La Regione riduce un centro d’eccellenza
di Marco Piras
Tratto da Avvenire del 19 giugno 2010

È una vicenda che si è fatta molto complessa quella del Centro di cura e riabilitazione ‘Santa Maria Bambina’ di Oristano, una struttura d’eccellenza – unica in Sardegna – che offre assistenza riabilitativa a pazienti in stato vegetativo e in coma, ma anche a malati con patologie a grave rischio invalidante che presentano disabilità fisiche e cognitive.

Sorto 50 anni fa a ridosso del Santuario Madonna del Rimedio, il Centro di cura e riabilitazione, dal 2001, con l’approvazione della Regione Sardegna, si è aperto ad ogni tipo di disabilità senza alcun limite di età dei pazienti. Oggi la sua vocazione è rivolta soprattutto ai pazienti affetti da gravi disabilità attraverso l’assistenza abilitativa e riabilitativa e l’aiuto nel reinserimento sociale.

Attualmente il presidio extra­ospedaliero di riabilitazione è al centro di un acceso dibattito tra il consiglio di amministrazione della struttura e la giunta regionale della Sardegna. Il motivo è dovuto alla volontà da parte della Regione di tagliare il numero di posti letto accreditati passando da 59 a 15. Una drastica riduzione che mette a rischio sia l’assistenza per gli ospiti della struttura sia il posto di lavoro dei 120 dipendenti del centro. Fino ad oggi non sono servite le proteste dei pazienti, dei familiari e dei sindacati né lo sciopero attuato dagli operatori sanitari ormai senza stipendio da circa sei mesi. Sul tema, nei giorni scorsi, è intervenuto anche l’arcivescovo di Oristano, Ignazio Sanna, nel corso di una conferenza stampa tenuta insieme a Vincenzo Curreli, presidente del consiglio di amministrazione della Fondazione “Nostra Signora del Rimedio” Onlus, proprietaria del Centro “Santa Maria Bambina”.

«La Chiesa in quanto tale non può non prestare attenzione a questo tipo di servizio e sono qui – ha spiegato Sanna – per perorare la causa dei malati e dei loro familiari. La diocesi non può non guardare con grande preoccupazione alla situazione così come si sta evolvendo». «La crisi che minaccia il Centro – ha spiegato Curreli – non deriva dalla difficile situazione economico-finanziaria ma la vera minaccia è il mancato rinnovo del contratto di gestione sperimentale pubblico-privata scaduto alla fine del 2009 e di cui si attendeva la proroga con la conferma di tutti i posti letto».

L’assessore regionale alla Sanità, Antonello Liori, ha accusato la giunta precedente delle scelte che stanno determinando la sorte della struttura sanitaria (accusa rispedita prontamente al mittente) e ha precisato che «la Regione non può farsi carico degli ingenti debiti maturati da una struttura che è pur sempre una struttura privata accreditata». Liori ha proposto la trasformazione del centro in una Residenza sanitaria assistita (Rsa), che si affiancherebbe ai 15 posti già accreditati. Una soluzione che per il momento non ha trovato il sostegno degli amministratori locali. Il Consiglio comunale di Oristano, infatti, riunito in seduta straordinaria, ha approvato un ordine del giorno nel quale precisa di non condividere l’ipotesi della conversione della struttura in Rsa che svaluterebbe il patrimonio materiale ed immateriale, tecnico-scientifico, professionale e umano, finora costituito. Il documento approvato dall’assemblea, inoltre, impegna il sindaco e il presidente del consiglio comunale ad avviare un confronto con il governo regionale affinché, nel quadro complessivo della sanità sarda, assuma risoluzioni atte a garantire un ruolo adeguato al Centro di cura e di riabilitazione ‘Santa Maria Bambina’. Con la speranza che si possa superare l’attuale convulsa fase gestionale, senza che se ne compromettano esistenza e specificità.

L’arcivescovo di Oristano Sanna prende posizione a favore dell’istituto di cura «Santa Maria Bambina»