chierici che l’avevano negata! Essa esisteva, eccome, anche nell’“inverno” degli anni 70, nonostante l’ostracismo di molti; essa esiste ancora e soprattutto adesso e può aiutare il cattolico (ma anche il non cattolico di buona volontà) in modo sicuro a districarsi nell’attuale bailamme di tante voci che cercano di soverchiarsi a vicenda. Sì, proprio adesso, in piena “dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo” (J. RATZINGER, Omelia nella “Missa in eligendo Pontifice” del 18-IV-2005), essa può insegnarci molte cose.

Infatti, in questo momento calamitoso e di gran confusione, io, ultimo quidam de populo, che mi sforzo di attenermi a quel “libro”, sto cercando singoli politici, un partito, una sigla, un gruppo, un nome, insomma uomini capaci e in piedi che si facciano avanti e garantiscano, per quanto umanamente possibile e i tempi e i loro stessi umani difetti lo permettono, la attuazione di quella Dottrina. Solo in questo casomi recherò a votarli, altrimenti mi rifiuterò di portare il mio cervello all’ammassoper non essere ulteriormente turlupinato; ormai, infatti, sono sicuro di dover dare conto soltanto a Domineddio, non certo a lorsignori! Ciò dico perché, avendo visto la più parte delle cose che mi toccava vedere nella vita, ho studiato e sperimentato, come si dice, “in corpore vili”, gli esiti degli “altri libri”: mi sono fermamente convinto che hanno tutti predicato o mezze verità o menzogne complete, producendo in molti casi conseguenze disastrose, disordine morale e materiale e le tragedie più grandi della Storia che abbiamo visto e che vediamo ancora. Il “mio” libro ha, invece, parole e pagine chiare che partono dal diritto naturale; esse parlano di famiglia composta da un uomo e una donna che generano figli, di protezione della vita umana dal concepimento fino al suo termine, di sussidiarietà e di solidarietàlibertà religiosa elibertà di educazione, insomma, come dice Papa Ratzinger, di “principi non negoziabili”, che, alla fine dei conti, risultano i migliori garanti di quella “tranquillità dell’ordine” che è la pace vera (AGOSTINO, De civitate Dei, libro XIX, cap. 13, 1).

Sono convinto, di conseguenza, che soltanto queste materie facciano, oggi, ladifferenza per chi – credente o no – voglia andare a votare; non l’economia o la finanza su cui tutti, da destra a sinistra, siamo costretti ad avere le idee di chi veramente ci “comanda” sulla terra; non lo “spread” vero o inventato; non quello che nella lingua dei padroni del mondo chiamano “spending reviw”; non la legge di stabilità o le elezioni anticipate o le “primarie” organizzate per propaganda; non il numero più o meno grande di donne candidate o di giovani, come se il solo essere donna o la gioventù fossero titoli di merito; non la Costituzione “più bella del mondo”; non le tasse – perfino! – anche se esse ci stanno scorticando vivi come mai era accaduto a ricordo d’uomo in Italia (odiosa rapina quella sulle case!); e neanche le pensioni che una ministra piangente ha proditoriamente allontanato da tante persone con un semplice colpo retroattivo di penna, senza che qualche femminista insorgesse almeno in difesa delle povere donne, le più colpite, e senza che si fossero riempite le piazze di schiuma e di manifestanti come avveniva appena qualche mese prima ai tempi del…“tiranno”!

Forse questi “principi non negoziabili”, dopo decenni di demolizione morale, civile e fisica, con una società che marcisce sempre più rifiutandosi di guardare i buoni esempi e i maestri veri che pure esistono intorno, che non riconosce la virtù e l’esercizio dell’ordine spirituale e del sacrificio, anzi ironizza o si ribella se qualcuno si azzarda a ricordarglieli, quei principi, dico, possono risultare duri da mettere in pratica in un mondo ormai completamente disabituato; ma, è bene rammentare che nel versante opposto, i frutti del disordine e della libertà assoluta sono di gran lunga più duri e più amari e li vediamo ogni giorno attorno a noi: capovolgimento di valori, senso diffuso come non mai di insicurezza, paura del futuro e mancanza di speranza; scetticismo totale; sfascio delle famiglie con figli che vengono contesi come cose o giocattoli e che, abbandonati a se stessi, vanno alla deriva; pericolosa confusione di ruoli nelle cosiddette famiglie allargate; solitudine e disperazione di giovani donne e uomini che – falliti matrimoni e convivenze – ritornano sconfitti dai genitori; droga e alcol a fiumi assunti dai giovani e loro corsa verso il niente; becerismo e volgarità ostentati ad ogni livello mentre tutti battono le mani e ridono; uccisioni in aumento di donne che doppiamente pagano i frutti del disordine; strage di innocenti prima di nascere e perfino dopo la nascita (per il “dopo” lorsignori hanno inventato, recentissimo, il neologismo “aborto post-natale”!); uccisioni di vecchi con l’eutanasia… Mi chiedo: cos’altro ci toccherà vedere?!

Da questo “piccolo” ragionamento derivano, ovviamente, esiti politici di tutta evidenza: altro è, infatti, che al governo ci siano degli uomini d’accordo col “matrimonio” (!) tra due uomini o tra due donne – cosa da sempre innaturale e aberrante – e altro è che ce ne siano di contrari; così è per la pretesa di adozione da parte di coppie gay di poveri bambini che verrebbero ad avere “due papà” e “due mamme” (in Francia il governo socialista – senza temere il ridicolo – voleva “ovviare” al problema tentando di cancellare perfino dal vocabolario i nomi di “padre” e “madre”sostituendoli con “genitore uno” e “genitore due”!) Altro è che nei comuni amministrino sindaci che organizzano i “registri delle coppie di fatto” come contraltare al matrimonio, altro che ci siano sindaci che difendono il matrimonio, etc… Ecco perché sto cercando qualcuno tra i politici che scriva nel suo programma, nero su bianco, di essere contrario a tali “matrimoni”; che ponga sul tappeto problemi seri come quellodemografico se è vero che fra qualche decennio ci saremo una folla lacrimosa di vecchi a fronte di pochi giovani che, rifiutandosi di lavorare per noi e di curarci, penseranno all’eutanasia, per altro già “studiata” in precisi ambienti politici non solo di sinistra! Cerco – di conseguenza – qualcuno che voglia aiutare la famiglia vera composta da un uomo e una donna disposti a generare dei figli, qualcuno che incrementi, magari con incentivi finanziari (chiamiamoli pure “premi”!) la nascita di questi benedetti bambinisenza aver paura dell’intellettuale, intelligentone, che gli darà del “fascista”. Cerco dei politici che alzino la voce in difesa delle radici cristiane dell’Europa e che abbiano il coraggio di farle valere anche davanti al sinedrio massonico dei banchieri di Strasburgo, prima che sia troppo tardi…Li cerco, come Diogene, con la lanterna, per poter consegnare loro il mio voto cattolico.

Rozzano, Dicembre 2012 Carmelo Bonvegna

P. S. Mi giunge notizia di alcune dichiarazioni della onorevole Anna Paola Concia (PD) contro il Papa, reo di essersi detto contrario alle “nozze” gay: la signora lo ha accusato, nientemeno, di “alimentare il seme dell’odio” nella società (v. “Libero”, 15-XII-12). Resto sbalordito. Fra i tanti da me raccolti con ritagli di giornali, annotazioni varie etc., un insulto talmente ignobile a Papa Benedetto non l’avevo ancora udito! Ma neanche il “cattolico” Vendola, scherza quando dice che la Chiesa è una “fabbrica di intolleranza e violenza” (“La Repubblica”, 15-XII-12, p. 16) o l’ineffabile Augias che su Rai 3 (18-XII-12, ore 13) racconta ai suoi assorti ascoltatori che il Papa avrebbe benedetto una ministra africana che voleva la pena di morte per i gay in quanto tali. Falso (“Avvenire”, 20-XII-12 e “Il Foglio” 18-XII-12), è una pura invenzione di Augias che nel mestiere di dire e scrivere simili cose è allenatissimo, lui che catechizza ogni giorno i suoi affezionati ascoltatori da una televisione pubblica, pagata dai contribuenti. Ci sarebbe da restare senza fiato se non ci aiutassero le parole di Gesù:“Non temete se il mondo vi odia”.

Attenzione! Questi signori, o comunque signori di questo tipo, alla prossima occasione si presenteranno anche nelle sagrestie per chiedere voti ai cattolici! (C. B.)