Nozze gay in chiesa, dice il Parlamento, e gli anglicani subiranno
Tratto da Il Foglio del 15 febbraio 2011

Sentiamo evocare lo spettro dello “stato etico” contro chi ha combattuto perché Eluana Englaro continuasse a vivere, anche se è grazie a una sentenza di Cassazione che il suo tutore ha potuto esigere che fosse praticato su di lei un atto di eutanasia.

Rischi di stato etico, piuttosto, sono quelli corsi in questo momento dalla Gran Bretagna,  dove in settimana si discuterà il provvedimento che consentirà di celebrare matrimoni gay nei luoghi di culto, con l’assenso dei celebranti, naturalemente. Cavallo di battaglia dei liberaldemocratici di Nick Clegg, che fanno parte del governo, la causa delle nozze religiose tra persone dello stesso sesso è stata abbracciata dal premier, David Cameron. La riforma riguarda in teoria tutte le confessioni, ma a esserne toccata sarà soprattutto la chiesa anglicana, divisa tra maggioranza contraria e minoranza favorevole. Una legge dello stato potrà quindi dettare le proprie regole fin nelle chiese, e condizionare i ministri di culto che continueranno a pensare al matrimonio come a qualcosa che riguarda un uomo e una donna.

Dall’altra parte dell’oceano, il New York Times ieri criticava un Obama troppo tiepido nel realizzare la promessa abolizione del Defense of Marriage Act federale, voluto dai repubblicani nel 1996 e confermato dal democratico Bill Clinton, che riserva la qualifica di matrimonio alle coppie composte da un uomo e una donna. Obama ha promesso la riforma, ma gli avvocati del suo governo continuano a difendere la legge contro tutti i ricorsi, lamenta il Nyt. E aspetta il presidente al varco dell’11 marzo, quando l’Amministrazione dovrà rispondere a due nuove cause.