di Domenico Ferrara
L’ultima tragedia del bullismo: ragazza inglese si impicca in casa perché era tormentata dalle compagne  gelose del suo aspetto. Meloni: “Il dolore nascosto dei giovani che soffrono più dei loro genitori”

Londra – Capelli biondi, occhi grandi e intensi, viso ben truccato, labbra luccicanti. L’unica «colpa» di Poppy Bracey, tredicenne di Manchester, era quella di essere bella. E per la sua bellezza era stata presa di mira dalla gelosia delle compagne di classe della Lowton High School di Leigh. Forse volevano essere come lei, forse non riuscivano a sopportare la concorrenza della coetanea nella conquista dei ragazzini, forse non potevano reggere il confronto con madre natura. E così avrebbero scagliato la loro invidia contro Poppy, giorno dopo giorno. Le cause che hanno condotto la tredicenne a impugnare la cravatta della divisa scolastica e ad attorcigliarla intorno al collo sono al vaglio degli inquirenti. L’ipotesi più accreditata è che la teenager sia stata vittima di bullismo. L’ennesima vittima, delle bulle però. Poppy si è impiccata nella sua camera da letto a casa dei genitori adottivi una volta rientrata da scuola. È stata trovata priva di sensi, inutile la corsa verso l’ospedale. Il preside della Lowton High School, John Shanahan, la ricorda «vivace, socievole e popolare sia tra gli studenti sia tra gli insegnanti». In un comunicato apparso sul sito web dell’istituto si legge: «La felicità dei nostri studenti è un elemento centrale». Poppy, però, non era felice. All’apparenza, aveva tutti i motivi per esserlo. Era nel pieno della giovinezza, andava bene a scuola, era carina. Eppure, c’era qualcosa che non è riuscita a sopportare e che l’ha portata a compiere un gesto così estremo. Forse, e paradossalmente, il non essere accettata perché troppo bella.

«È triste vedere che la tua morte è stata causata da un branco di persone patetiche, che prendevano in giro te solo per sentirsi meglio con loro stessi», «È una vergogna, eri una ragazza splendida. Cosa può averti ucciso, se non l’invidia?». Sono solo alcuni delle centinaia di messaggi apparsi sul web, firmati da amici e conoscenti di Poppy. Tutti arrabbiati con chi la prendeva di mira. «La tragica morte di Poppy – ha commentato la presidente dell’associazione antibullismo “Beatbullying” – sottolinea ancora una volta l’impatto devastante che il bullismo può avere sui giovani». Non solo maschi ma, sempre più spesso, anche ragazze. Per aiutare le vittime, l’associazione ha lanciato una help line che, in solo un anno, ha ricevuto richieste di aiuto da parte di duecentomila giovani. Duecentomila vittime di bullismo.


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