2010-02-02 di ITALIA BRONTESI

BRESCIA —LA SPESA al supermercato, le medicine tanto più necessarie quando i figli sono piccoli, il cappotto, i libri di scuola. E il mutuo, quando si è appena comprata casa. È difficile arrivare a fine mese, quando in famiglia si è in tanti, ma anche quando i figli sono solo due. Come per Sergio Ventura, 41 anni, un bambini di 9 anni, una femminuccia di 5. «Lavoravo in una ditta di impianti telefonici, eravamo in 13, le cose hanno cominciato a non andare tanto bene, così io e due amici ce ne siamo andati e adesso abbiamo cominciato a fare da soli, manutenzione di impianti».
C’è il mutuo da pagare, le spese per la famiglia. «Prima si arrivava anche se tirati alla fine del mese, adesso si fa fatica ad arrivare al 20 senza le tasche vuote. Anche mia moglie ha cominciato a lavorare: pulizie o cose simili».

IN CASA CRUCITTI, sono in 10. La sveglia suona alle 5 e papà e mamma cominciano la giornata dividendosi i lavori di casa. Non potrebbe essere altrimenti visto che ogni giorno devono prendersi cura di 8 figli. Papà Antonello prepara la colazione per tutti, mamma Angela pensa a prepare i vestiti e tutto quel che occorre per la scuola. Tempo un’ora e la sveglia suona anche per i ragazzi, tre maschi e cinque femmine. Domenico, 13 anni, è il maggiore, Debora e Simona, due gemelline, le più piccole, 4 anni. I Crucitti sono una delle 490 famiglie numerose di Brescia, quelle che di figli ne hanno quattro o più e che in tutta la provincia sono 2.200. E avere tanti figli vuol dire pagare anche 90 euro al mese solo per l’energia elettrica, sopportare costi salati anche per le altre utenze. Eppoi sostenere spese che si moltiplicano per i figli che crescono e pagare l’affitto per una casa che non può essere mini-appartamento. Antonello e Angela Crucitti sono arrivati a Brescia tre anni fa dalla Calabria.

«PROBLEMI di lavoro e di salute e così ci siamo trasferiti al Nord», raccontano. Lui 41 anni, insegnante con un contratto a tempo determinato in un centro professionale; 36 anni, impiegata come collaboratrice scolastica in un istituto di Borgosatollo lei. Per loro avere tanti figli è stata una scelta: «Certo, con due stipendi che non sono alti è dura, ma ringraziamo il Signore perché non ci manca niente. Da vent’anni facciamo un cammino neocatecumenale, la fede aiuta tantissimo». I due figli più grandi, 13 e 12 anni, vanno a scuola a piedi, ad accompagnare gli altri ci pensa il padre che li carica tutti su un furgoncino, un’auto non basterebbe.

I CRUCITTI hanno trovato un appartamento a Sanpolino, il nuovo quartiere ad edi-lizia agevolata nella periferia sud-est della città: centro metri quadrati, affitto equo. In casa il tavolo è lungo tre metri. Un lusso? Piuttosto una necessità, se vuoi che tutti e dieci i componenti della famiglia possano mangiare insieme. I vestiti? Passano di figlio in figlio. «Ce li scambiamo anche con i vicini, ci si aiuta l’uno con l’altro». I ragazzi Crucitti non pretendono la felpa o le scarpe firmate, ma non solo perchè peserebbero troppo sul bilancio familiare: «Non li vorrebbero neppure se potessimo permettercelo, non crescono con questo tipo di valori», dice con orgoglio il padre.

MATTEO, Marta, Simone, Anna… «Papà guarda che ti sbagli, prima c’è Paolo…». Richiamato all’ordine da uno dei più piccoli, Franco Sangiorgi ride e ricomincia daccapo ad elencare in ordine di età i nomi dei figli. Undici in tutto, da Matteo che ha 26 anni fino a Pietro, 3 anni e mezzo. I Sangiorgio abitano a Collebeato, appena fuori Brescia e l’estate scorsa sono riusciti a trovare una casa più grande. Undici figli, un record anche tra le famiglie numerose bresciane, tutti desiderati e voluti, a costo di sacrifici. «Per noi ogni figlio è una gioia, ci spinge la fede, cristianamente e serenamente andiamo avanti, ma diciamo che di aiuti alle famiglie numerose ce ne sono troppo pochi. Adesso Matteo lavora, Marta a giugno si sposa e anche Simone si mantiene. La loro grande soddisfazione è stata quella di poter comprare i pantaloni a me e un paio di scarpe alla mamma». Franco Sangiorgi lavora in un’azienda di servizi, Iole, la moglie, è rimasta in casa. «Io fortunatamente ho un lavoro, mentre oggi anche a Brescia  sono tante le persone che l’hanno perso. Adesso i tre più grandi si mantengono da soli. Ma le difficoltà ci sono: vai in rosso a giugno e rientri a Natale, non è facile avere prestiti dalle banche, faticano le piccole imprese ma anche le famiglie, soprattutto quelle numerose».

LE ISTITUZIONI? «Non investono sulla famiglia ed è come non investire sul futuro. I giovani, i nostri figli ,sono persone che domani produranno reddito, pagheranno le tasse, contribuiranno a maandare avanti questa società. La famiglia è un input, un caposaldo, su cui basare il futuro».

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