Il fotografo Arturo Mari ricorda il Papa polacco

ROMA, mercoledì, 22 aprile 2009 (ZENIT.org).- Umiltà, lavoro, preghiera e sofferenza sono queste le caratteristiche di Giovanni Paolo II. Ne è convinto Arturo Mari, che ha lavorato per oltre cinquant’anni come fotografo de “L’Osservatore Romano”, immortalando con il suo obiettivo ben sei Papi.

Il 2 aprile, quarto anniversario della morte di Papa Karol Wojtyła, è stata inaugurata a Budapest (Ungheria) un’esposizione delle sue fotografie dal titolo “Ecco, l’uomo – i volti di un Papa”.

In un’intervista concessa all’agenzia cattolica ungherese “Magyar Kurír”, Mari ha ricordato i tratti di Giovanni Paolo II che lo hanno più colpito: “la sua umiltà, la sua capacità nel lavoro, la sua forza nell’amare la gente, andando verso la gente, interessandosi ai suoi problemi”.

“Me lo sento sempre vicino – ha confessato il fotografo –. Per me il Papa non è morto, per me è vicino, momentaneamente assente”.

Il Pontefice, sottolinea, ha dato il suo esempio più forte nella sofferenza. “Soffriva parecchio, ma pregava. Non l’ho mai sentito fare ‘Mi sento male’, mai! E questo è il grande carisma di questo uomo”.

“Non ci sono parole, non ci sono aggettivi per poter definire quest’uomo. Lo ha fatto col suo esempio”.

Il fotografo ha quindi confessato un ricordo personale: “Ho parlato con lui circa sei ore prima di morire. Mi ha fatto cercare, sono salito su, e quando ero vicino al suo letto lui si è girato, mi ha guardato, accarezzato il viso, mi ha benedetto, e alla fine ha detto: ‘Arturo, grazie, grazie’.”

“Non si può esprimere cosa vuol dire – sottolinea –, per la mia persona, per tutto ciò che ho fatto, che un Papa mi dica grazie. Sei ore prima di morire. Si ricorda di Arturo. E lui non ha mai dimenticato nessuno”.

Secondo Mari, a far gioire il Papa polacco erano le occasioni in cui poteva comunicare fuori dalle udienze ufficiali, “il contatto con i giovani, con la gente”.

Ciò che invece lo preoccupava era la guerra. “La pace va cercata, va costruita, non si deve solo parlare, una frase e basta – ha dichiarato il fotografo –. Bisogna costruirla e lavorare. E lui ha fatto questo”.

Il Papa, ha aggiunto Mari, “non ha mai cercato pubblicità”. “Non ha fatto altro che mettere in atto la sua missione”, “una missione rivoluzionaria”.

“Era la sua vita di pastore, della Chiesa. Era la Chiesa. E lui il rappresentante di Cristo in terra. E’ tutto un mosaico. Tutto un mosaico che si compone lentamente sotto tutti punti di vista, senza tralasciare nulla”, ha concluso.