di Umberto Folena
Tratto dalla newsletter di Scienza & Vita il 29 settembre 2009

Agenzia Ansa, 11 settembre scorso: «”Fini? Ognuno è libero di suicidarsi come vuole”. Così il segretario federale della Lega Nord, Umberto Bossi, ha detto oggi a Paesana (Cuneo) al comizio che ha concluso la cerimonia del prelievo dell’acqua del Po alla sorgente del Pian del Re».

Coincidenze (chiedo perdono per la prima persona). Nell’esatto istante in cui sto cominciando a scrivere, sul video appare questa notizia.

Il mio articolo non deve prendere le mosse da un “vero” suicidio, così come pure Bossi allude a un suicidio metaforico, un suicidio – par di capire – tutto e soltanto politico. Ma la coincidenza è illuminante. E a colpire non è tanto il riferimento al suicidio, frequentissimo nel linguaggio comune figurato (buttati a mare, sparati in testa, strozzati, eccetera), quando il doppio invito alla libertà intangibile, quell’«ognuno è libero» e quel «come vuole».

L’Ansa ha funzionato da diversivo. In realtà qui si vuole e si deve parlare di un film, un formidabile film: Gli incredibili, affidato nel 2004 da quella inesauribile fucina di idee e di storie che è la Pixar alla verve di Brad Bird. “Un cartone animato?” penserà qualcuno. Dire che Gli incredibili è un cartone, è come dire che Quarto potere è un film sui giornali. Non significa niente. Gli incredibili è una grande storia con un sottotesto molteplice e ricchissimo. Non un film per bambini che può divertire anche gli adulti, ma un film per adulti a cui portare serenamente anche i bambini. Ciascuno lo vedrà a modo suo, ricavandone soddisfazione.

Già, ma che cosa c’entrano il suicidio e la libertà di suicidarsi con Gli Incredibili? C’entrano a tal punto da imprimere una svolta decisiva alla trama. All’inizio del film Mr. Incredible, un supereroe dalla forza spropositata, salva un aspirante suicida. Sfortuna vuole che il salvataggio avvenga proprio mentre un temibile bombarolo sta scassinando una cassaforte. Lo scontro che ne segue è fragoroso. Al termine, l’aspirante suicida si salva, a costo di qualche osso ammaccato. E che cosa accade a questo punto?

L’aspirante suicida querela il supereroe. Ha un sacco di ottimi motivi per farlo. Non ha chiesto di essere salvato; Mr. Incredible ha violato la sua libertà; e gli ha procurato danni fisici.

L’ironia è palese. Se una vicenda come questa fosse stata narrata in un film “normale” con attori in carne e ossa, torme di censori avrebbero gridato alla provocazione conservatrice, magari all’ingerenza vaticana (Bird è cattolico? Protestante? Buddista? Agnostico? Libero pensatore? Boh). Ma dentro un “cartone” ci si può permettere tutto.

Colmo dell’ironia, il giudice dà ragione all’aspirante suicida e condanna il supereroe a un super risarcimento. Lo Stato si è sempre preso a carico i supereroi… ma da quel momento, essi sono travolti da una valanga di cause, fino a indurre il governo a proibirne l’attività, imponendo loro il ritiro a vita privata. Vietato salvare il mondo, se il mondo non solo non vuol essere salvato, ma ti chiede un risarcimento per esserlo stato.

Altro che innocuo “cartone”. Brad Bird in poche scene mette a nudo una delle massime contraddizioni dell’età contemporanea (e non sarà l’unica: anche per questo Gli  incredibili è un capolavoro). Se la libertà individuale è valore assoluto e insindacabile, da tutelare sempre e comunque, va rispettata anche la libertà di suicidarsi. L’aspirante suicida, con perfido candore, accusa: io non avevo chiesto di essere salvato. È l’ossimoro perfetto. Se non voleva più vivere, come avrebbe potuto voler ancora vivere, almeno consapevolmente? Ironia nell’ironia, non solo l’aspirante suicida continua a vivere, godendosi il sontuoso risarcimento, ma indirettamente limiterà la libertà dei supereroi, costretti a non fare più i supereroi, ossia ad essere se stessi.

A questo punto, davvero Fini può «suicidarsi come vuole». I supereroi, emblemi del buon senso, dell’etica, della morale, della generosità e dell’altruismo hanno le mani legate. La mentalità dominante rema contro di loro. La libertà diventa un idolo a cui tutto va sacrificato, fino ad assurgere a divinità tirannica… liberticida.