L’anno della fede, proposta e sfida

di Massimo Camisasca
da Avvenire

Durante la veglia pasquale dello scorso mese di aprile, Benedetto XVI ebbe a dire: «Il buio veramente minaccioso per l’uomo è il fatto che egli non vede dove vada il mondo e da dove venga. Dove vada la nostra stessa vita. Che cosa sia il bene e che cosa sia il male. Il buio su Dio e il buio sui valori è la vera minaccia per la nostra esistenza e per il mondo in generale». Il pontificato di questo Papa è interamente rivolto al lavoro per ridare energie e vita alle radici dell’uomo e della Chiesa. Non si occupa di questioni secondarie, pure importanti, ma è tutto concentrato sulla fede come esperienza vitale per l’uomo. All’opposto delle correnti maggioritarie della cultura contemporanea, che vedono nella fede un evento interessante al massimo per l’individuo, per il Papa la fede riguarda il futuro stesso dell’uomo e dell’umanità intera. Ecco perché ha indetto l’Anno della fede.

Ieri monsignor Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la Nuova evangelizzazione, lo ha presentato attraverso una conferenza stampa all’attenzione del mondo. A chi parla questa iniziativa del Papa? Innanzitutto a chi crede. La fede infatti non è l’assenso ad alcune verità dato una volta per tutte. Essa è piuttosto l’incontro con l’umanità divina di Gesù, un incontro che ha bisogno di rinnovarsi continuamente e di diventare esperienza e mentalità capace di rispondere agli interrogativi che la vita e il tempo pongono all’uomo. Una fede che non diventa cultura è morta, aveva detto Giovanni Paolo II. Ma essa per rinnovare ogni fibra del nostro essere deve rinnovarsi in se stessa riscoprendo ogni giorno nuovamente il fascino della sequela di Gesù.

Anche la fede senza le opere è morta. Occorre cioè che l’adesione a Cristo arrivi agli uomini attraverso la testimonianza gioiosa e semplice dei credenti. L’Anno della fede vuole rinnovare un ponte continuo e vitale tra la Chiesa e l’umanità. In questo dinamismo è racchiusa tutta la forza dell’evangelizzazione.

L’iniziativa del Papa non si ferma perciò a coloro che credono. Vuole suscitare la nostalgia di Dio e il desiderio di incontrarlo nei cuori di tutti gli abitanti della terra. Benedetto XVI non può però raggiungere gli uomini se non attraverso di noi. Questo anno particolare che inizia l’11 ottobre – esattamente cinquant’anni dall’inaugurazione del Concilio Vaticano II e venti dopo la pubblicazione del testo più importante edito durante il pontificato di Giovanni Paolo II, il Catechismo della Chiesa cattolica – ha come suo centro la vita delle comunità cristiane: delle parrocchie, dei gruppi, dei movimenti, delle associazioni, delle diocesi in primo luogo. Riscoprire la fede come il dono più grande che abbiamo ricevuto, capace di farci attraversare ogni mare della vita. Per questo il logo scelto per l’Anno della fede è la nave il cui albero maestro è Cristo stesso. La fede come esperienza di pienezza capace di rispondere alle attese più drammatiche e intense dell’uomo, la fede come consapevolezza matura delle verità e soprattutto della Verità che è Cristo per il mondo. A ogni credente verrà data un’immagine del Cristo Pantocratore di Cefalù. Sul retro si troverà scritta la professione di fede, il simbolo cristiano che racchiude in poche parole tutta la sapienza vitale con cui ogni credente guarda al mondo e all’esistenza. Monsignor Fisichella ha ricordato le parole di sant’Agostino: «Quando avete ricevuto il Simbolo della fede, imprimetelo nel cuore e ripetetelo ogni giorno interiormente. Prima di dormire, prima di uscire di casa, munitevi del vostro Simbolo».

L’Anno della fede porterà tutta la Chiesa a rivivere il Concilio Vaticano II, soprattutto il suo dinamismo interiore impresso da Papa Giovanni volto a testimoniare Cristo, luce dei popoli, al mondo contemporaneo. Speriamo porti a una consapevolezza più chiara delle verità della fede, a un’adesione più libera a esse, a una celebrazione della fede attraverso la liturgia e in particolare l’Eucarestia. È infatti nella celebrazione liturgica, come nella testimonianza di vita dei credenti che appare la luce più alta e più affascinante della fede ricevuta e vissuta.