Si alzano gli argini per proteggere i ragazzi di fronte alla tv «gravemente nociva». Programmi violenti, non rispettosi dell’intelligenza e persino pornografici che rischiavano di essere liberalizzati finiscono adesso dentro compartimenti stagni (almeno sulla carta) che ospiteranno non soltanto la televisione brutale e a luci rosse, ma anche quella che legittima l’abuso di alcol e droghe o spinge al gioco d’azzardo.
Il giro di vite sulla peggiore tv arriva dal nuovo regolamento varato dall’Agcom che punta a «escludere i minori» dalla visione dei programmi che possono nuocere al «loro sviluppo». Palinsesti dietro ai quali si muove un business con cifre da primato, anche se chi fa affari con questi prodotti (da Sky e Mediaset a fornitori meno noti) nulla rivela sugli introiti in questo ambito.

Il provvedimento ha in gran parte recepito i suggerimenti del Consiglio nazionale degli utenti e, seppur con alcune lacune, non si è piegato al pressing dei grandi network impegnati intorno al tavolo dell’Authority a convincere l’Agcom ad allargare le maglie delle norme. A fianco dei rappresentanti degli spettatori è scesa la Rai che ha appoggiato l’idea di avere una tv meno vergognosa. In campo anche il Garante per l’infanzia. Certo, non mancano le carenze: dal dilemma sulla sicurezza dei decoder già entrati nelle famiglie italiane alla difficoltà di far valere le nuove tutele sulla tv via web.

Il regolamento entrerà in vigore ad agosto. Due sono i punti chiave: gli «argini» tecnologici per impedire agli under 18 di sintonizzarsi sui canali a rischio e la classificazione delle trasmissioni che devono essere inibite. Sul primo versante si è combattuta la battaglia più accesa. Il punto di partenza era che i programmi nocivi potessero essere visti solo su esplicita richiesta (e in generale a pagamento). Ma restava da definire come proteggere i ragazzi. La soluzione tecnica è quella del codice segreto che si inserisce sul decoder e che abilita alla visione. Le emittenti sono tornate più volte alla carica per consentire all’adulto di «disattivare stabilmente» il filtro elettronico che il testo chiama parental control. Un’eventualità che di fatto avrebbe lasciato i ragazzi esposti alla tv più pericolosa, pur di evitare ai maggiorenni l’onere di inserire ogni volta la password. Ed era proprio a questa «deriva» che guardavano le stazioni: l’intento era facilitare la visione abbattendo il paletto più solido.
L’ipotesi sostenuta dalle televisioni è stata inserita nella bozza dello scorso dicembre nonostante il parete contrario del Consiglio nazionale degli utenti. Poi a gennaio è stata accantonata. Ma il 27 marzo gli operatori tv sono tornati all’attacco. Alla fine il patto fra le associazioni degli spettatori e la televisione di Stato ha evitato che il parental control potesse essere disattivato, come ora prescrive il regolamento.

Altro tema è stato l’insieme dei programmi da inserire fra quelli «gravemente nocivi». Assodato che fanno parte della categoria le trasmissioni pornografiche vietate ai minori di 18 anni e quelle con «violenza gratuita, insistita o efferata», il dibattito al tavolo dell’Agcom ha permesso di ampliare la forbice. Sono considerate dannose le trasmissioni che intaccano i «diritti fondamentali» e l’«incolumità della persona». Qui rientrano sia gli incitamenti all’odio, sia le scene che «esaltano», «legittimano», «invitano» o offrono una «palese approvazione» del ricorso a pratiche che creano dipendenza. Non solo alcol e stupefacenti, ma anche il gioco d’azzardo che, nota l’Authority, è «una delle nuove e pericolose dipendenze alle quali i minori sono esposti».
Il regolamento ha, però, alcune ombre. Le norme valgono per chi fornisce «servizi di media audiovisivi», quindi anche per Internet. E il provvedimento stabilisce che il filtro elettronico sia previsto persino nei «siti web» che mandano in onda video. Una previsione difficilmente realizzabile nel pianeta «selvaggio» dell’online.
Altro nodo scoperto è l’effettivo stop ai programmi nocivi con i ricevitori già istallati che non includono il parental control con l’obbligo del pin e che quindi aggirano il richiamo del regolamento alla password. Ecco perché l’Agcom ha imposto alle tv di promuovere «adeguate campagne informative» che facciano conoscere «la necessità di impostare un codice segreto» per salvare i ragazzi dai palinsesti a rischio. Accadrà davvero? Sarà la soluzione?

E, comunque, resta aperto un altro fronte: quello scaturito dalla cancellazione del divieto di trasmettere programmi inadatti ai minori di 14 anni durante la giornata, invece di relegarli soltanto fra le 22.30 e le 7. Una riserva a difesa dei più piccoli che dalla scorsa estate può essere abbattuta se i televisori possiedono gli «accorgimenti tecnici» che bloccano la visione di film e rubriche inadatti. E oggi gli schermi digitali li hanno, seppur nella versione del parental control che, secondo la riforma voluta dal precedente Governo e Parlamento, diventa un’alternativa alle fasce protette

Giacomo Gambassi da www.avvenire.it