L’ex Premier inglese parla della sua conversione al Meeting di Rimini

RIMINI, venerdì, 28 agosto 2009 (ZENIT.org).- “Una società, per essere armoniosa, deve dare spazio alla fede”: è quanto ha affermato Tony Blair, ex Primo Ministro della Gran Bretagna dal 1997 al 2007, intervenuto giovedì al Meeting per l’amicizia fra i popoli in corso a Rimini.

L’artefice del New Labour ha conquistato subito il popolo ciellino, nell’incontro dal titolo “Persona, comunità e Stato”, raccontando la sua conversione al cattolicesimo e il suo impegno per la pace nel mondo e in particolare nel Medio Oriente.

“È un onore vedere il mio nome associato all’iniziativa di Comunione e Liberazione – ha detto di fronte a 15 mila persone –. Sono davvero dispiaciuto di non potervi parlare nella vostra bellissima lingua. Provo ad impararla da poco tempo, ma è difficile”.

L’ex Premier inglese, cresciuto nella Chiesa anglicana, è stato accolto nella Chiesa cattolica il 21 dicembre del 2007, durante una cerimonia privata, svoltasi presso la Sede arcivescovile di Westminster e presieduta dal Cardinale Cormac Murphy-O’Connor.

“Francamente è tutta ‘colpa’ di mia moglie”, ha detto Blair. “Con lei ho iniziato ad andare a messa. Ci piaceva andare insieme, a volte in una chiesa anglicana e altre volte in una cattolica”.

“Man mano che passava il tempo – ha continuato –, sentivo che la chiesa cattolica era la mia casa. E questo non solo per il suo magistero e per la sua dottrina, ma per la sua natura universale”.

Il fondatore della “Faith Foundation” ha poi citato in due passaggi l’ultima enciclica di Benedetto XVI dal titolo “Caritas in veritate”, che “merita la pena di essere letta e riletta. E’ un contrattacco al relativismo”.

Blair ha quindi sottolineato il messaggio al cuore del documento papale, che senza Dio l’uomo è smarrito, per dire che la fede è di vitale importanza per un mondo globalizzato come quello odierno.

L’ex Premier ha poi affermato che un mondo globalizzato, per non essere dominato dal potere, deve avere una forza di contrappeso che miri al bene comune.

In questo senso, ha spiegato che la Chiesa universale, che è un modello di istituzione globale, deve potersi misurare con le problematiche sollevate dalla globalizzazione.

Rispetto alle sfide poste da una società multiculturale, Blair ha riconosciuto che la globalizzazione offre la possibilità alle diverse popolazioni di incontrarsi, tuttavia ha avvertito sul pericolo “di perdere l’identità e non comprendere che gli obiettivi devono essere comuni”.

Occorre “rispettare le radici giudaico-cristiane dei Paesi dell’Europa. Inoltre è necessario chiedere rispetto per l’identità dei nostri Paesi, che si è formata nel corso dei millenni”.

Secondo Blair, il dovere dei credenti è di mostrare che la religione non è fonte di conflitti ma impegno per l’edificazione della giustizia.

“In questo modo, mostreremo il vero volto di Dio, che è amore e compassione”, ha detto.

“La fede non è una forma di superstizione, ma la Salvezza per l’uomo. Non è una fuga dalla vita. Fede e ragione sono alleate, non in opposizione. Fede e ragione si sostengono, si rafforzano, non in competizione”.

“Per questo la voce della Chiesa viene ascoltata, la voce della fede deve essere ascoltata. E’ questa la nostra missione per il sec. XXI”, ha detto.

Successivamente, l’ex Premier ha accennato alla questione del processo di pace in Medio Oriente ed ha assicurato che “Israele deve avere garantita la sua sicurezza e i palestinesi devono poter contare su uno Stato indipendente”.

Blair, che da anni lavora per comprensione tra le differenti religioni, ha quindi concluso il suo intervento affermando che “sarebbe un grande segno di riconciliazione e speranza se la Terra Santa fosse un luogo per la riconciliazione e la pace”.