di Domenico Bonvegna

Continuo il racconto sul disastro scolastico italiano, ricordo che mi sto avvalendo dell’ottimo pamphlet di Mario Giordano, 5 in condotta, edito nel 2009 da Mondadori.

Accettando il consiglio di un amico mi sforzerò di essere sintetico nell’esporre gli argomenti. Partiamo dalla scuola dei professori: meravigliosi, eroici, appassionati, generosi, straordinari professori. Come in ogni professione ci sono quelli che si impegnano, altri che si impegnano meno. Certo su internet abbondano filmati dove il prof non fa una bella figura: “impazzano i video dei prof pazzi”, scrive Giordano. “Hai un bel ripetere che la maggior parte degli insegnanti farebbe follie solo per Dante e Ariosto(…)Basta il prof Sciabolino, mascherato come uno zorro della Tiburtina, a distruggere tutto. Pochi secondi di YouTube travolgono un’intera categoria”. Giordano fa riferimento a quell’insegnante (si fa per dire) di Italiano di un istituto alberghiero che si presenta in aula vestito da donna. Purtroppo, scrive Giordano, non è l’unico caso clinico assurto a dignità di cattedra, ce ne sono altri, saranno una minoranza, ma finiscono per travolgere la maggioranza silenziosa degli insegnanti normali.

Ma come si fa a distinguere nella scuola chi fa bene il suo mestiere e chi no, Mario Giordano auspica di dare i voti agli insegnanti, così come si fa con gli studenti. Anche se è consapevole che a scuola non si può cacciare nessuno, nemmeno chi ruba o molesta i bambini. Il libro di Giordano è ricco di episodi eclatanti, di casi di insegnanti che certamente meriterebbero sanzioni pesanti, anche penali.

Pertanto, Giordano fa riferimento alla bassa percentuale di insegnanti laureati; per insegnare matematica solo il 17% è laureato. Inoltre, gli insegnanti sono troppo vecchi, 1 insegnante su 2 ha oltre 50 anni, bassa la percentuale dei giovani. E poi siamo il Paese dei 300. 000 mila precari. Nessun Paese d’Europa ha mai creato un mostro simile. Ci sono casi dove si arriva alla pensione da precari. Giordano è abbastanza pesante sul sistema di selezione dei prof, ai primi posti delle graduatorie spesso non si trovano i docenti più meritevoli, come capita in tutto il mondo civilizzato, per il docente italiano conta di più l’anzianità e il tenere famiglia. Sostanzialmente, si premiamo gli anziani e chi tiene famiglia.

Ma il carrozzone degli insegnanti per Giordano, non è soltanto pletorico e sovraffollato, è anche squilibrato: in pratica ci sono troppe donne. Alle elementari le maestre rappresentano il 95, 4 per cento del totale (nel 1973 erano l’83 per cento). In nessun altro Paese la percentuale è così alta. La situazione non migliora alla scuola media e nemmeno alle superiori. “Un eccesso di femminilizzazione non va bene, perché i ragazzi hanno bisogno di entrambi i riferimenti. Il modello maschile (spesso già assente in famiglia) non può mancare totalmente a scuola. Alle Medie, poi, il fenomeno diventa devastante: ragazzini in pieno sviluppo preadolescenziale si trovano in cattedra donne che sono troppo simili alle loro madri, hanno gli stessi toni, gli stessi nervosismi, e fanno le stesse raccomandazioni”.In sostanza, i conflitti domestici, si traferiscono in aula, “creando classi che a volte sono più ingestibili di una ciurma di pirati”.

Tra l’altro, esiste tra gli insegnanti un fenomeno, forse sottovalutato, che è quello del crollo psicofisico, della depressione, dell’ipertensione e dei disturbi cardiocircolatori. L’Asl di Milano ha calcolato su un periodo di dieci anni, l’incidenza delle patologie psichiatriche è pari al 49, 8 per cento fra gli insegnanti contro il 37, 6 per cento degli impiegati e il 16, 9 per cento degli operai. “Oggi il mestiere di maestro– spiegano gli esperti – è il più usurante dal punto di vista psichiatrico”. Chissà se il ministro Fornero e i suoi amici tecnocrati sono al corrente di questi dati, invece di sostenere che a 42 anni di contributi, si lascia il lavoro prima.

Poi c’è il problema della distribuzione geografica degli insegnanti, la maggioranza proviene dal Sud, questo crea notevoli problemi, sui trasferimenti e sulle continue cattedre che cambiano titolare. Allora gli insegnanti sono troppi, troppe donne, troppi anziani, troppo depressi e mal distribuiti, infine, gli insegnanti hanno uno stipendio troppo basso. Per Giordano questa situazione è il frutto di quel principio dell’appiattimento egualitaristico a ogni principio meritocratico, che ha prodotto una scuola simile ad un ammortizzatore sociale, quasi un surrogato del sussidio di disoccupazione, un’alternativa ai lavori socialmente utili.

I risultati non potevano che essere questi: gli insegnati lavorano meno ma guadagnano anche meno, rispetto ai loro colleghi stranieri. Abbiamo gli stipendi più bassi, per anni la retribuzione degli insegnanti cresce al passo della lumaca, e non si può fare nulla per accelerarla, del resto un insegnante non fa carriera, nasce e muore insegnante. Il libro di Giordano ricorda che il 97 per cento del bilancio dell’istruzione serve per pagare gli stipendi, una somma enorme, che non può essere distribuita in premi, incentivi, riconoscimenti per chi merito di più. Tutti prendono gli stessi stipendi, non c’è differenza: se hai le classi di 30 studenti o la meta, non fa niente se poi a casa devi correggere i compiti e prove scritte, il tuo stipendio e uguale ad altri insegnamenti (vedi educazione fisica) Secondo Giordano questo è un egualitarismo folle, un’isola infelice di similcomunismo, che ha inevitabilmente effetti devastanti, infatti la scuola è ormai allo sfascio.

Nel IV capitolo Giordano affronta il problema della burocrazia, la scuola sembra un’istituzione che ha venduto la sua anima alle circolari. Ormai a scuola siamo giunti a due circolari per ogni giorno di scuola, con un linguaggio burocratese, che fa venire il mal di testa, secondo Giordano. Ma ne riparliamo alla prossima puntata, ho promesso di essere sintetico. E soprattutto, essendo insegnante, spero di non essere incappato in qualche strafalcione, ogni tanto qualche dubbio mi assale.