E’ la dichiarazione-shock del Gran muftì, massima autorità religiosa dell’Arabia Saudita, in risposta a una ong kuwaitiana

MAURO PIANTA da Vatican Insider

Le chiese nella penisola araba? Vanno distrutte. Tutte. Parola del Gran muftì, Sheikh Abdul Aziz bin Abdullah, massima autorità dell’Arabia Saudita, che si è espresso in questi termini rispondendo a un’organizzazione non governativa kuwaitiana, la Society of the Revival of Islamic Heritage.

La delegazione, come riferisce l’agenzia missionaria AsiaNews, voleva un chiarimento – sulla base della legge islamica – a proposito della proposta avanzata da un parlamentare del Kuwait, proposta tesa a vietare la costruzione di nuove chiese nel Paese. Ipotesi respinta dal Parlamento.

La risposta del Gran muftì, che è anche a capo del saudita Supreme Council of Islamic Scholars, il Consiglio supremo degli studiosi islamici, ha chiamato in causa Maometto secondo il quale la Penisola arabica deve vivere sotto una sola religione. Conclusione del Gran muftì: distruggiamo le chiese presenti sul territorio.

La risposta della massima autorità religiosa dell’Arabia saudita – dove non esiste alcuna chiesa, malgrado ci siano almeno un milione di cristiani – ha superato la stessa proposta del parlamentare kuwaitiano, Osama al-Munawar, per il quale le chiese esistenti potevano restare, ma andava vietata la costruzione di nuovi edifici di religioni diverse da quella musulmana.

L’affermazione del Gran muftì saudita è stata accolta con preoccupazione dai cristiani che vivono nei Paesi arabi e ha suscitato reazioni nei media del Medio Oriente. Nella vecchia Europa, invece, è stata praticamente ignorata. Un omaggio al galateo dell’ecumenismo?