di Antonino Zichichi

L’evoluzionismo sostiene che nel DNA avvengono di continuo mutazioni accidentali. Il genetista James Shapiro ricorda invece che le mutazioni del DNA, la “scrittura della vita” … sono rarissime. (…) Di fatto, il DNA è la struttura più stabile dell’universo. Nei secoli, le lapidi egizie di granito diventano illeggibili; il DNA, fatto di proteine, si riproduce sempre uguale, opponendosi in modo attivo al degrado di tutte le cose. (…)

Le sole mutazioni frequenti sono provocate dall’uomo su animali di laboratorio, con radiazioni nucleari o con agenti chimici, che sconvolgono brutalmente la struttura del DNA.
E’ il caso del moscerino della frutta (Drosophila Melanogaster), l’insetto preferito dai genetisti perché produce una generazione nuova ogni mese. Studiato da 80 anni in tutti i laboratori del pianeta, il moscerino è stato costretto a subire milioni di mutazioni. Tutte, nessuna esclusa, diminuiscono la sua attitudine alla vita (mancanza di occhi, di ali, di zampe); gli animaletti mutanti possono vivere solo in laboratorio, grazie alle cure degli sperimentatori; in natura sarebbero morti prima di trasmettere il loro patrimonio genetico ai discendenti. Meno che mai la drosofila ha dato luogo ad altra specie.
Tutto ciò induce una nuova generazione di scienziati a sostenere, ormai apertamente, che gli esseri viventi sono il frutto di una “progettazione intelligente” (intelligent design). “è una teoria pienamente scientifica che formuliamo come tale”, ha scritto William Dembski, logico-matematico della Notre Dame University. Perché? Perché troppi apparati delle creature viventi presentano una complessità irriducibile, risponde Michael Behe, biochimico della Leighton University.
Come esempio di “complessità irriducibile”, Behe porta il caso della trappola per topi. Costituita di cinque pezzi – una molla, la fagliela, il gancetto che tiene la tagliola in posizione, l’esca, la tavoletta su cui il tutto è inchiodato – è una macchina molto semplice. Ma la sua semplicità “non può essere ridotta”. Se manca un solo pezzo, non è che la trappola funzioni meno bene; non funziona affatto.
Dunque, non può essersi formata a poco a poco, con aggiunte e miglioramenti; la trappola è stata progettata fin dall’inizio così.
Molti apparati di esseri viventi sono ugualmente “irriducibili”. Non funzionano se mancano anche solo di un componente.
La lingua del picchio è una “complessità irriducibile”.
Il noto uccellino ha una lingua lunga 15 centimetri, quanto il suo corpo. Dove la tiene? La tiene arrotolata attorno al cranio, come una fionda. La cosa stupefacente è che la lingua parte dal becco all’indietro, gira attorno al cranio e ritorna al becco dalla parte opposta. Ora, non è possibile che una lingua così straordinaria si sia “evoluta” per gradi.
Il solo fatto che sia rivolta all’indietro avrebbe reso impossibile la nutrizione a generazioni di progenitori del picchio, finché l’apparato non avesse raggiunto la necessaria lunghezza. Altro caso: il limulo, una specie di granchio corazzato che vive sulle coste dell’Atlantico. Essere “primitivo”, cugino degli antichissimi trilobiliti (estinti da milioni di anni), è considerato un fossile vivente, presente in strati fossili da 300 milioni di anni (e sempre uguale). Di recente s’è scoperto che gli occhi del limulo, di notte, aumentano il loro potere visivo di un milione di volte. Non sono affatto occhi “primitivi”. Al contrario: sono più sofisticati degli apparecchi elettronici a visione notturna usati per scopi militari. Ciò che vediamo in natura è uno scoppio di fantasia progettistica. Anche l’evoluzione dell’Uomo è in discussione. L’albero genealogico fornitoci dagli evoluzionisti viene sconvolto da sempre nuove scoperte. (…)
L’uomo di Neanderthal, estintosi “solo” 25 mila anni fa (già esisteva l’uomo moderno), non solo ha perso il posto di nostro “antenato”, ma anche quello di parente collaterale. Due studi recenti hanno ricavato il DNA del Neanderthal: è cosi diverso dal nostro, che le due specie non potevano unirsi ed avere prole (…). Nel novembre 1999, l’autorevole rivista National Geographic ha pubblicato in pompa magna la foto di una lastra minerale dove si vedeva un dinosauro con ali e piume: “è la prova che gli uccelli si sono evoluti da questi antichi rettili”, ha esultato il biologo Barry A. Palevitz nell’articolo che accompagnava la scoperta. Subito dopo, s’è appurato che “il fossile” era un falso, composto da due fossili diversi (un uccello e un sauro) incollati assieme, opera dei contadini cinesi della zona di Liaoning, che sfruttano e vendono (sul mercato nero) i fossili di un giacimento locale. Uno “scandalo” molto chiacchierato in Usa. Piero Angela non ce lo ha raccontato. Diciamo subito che la Teoria dell’Evoluzione Biologica della specie umana non è Scienza galileiana. Essa pretende di andare molto al di là dei fatti accertati (…). Una teoria con anelli mancanti, sviluppi miracolosi, inspiegabili estinzioni, improvvise scomparse non è Scienza galileiana. (…) Se l’uomo dei nostri tempi avesse una cultura veramente moderna, dovrebbe sapere che la teoria evoluzionistica non fa parte della Scienza galileiana. A essa mancano i due pilastri che hanno permesso la grande svolta del milleseicento: la riproducibilità e il rigore.
Insomma, mettere in discussione l’esistenza di Dio, sulla base di quanto gli evoluzionisti hanno fino a oggi scoperto, non ha nulla a che fare con la Scienza. Con l’oscurantismo moderno, si”.

Antonino Zichichi
da Perché io credo in Colui che ha fatto il mondo (ed. Il Saggiatore)