di Maurizio Morabito

Come se nulla fosse, i “bei tempi” in cui i giornali erano tappezzati dalle dichiarazioni più fantasiose sul riscaldamento globale sembrano voler tornare. Come se nessuno avesse mai saputo delle marachelle ai centri di ricerca di qua e di là dell’Atlantico, con fior di scienziati impegnati a nascondere i propri dati e impedire ai colleghi che avessero opinioni non-catastrofiste dal pubblicare; come se non ci fosse mai stata la incredibile serie di omissioni, malinterpretazioni, errori madornali che ha portato l’ONU a stabilire una commissione d’inchiesta riguardo l’IPCC; come se il discorso fosse davvero quello ingenuamente presentato da un certo gruppo di scienziati anche in Italia, impegnati a dir loro a “difendere la Scienza” contro lo scetticismo senza il quale però di Scienza non si puo’ davvero parlare.

Dove sono questi stimati professori e opinionisti oggi che la Scienza davvero subisce un attacco, nella forma di improvvide e insensate dichiarazioni riguardo la “scomparsa” di un’isola contesa fra Bangladesh e India, dichiarazioni che non potranno che diminuire la reputazione della comunità scientifica? Con quasi assoluta certezza possiamo dire che stanno guardando dall’altra parte.

Stiamo parlando ovviamente dell’isola di New Moore, detta anche Talpatti del Sud, la quale “si è inabissata a causa del cambiamento climatico” (secondo quanto pubblicato dall’ANSA il 25 marzo alle 11:47). Continua sempre l’ANSA nella sezione ambiente: “Gli scienziati indiani hanno detto che l’affondamento dell’isola, disabitata e grande come Montecristo in Italia, sarebbe stato causato dall’aumento del livello del mare provocato dal riscaldamento terrestre, oltre che dall’erosione”.

Ne ha parlato anche La Stampa, riprendendo l’APCOM, nonostante il quotidiano torinese si pregi di una buonissima tradizione di giornalismo scientifico: “Clima. Acque sommergono isolotto conteso fra India e Bangladesh – Il global warming ‘risolve’ disputa territoriale durata 30 anni”.
E ci è cascato anche un distratto Il Giornale: “Golfo del Bengala: si innalza il mare e l’isola scompare – Era contesa da India e Bangladesh è sparita: a causare il fenomeno, assicurano gli esperti, sarebbero stati il cambiamento climatico e l’erosione che minaccia la sopravvivenza di molte altre piccole isole, tra cui gli atolli delle Maldive”.

Il riferimento ai cambiamenti climatici e al global warming è una palese e gigantesca stupidaggine. Come fare a esserne sicuri?

Intanto vediamo di cosa si tratta: Talpatti del Sud è (o era, e magari anche sarà) un’isola probabilmente formatasi nel 1970, quando il ciclone Bhola uccise 500mila persone in Bangladesh (un evento che porterà alla guerra civile e alla separazione dal Pakistan). Altri (ma il discorso non cambia di una virgola) dicono che si sia formata intorno al 1920, precisando però che ha cominciato a diminuire di dimensioni nel 1987.

Non ci vuole molto a fare due più due…così come si è formata improvvisamente in tempi così recenti, evidentemente Talpatti del Sud può anche scomparire altrettanto improvvisamente, senza che il cambiamento climatico c’entri in alcuna maniera.
Anche perché è un’isola formata non da rocce, ma dall’accumulazione di depositi fluviali (=sabbie e fanghi). E meno male che ne sappiamo un po’, visto che India e Bangladesh non si sono mai accordati sull’appartenenza di tale isola. Nel corso degli anni ora quella, ora questi hanno fatto proclami per reclamare un fazzoletto di sabbia (non per giocare con secchielli e palette, ma per poterne approfittare e stabilire diritti estrattivi nei fondali circostanti che si dicono ricchi di gas).

Nessuno è però mai riuscito a stabilire una base su quell’isola. Perché? Perché Talpatti del Sud non è mai stata abbastanza solida per farci alcunché.

Di nuovo dunque…perché meravigliarsi se è “scomparsa”?  Il che vuol solo dire che il punto più alto è adesso sotto il pelo dell’acqua. Le “isole” dove c’è un grandissimo delta fluviale vanno e vengono continuamente.

Interessante allora notare la tempistica della “notizia”. A leggere fra le righe, per esempio sul blog The Great Beyond della rivista Nature dove viene ripresa l’agenzia originale (dell’Associated Press, tristemente nota come fabbrica di sensazionalismi climatici), si capisce che non è successo assolutamente niente su Talpatti del Sud nel marzo 2010.

L’unica cosa da riportare è che un gruppo di scienziati del luogo ha stabilito che sia scomparsa dalle foto satellitari, negli anni passati.
Per i curiosi, l’applicazione Google Earth smette di mostrare Talpatti del Sud fra il 2002 e il 2008 (non che ci si possa fare troppo affidamento). E anche su Wikipedia (in inglese) si dice che è “emersa” nel 1970 e “scomparsa qualche tempo dopo” (non certo nelle settimane passate).

Chi invece fosse interessato a un’analisi più scientifica, può leggersi un blog del 2008 su World Climate Report, uno dei siti di origine più antica riguardo i cambiamenti climatici, dove si parla del lavoro di due scienziati dell’Istituto Nazionale di Oceanografia dell’India, che hanno stimato una media per l’aumento del livello del mare nella Baia del Bengala di 1.29mm all’anno. Visto che Talpatti del Sud era fino a 2m sopra il livello del mare, per farla scomparire ci sarebbero allora voluti circa 1500 anni.

A chi giova dunque tutta la disinformazione che speravamo definitivamente conclusa dopo gli svarioni e disastri del catastrofismo nel 2009-2010? Forse come dice il proverbio, il lupo cambioclimatista può perdere il pelo, ma non il vizio. E dunque l’esortazione a chi non voglia farsi affogare da un mare di panzane può solo essere: estote parati. Perché i catastroclimatisti ci riproveranno.

da Svipop.org