“Le attuali divisioni dei cristiani vanno considerate il risultato  del peccato e delle passioni. Esse non hanno nulla a che fare con il pluralismo. Non è possibile deferire alla fine dei tempi la realizzazione dell’unità della Chiesa, che è una garanzia di credibilità e un segno della grazia di Dio, una grazia che non si limita a un periodo di tempo o ad un luogo”. E’ quanto scrive nella sua prima lettera pastorale, “Unità nella diversità”, il patriarca latino di Gerusalemme, Fuad Twal.

Un testo in cui traccia gli elementi fondamentali della sua diocesi (Palestina, Israele, Giordania e Cipro), descritta in tutte le “diversità di funzioni e di vocazioni”. “Dobbiamo cercare di restaurare l’unità che è stata lacerata da divisioni e scismi, l’unità che ha come suo fonda­mento una sola fede e un solo Signore” scrive Twal per il quale “questa unità nella diversità può essere comparata a quella del corpo: non ci può essere diversità di funzioni senza l’unità del corpo, e l’unità del corpo non sopprime la diversità delle funzioni. Solo la diversità delle funzioni rafforza l’unità e la solidità del corpo”. Nel testo il patriarca latino si sofferma anche sulle sofferenze del “gregge di Cristo nella sua terra”. Parlando della guerra a Gaza, dei suoi 1500 morti e delle distruzioni delle case palestinesi, Twal afferma che è “solo nel mistero e nella luce della croce che possiamo comprendere qualcosa del significato di queste avversità”. Un conflitto che “ha accresciuto tragicamente l’afflizione dei cristiani che, per di più, rappresentano solo una minuscola parte su scala nazionale. “I cristiani – denuncia il patriarca – sono forestieri nella terra di Cristo”, per poi aggiungere: “il popolo palestinese ha una legittima aspirazione alla libertà e alla sovranità. Come il popolo di Israele, esso desidera stabilità e sicurezza. In definitiva, la pace non si può stabilire senza la giustizia”. Sul versante della pace il patriarca ribadisce tutto l’impegno della “Chiesa di Gerusalemme” che “guarda con tenerezza a tutti i suoi figli delle sue comunità locali, Arabi, Ebrei e Ciprioti, come pure ai suoi figli di tutte le nazionalità. La Chiesa va oltre le differenze di razza e di cultura, poiché essa è cattolica, cioè, universale. Essa vuole andare oltre i conflitti politici, per abbracciare tutti i suoi figli nell’amore di Cristo. In questo modo, essa testimonia la carità. Noi speriamo di essere artigiani di unità tra gli abitanti di questi Paesi”.

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