Un viaggio per sentirsi parte integrante della Chiesa in Ucraina. Così il cardinale Giovanni Lajolo, presidente della Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano, ha definito le quattro  giornate trascorse nel Paese Baltico, su invito della Chiesa locale. Leopoli, Zarvanytsia, Ternopil, Berdychiv e Kiev le mete di questo pellegrinaggio  nel  cuore  della  Chiesa  bizantina ucraina che, iniziato venerdì 17 luglio, si conclude questa sera, martedì 21.

Tanti i motivi che hanno resa significativa la visita. Intanto, come ha sottolineato lo stesso cardinale Lajolo a poche ore dalla conclusione del viaggio, è stata un’occasione “per rendere testimonianza di unità nella Chiesa”, dinanzi ad un mondo che, segnato come è “da tanta indifferenza, talvolta tanta ostilità manifesta o nascosta”, mostra di avere un grande bisogno di unità. La visita poi è stata anche occasione per riaffermare “quello spirito di comunione fraterna che regna nella Chiesa, che è un cuor solo ed un’anima sola in Cristo”.
Fraterna è stata l’accoglienza riservata all’illustre ospite dalla comunità ecclesiale ucraina. In prima fila il cardinale Lubomyr Husar, arcivescovo maggiore di Kyiv-Halyc che lo ha accolto al suo arrivo a Leopoli. E poi via via tutti gli altri presuli ucraini, dall’arcivescovo maggiore di Lviv degli ucraini monsignor Ihor Voznyak, all’arcivescovo metropolita di Lviv dei latini, monsignor Mieczyslaw Mokrzycki, al vescovo di Ternopil-Zboriv, monsignor Vasy Semeniuk. Tra quanti hanno ricevuto il cardinale c’era anche il nunzio apostolico in Ucraina, arcivescovo Ivan Jurkovic. Numerosi e significativi i momenti che hanno caratterizzato le intense giornate della visita, a cominciare dalla messa celebrata sabato nella cattedrale latina di Leopoli, ma soprattutto dalla solenne processione mariana svoltasi sabato sera a Zarvanytsia, vigilia della festa della beata Vergine Maria patrona della cittadina ucraina. Al termine della processione il cardinale Lajolo, rispondendo ad un discorso rivoltogli dal cardinale Husar, ha sottolineato l’importanza della devozione mariana nella vita di un popolo fedele, soprattutto l’importanza per le vocazioni. “Le preghiere e le riflessioni di questo incontro con Maria Madre di Dio – ha detto in proposito – si raccolgono intorno al tema della vocazione al sacerdozio e alla vita consacrata. Guardando il volto di Maria, scopriamo il vero volto di Dio, la sua bellezza, la sua bontà e la sua misericordia. Guardando il volto della Madonna restiamo illuminati della luce divina che trasforma anche il nostro volto. Ricorrendo all’intercessione di Maria e ascoltando la sua voce, rinnoviamo la fedeltà alla nostra vocazione, e riceviamo la grazia di rivelare ai cuori delle nuove generazioni la bellezza della vocazione al sacerdozio e alla vita consacrata”.
Ma l’incontro continuo con Maria “così come quello di stasera e ogni altro incontro con Dio nella preghiera – ha aggiunto -, ci aiuta a scoprire il nostro destino personale e il senso della storia nella luce di Cristo. Maria ci insegna ad aver fiducia in Gesù ed Egli ci insegna a comprendere noi stessi, a discernere la nostra vocazione, ad aprirsi per i progetti di Dio per il futuro”.
Il momento mariano della visita è proseguito domenica 19 nel santuario di Berdychiv dove il cardinale Lajolo ha celebrato la messa per le centinaia di fedeli presenti. Il santuario ha una storia singolare. Per molti anni, in un periodo del secolo scorso visuto da queste parti in odio contro la fede, l’edificio era stato trasformato in Museo dell’ateismo. Tornato alla sua antica espressione esso ha assunto un alto significato simbolico per la storia dell’Ucraina, ma anche dell’Europa:  da luogo esemplare per dimostrare la falsità della religione, a frequentatissimo luogo di devozione mariana.
L’immagine della Madonna non venne però mai distrutta. Fu conservata. Non certo per devozione:  gli ideatori del museo pensarono fosse un quadro di grande valore storico. Certo non potevano sapere che si trattava di un dipinto che riproduceva l’immagine di Maria, Salus Populi Romani, venerata nella basilica papale di Santa Maria Maggiore a Roma. Sta di fatto che ancora oggi quell’immagine mariana attira i fedeli da tutta l’Ucraina.
“In questo luogo già usato contro Dio, ma, in realtà, soltanto contro l’uomo – ha notato in proposito il cardinale -, lasciatemi dire che v’è qualcosa forse ancor peggio che negare Dio. È dimenticarsi di Dio. Vivere come se Dio non ci fosse. L’oblio di Dio è il grande pericolo della cultura dell’Occidente. Il mio messaggio a voi oggi è questo. Non dimenticate mai Dio:  mai! Dio è luce. Egli dà alla nostra vita il suo significato ultimo. Chi crede in Dio, ed a lui si affida, non rimane mai deluso. Trova se stesso, e si sente affratellato a tutti gli uomini. Nessuno può dire di amare Dio, se non ama l’uomo, immagine di Dio. Per questo la vera religione ci spinge interiormente verso la pace”.
Questo vale sempre, non solo nel passato, e vale anche quando la nostra fede in Dio “non è compresa:  anzi è oppugnata, e quando non è combattuta, è irrisa. Non dobbiamo meravigliarcene. Anche se credere è un grande dono di Dio, non dobbiamo meravigliarci delle ostilità che può trovare. Gesù lo ha predetto (cfr. Gv 15, 18 – 21). Dobbiamo invece prenderne occasione per conoscere sempre meglio la nostra fede. Per conto mio posso confidarvi che io trovo molto confortanti per la mia fede proprio le parole di alcune persone che non erano discepoli di Gesù, e nemmeno appartenevano alla sua cerchia”.
Notando poi la presenza di numerosi giovani tra i fedeli il cardinale ha indicato loro la strada da seguire per trasformare in nuovi santuari i tanti musei dell’ateismo sparsi sulla terra:  Maria. “Proprio in Maria ci appare come un tratto più particolare del volto di Dio, a cui non posso non far cenno. In Maria ci appare l’amore di Dio per noi, in tutta la sua forza, ma anche in tutta la sua tenerezza, che ha del resto la sua origine sempre nello stesso Gesù. È Maria, donna forte, che mentre era ritta ai piedi della croce, ha sentito dal suo Figlio divino, morente per noi, quelle parole (ancora:  parole che solo lui poteva dire!):  Madre, ecco tuo figlio. Proprio lei, Maria, ci fa, per così dire, sperimentare l’umanità di Dio”. “Nella pienezza dei tempi Dio ha mandato suo Figlio, nato da donna”. Per lei, dunque, Dio è “con noi”, vero uomo, l’Emmanuele. E se noi accettiamo l’invito dato da Gesù sulla croce al suo Discepolo prediletto (ancora:  parole uniche, e tutte per noi!). “Ecco tua Madre, allora noi ci sentiremo, con lei, uniti a suo Figlio, e percepiremo la forza della soavità dell’amore di Dio, e la dolcezza d’una speranza che non delude”.
L’ultima giornata il cardinale Lajolo l’ha trascorsa con i Carmelitani scalzi a Kyiv. La presenza dei carmelitani nel voivodato risale al 1630 quando a Berdychiv fu fondato da Yanush Tyshkevych in ricordo della sua liberazione dalla prigionia nelle terre dei Tartari. L’inizio della vita monastica nel convento e la consacrazione della cappella (una chiesa collocata in un luogo più basso), con il titolo dell’Immacolata Concezione della Vergine Maria, ebbe luogo il 22 luglio 1642. Il vescovo di Kyiv, Andrey Szoldrski, presiedette la celebrazione liturgica. In questa occasione, il fondatore del convento presentò l’icona della Beata Vergine Maria delle Nevi. Fu terminato nel XVI secolo con il dipinto della Vergine Maria noto come la “Hodegetria”. L’icona era conservata dalla famiglia di Tyshkevych come una reliquia sacra.
In poco tempo la chiesa dei Carmelitani di Berdychiv acquistò una grande notorietà in virtù delle grazie che la gente otteneva dopo aver pregato dinanzi a questo quadro. Anche il vescovo Stanislav Zaremba guarì miracolosamente dopo aver pregato a lungo dinanzi all’icona. Il fatto lo convinse ad approfondire la documentazione raccolta sugli innumerevoli miracoli attribuiti all’intercessione della Vergine di Berdychiv. Il 23 maggio del 1647 pubblicò una relazione ufficiale e dichiarò miracolosa l’icona della Vergine Maria di Berdychiv. Le successive numerose traversie storiche non hanno minimamente scalfito la devozione degli ucraini verso l’immagine. (mario ponzi)

(©L’Osservatore Romano – 22 luglio 2009)