La storia raccontata da Repubblica ha il gusto di una forzatura pubblicitaria

Un articolone di tre pagine, su Repubblica dell’8 settembre, ci spiega che Claudia, quindicenne napoletana nata quando la madre aveva cinquantasei anni, considera con orgoglio la propria storia di “figlia della scienza e della forza di volontà di Maria” (la mamma, appunto). Anche di un’ovodonazione, a dire il vero, (per quello che vale il termine “donazione” in questi casi), anche se tutti, protagonisti e articolista, lo considerano un particolare del tutto irrilevante. Domanda: come si pensava dovesse reagire, un’adolescente con ogni evidenza abituata fin da piccolissima a dover giustificare una mamma che può essere abbondantemente sua nonna, e che mai l’avrebbe potuta partorire senza il famoso contibuto della “scienza” (e di un’altra donna, della quale è figlia genetica)? Lo spot apparecchiato da Repubblica ha il gusto sgradevole di una forzatura pubblicitaria. Troppa melassa e troppi “tutto bene, tutto perfetto, che problema c’è?”, per funzionare davvero. La ragazzina nata per forza, perché andava compensato un terribile lutto (la precedente morte del figlio unico della donna), fa benissimo a rivendicare la propria normalità e felicità. Non sarebbe né possibile né giusto pretendere da lei qualcosa di diverso dall’amore per quella mamma così volitiva e per la propria storia, così com’è. Ma di scienza vera, e umana, in tutta la vicenda ne vediamo davvero poca. Praticamente niente.

Nicoletta Tiliacos