Tratto dalla newsletter dell’agenzia Corrispondenza Romana il 9 luglio 2011

La realtà sta ormai superando la fantasia e gli scenari più macabri ed inquietanti non sono il frutto dell’immaginazione perversa degli ideatori di film horror ma veri accadimenti.

Uno studio condotto da un gruppo di medici belgi ha stabilito che i pazienti deceduti per eutanasia sono donatori ideali di organi, soprattutto di polmoni; sulla base di quanto riportato nel rapporto, dati alla mano, tre pazienti su quattro di coloro a cui sono stati trapiantati polmoni provenienti da donatori eutanasizzati hanno avuto un eccellente e rapido decorso post impianto. Tutti i pazienti a cui sono stati prelevati gli organi avevano dato il loro consenso all’eutanasia pur non trovandosi in stato terminale: uno soffriva di un insostenibile disordine mentale, gli altri due di una debilitante malattia benigna.

Il giorno stabilito sono stati condotti nella sala adiacente quella dei trapianti ed ivi “terminati” con particolari accorgimenti (è stato somministrato loro un farmaco anticoagulante prima del cocktail mortale di medicinali), dichiarati morti sulla base di criteri stabiliti dalla legge belga, intubati e posizionati sul tavolo operatorio pronti per essere depredati dei preziosi organi.

Secondo un rapporto stilato dalla Canadian Medical Association il 20% degli infermieri intervistati ha partecipato ad interventi eutanasici e circa la metà di loro ha ammesso di aver partecipato a tali operazioni senza il consenso esplicito del paziente. Prelevare organi da pazienti non consenzienti è solo questione di tempo, afferma il dottor Saunders, dato che già ora la metà dei casi di eutanasia in Belgio avvengono senza la volontà espressa del malato (“La Bussola Quotidiana”, 23 giugno 2011). L’evoluzione del male e l’utilizzo di nuovi strumenti di morte non è casuale ma la logica conseguenza di norme giuridiche e di concezioni filosofiche dell’uomo e del suo essere nel mondo che sono il frutto di una società che nega l’esistenza di un Essere Superiore e, conseguentemente, di uno statuto giuridico (il diritto naturale) che precede la fondazione stessa dello Stato. Di conseguenza, in assenza di un ordine universale riconosciuto, è naturale pensare la vita e legiferare secondo un falso ordine basato sulla sostanziale inutilità dell’esistenza umana, spogliata di qualsiasi prospettiva soprannaturale. Se l’uomo è destinato a scomparire nel nulla da dove è venuto, tutte le carte si giocano nel limitato lasso di tempo della sua esistenza terrena; cosicché, la sofferenza e la malattia invalidante diventano degli insopportabili fardelli che è perfettamente inutile portare avanti, anche perché costituiscono degli ostacoli per chi invece può ancora avere la chance di godersi la vita. La legge del più forte, dunque, diventa il vero e unico criterio di riferimento di una umanità depressa e spiritualmente annichilita.

Il business dei trapianti d’organo, ormai acriticamente accettato da tutti come il livello più alto di altruismo e gratuita donazione di sé raggiunto dall’uomo della modernità, si inquadra perfettamente nell’epoca in cui viviamo: la morte di colui che si auto-elimina o viene eliminato acquisisce senso e dignità nel momento in cui è utile a qualcun altro. La mancanza di senso, infatti, colpisce l’uomo in tutte le fasi della sua esistenza, tanto che ancor più terrificante del vivere senza alcuna prospettiva e senza poter lasciare alcuna traccia è il morire. Non sorprende, dunque, la facilità con cui le persone danno il loro assenso a donare gli organi vitali e non sorprende nemmeno che la materia prima dei trapianti provenga in misura sempre maggiore dalle persone eutanasizzate; purtroppo non sorprende neppure il fatto che sempre con maggior frequenza si ricorrerà all’eutanasia senza il consenso del paziente o addirittura contro di esso. La strada del male è un abisso senza fondo. (Alfredo De Matteo)

CR 1199/01