di Domenico Bonvegna

Non c’è titolo migliore, infatti, il disastro di Giampilieri e Scaletta Zanclea, dopo aver dato una buona parte di colpa alla natura matrigna (troppa pioggia, le frane secondo il prof Franco Battaglia difficilmente si possono evitare, anche se una buona pianificazione territoriale può evitare i disastri) quella che spetta agli uomini non si può che addossarla a tutti, amministratori locali, nazionali, cittadini residenti e non, uomini e donne della Riviera Jonica, tutti, Il Giornale, titolava: la strage della vergogna. Ed è vero, adesso tutti sapevano e vengono a fare la morale, scrive il quotidiano online Imgpress ( www.imgpress.it ) dell’amico Roberto Gugliotta, “Il sacco edilizio di Messina ha precisi responsabili che grazie alle coperture e complicità di cui godono tutt’ora non hanno mai pagato in Tribunale per le loro colpe. E che vengano oggi certi inviati nazionali a farci la morale – dopo che hanno omesso per anni di scrivere su talune vicende giudiziarie per non avere problemi – non fa che farci indignare ancora di più: tenetevi i vostri trenta denari di Giuda e non parlate ai messinesi onesti che combattono ogni giorno in trincea, di etica e morale.

Per il sito messinese le colpe sono da distribuire equamente tra le classi dirigenti messinesi di destra e di sinistra (ammesso che ce ne siano) , da una parte e dall’altra, gli stessi metodi di complicità urbana, le stesse disposizioni per la difesa di un’area della città. Credete forse che il pericolo ambientale sia solo nei luoghi dell’odierno disastro? Si chiede Imgpress No! C’è una intera città che è a rischio frana, stadio San Filippo compreso, ma sembra che non interessi molto… Ci sono colline saccheggiate da colate di cemento(…).

E Wwf -Messina chiede di tenere sotto monitoraggio la città che sorge alle pendici dei Monti Peloritani e tutte le strade perpendicolari al mare sono fiumare coperte trasformate in strade “a rischio”, che ripetutamente hanno ceduto. Si tratta del torrente Boccetta, del torrente Trapani, del torrente Annunziata, diventati nient’altro che viale Boccetta, viale Trapani, viale Annunziata. Nelle fiumare e accanto ad esse sono sorti edifici o interi quartieri per centinaia di migliaia di metri cubi. Ben due scuole sono nelle fiumare, una di queste ha subito l’alluvione del 1996. Laddove non è costruito, gran parte delle fiumare sono occupate da discariche a cielo aperto. Quindi è a rischio lo stesso capoluogo.

E’ vero c’è tanta rabbia, assistere impassibili alla morte di decine e decine di poveretti con l’unica colpa di abitare in quel disgraziato vadduni, non può lasciarci indifferenti. Anche in questa circostanza si è sentita la frase: “non è il momento di fare polemiche”, invece le polemiche, le riflessioni, le critiche bisogna farle eccome. E’ assurdo e vergognoso quello che è successo nel 2009 in un lembo del nostro Paese, pensate a Scaletta per salvare la gente è stato necessario far arrivare i gommoni nella spiaggia e le motovedette della Guardia Costiera, non c’erano altre soluzioni, siamo ritornati a 101 anni fa, al tempo del terremoto di Messina, come allora i soccorsi giungono dal mare.

L’ho sempre pensato che la Riviera Jonica ha poche possibilità di evacuazione, due sono le arterie stradali, l’A18 e la Statale 114 e poi la ferrovia se si può chiamare così, qualche anno fa sotto Taormina un treno stava finendo in mare, grazie alla bravura del macchinista non è successo un disastro. Nelle prime ore i mezzi della Protezione Civile hanno avuto grosse difficoltà, addirittura neanche gli elicotteri potevano intervenire, per via dei cavi elettrici non segnalati. Il prefetto Francesco Alecci ha detto: c’è solo una strada e non c’è nemmeno un punto dove fare atterrare l’elicottero, vecchi e bambini abbiamo dovuto trasferirli calando il verricello”.

Con il disastro di questi giorni, la nostra Provincia e in particolare la Riviera Jonica è giunta all’epilogo, dopo tante “vergogne”questa è quella che l’affossa definitivamente.

La domanda è d’obbligo, ma in questi decenni, i politici, gli uomini di cultura, il giornalismo dove sono stati? E non mi si dica sempre che la colpa è di Roma, della Lega, del Governo nazionale, che non manda i soldi. E ora di finirla con i piagnistei, sarebbe il momento di prenderci un po’ tutti le proprie responsabilità, amministratori e amministrati.

Quando arriva Guido Bertolaso giustamente la prima cosa che dice, é come mai queste case sono state costruite qui, è spontaneo chiederselo, non può prendersela con il tempo. Il sindaco di Scaletta non sa fare altro che scagliarsi contro il sottosegretario, arrampicandosi sugli specchi. Sono state patetiche le sue risposte a Giletti all’ Arena durante la trasmissione di Domenica In. Tra l’altro il sottosegretario non è un tipo fazioso, non è neanche un politico, ha sempre dimostrato abnegazione e impegno per il bene comune. Quando Bertolaso sostiene che bisogna fare meno sagre e salsicciate, non mi sembra che abbia tutti i torti. La natura non uccide – ha detto Bertolaso – è l’uomo la causa dei morti. Finiamola di attribuire le colpe sempre sugli altri, facciamo autocritica una buona volta, collaboriamo, non pensiamo sempre a noi stessi.

Capita come ha scritto un visitatore del sito Furcisiculo. net che i nostri amministratori locali sperano nel maltempo affinché dopo si possa dichiarare lo stato di calamità naturale così arrivavano “i picciuli”.

Scrive bene Davide Giacalone, nel fango di Messina sprofonda l’Italia istituzionale, ma anche quella civile. Si misurano le colpe della politica, ma anche quelle dei cittadini (…)Costruire una casa sul letto di un fiume, metterla a valle di una montagna che può venire giù, non è solo abusivismo, è follia. Chi lo ha fatto ha violato le leggi, certo, ma lo ha fatto sentendosi furbo, immaginandosi dinamicamente capace di cogliere un’occasione, di approfittare dell’inerzia pubblica. Ora che le case si sono sbriciolate s’invoca la presenza dello Stato, ma lo Stato, se fosse stato presente, avrebbe dovuto demolirle, quelle case, non metterle in sicurezza. Carlo Lottieri in un interessante servizio scrive: A chi costruisce in maniera oscena, e quindi mette a rischio la vita altrui, non dovrebbe essere permesso di poter nascondersi dietro a un’autorizzazione o una variante del piano regolatore, perché ogni proprietario dovrebbe poter facilmente agire in giudizio contro di lui per vedere garantiti i propri diritti. ( C. Lottieri, Dietro la tragedia messinese, il declino della proprietà e quindi lo sfascio del territorio, legnostorto 6. 10. 09)

Poniamo una semplice domanda quante speranze d’essere eletto ha chi, in quelle terre come in tanta parte d’Italia, si proponga di far rispettare la legge, di combattere l’abusivismo, di fermare gli abusivi? La risposta è: nessuna (…)I voti se li contenderanno quelli che difenderanno gli abusivi perché interpreti di una certa libertà personale, e quelli che li difenderanno perché si deve andare incontro a chi ha bisogno di un tetto, alle famiglie che hanno trovato una sistemazione. Saranno eletti i migliori rappresentanti di questo egoismo diffuso, sarà scelta una classe politica che somiglia terribilmente al volto abusivo della cittadinanza.

E poi come capita spesso gli abusivi, ad un certo punto, cessano di essere tali, approfittando di un qualche condono. Si sana la parte amministrativa, si mettono a posto le carte bollate. Ma che succede, se piove? Viene giù tutto. Come era già successo e come succederà ancora, qui come ovunque ci si è sentiti furbi nel violare le regole e le leggi.