Nodi già presenti sul tavolo parlamentare, chance per il dialogo
di Carlo Casini *
Tratto da Avvenire del 31 agosto 2010

Sul rap­porto tra politica e «valori non negoziabili», Avvenire ha già riportato nei giorni scorsi alcune dichiarazioni di personalità politiche di diversa appartenenza che meritano e stimolano l’approfondimento.

In che modo, e con quali contenuti, il governo riproporrà l’agenda bioetica promessa dal ministro Sacconi? Tra i cinque punti indicati dal presidente Berlusconi, infatti, la «bioetica» esplicitamente non c’è. Ma autorevoli voci di governo e maggioranza l’hanno posta tra le questioni non eludibili. E altrettanto autorevoli esponenti delle diverse opposizioni hanno confermato la correttezza di questa impostazione. Con un po’ di rigore logico e di ottimismo politico, poi, la si potrebbe far rientrare nel capitolo dedicato alla giustizia che, ovviamente, chiama in causa in primis la lungaggine dei processi e l’incerto confine tra giurisdizione e politica, ma che è molto più gravemente ferita dal fatto che quotidianamente è calpestato il principio di uguaglianza e il diritto alla vita dei più poveri e deboli tra gli esseri umani.

Per uscire dal generico, bisogna ricordare che tre questioni sono già sul tavolo parlamentare e su queste sarebbe bene conoscere la posizione del governo: la proposta di modifica l’articolo 1 del Codice civile per riconoscere la capacità giuridica a ogni essere umano fin dal concepimento; la legge sul «fine vita», la riforma dei consultori familiari.

1) Questa, dal mio punto di vista, è la sfida più importante, perché porterebbe a compimento normativo il principio di uguaglianza e costituirebbe il presupposto di una politica di concreta difesa della vita nascente anche in un sistema di depenalizzazione dell’aborto. È il caso di ricordare che la proposta è stata presentata alla Camera e al Senato da Udc e Pdl. Ed è altresì doveroso ricordare anche l’impegno assunto dal presidente Berlusconi di appoggiare la «moratoria sull’aborto» lanciata a suo tempo da Giuliano Ferrara di cui la modifica dell’articolo 1 rappresenterebbe la concreta attuazione in Italia.

2) Anche sulla normativa in materia di «fine vita» non c’è davvero da perdere più tempo, visto che dopo la morte di Eluana (9 febbraio 2009) una vasta maggioranza parlamentare manifestò il proposito di impedire il ripetersi di eventi così tragici attraverso una legge «dirimente» di cui si promise l’approvazione in tempi brevissimi: si parlò addirittura di tre giorni, poi divenuti tre settimane, quindi mesi… È passato oltre un anno e mezzo, e dopo l’intenso lavoro svolto al Senato la legge è ferma alla Camera e attende il via libera.

3) Sui consultori, infine, è pendente in Parlamento (con la prima firma dell’onorevole Santolini) una proposta di riforma elaborata lungamente dal Forum delle associazioni familiari e dal Movimento per la vita: se non si vuole o non si può modificare la legge 194 sull’aborto, almeno si affermi che lo Stato sceglie di collocarsi comunque dalla parte della vita e che i consultori sono i presìdi che realizzano in modo concreto e non equivoco un tale intenzione della collettività.

Oggi torno a chiedermi: devono giocare un ruolo tali concrete questioni nella valutazione sull’opportunità di dare senso e concretezza alla seconda parte dell’attuale legislatura?

Devono o no contribuire a costruire, qui e ora, dialogo e, domani, anche progetti comuni e alleanze?

* Presidente del Movimento per la vita