Meglio un matrimonio edonistico o un divorzio sanguinoso? I motivi per cui è meglio non separarsi

Il matrimonio resiste. In mezzo a tutte le trasformazioni possibili, crisi economiche, cambiamenti politici, mutamenti genetici di uomini e donne. Nonostante i middlescent, gli adolescenti maschi di mezza età, che a cinquantaquattro anni hanno l’età mentale di sedici. Nonostante le donne-uomo e le donne-botox. Il New York Times spiega che il credit crunch ha finito per rafforzare le unioni e trasformarle in qualcosa di più solido e aziendale. Lasciando perdere l’amore, roba da fricchettoni, si delinea la nuova famiglia moderna, decisa a non servirsi del divorzio se non in casi estremi (e, in tal caso, con le conseguenze più sanguinarie possibili): il futuro stabile è nella “coppia di potere”. Hanno studiato entrambi, hanno gli stessi gusti: libri, viaggi, ristoranti e lavoro.

Le ragazze non sono adoranti e non hanno bisogno di essere mantenute, non preparano torte di mele e si sposano dopo aver finito il college e cominciato la carriera. Matrimonio edonistico, lo chiama il New York Times: le famiglie hanno accesso facile a cibi pronti, a take away, a vestiti carini a poco prezzo, a lavatrici, tintorie, a tutto quello che rende una vera donna di casa, specializzata in cose di casa, non più necessaria. I matrimoni con ruoli distinti, benefici economici e regole precise (chi va in riunione e chi lava le tende) si sono estinti. Adesso bisogna condividere passioni (Betsey Stevenson e Justin Wolfers, gli autori di questi studi e anche di quello più famoso, “Il paradosso del declino della felicità femminile”, lavorano sempre insieme e lui la chiama “la mia metà migliore”: si spera che siano un esempio di coppia edonistica e che aggiungano un tocco di romanticismo alle statistiche). Dalle nostre parti è appena uscito il libro di un’avvocatessa matrimonialista, Laura Logli, intitolato “Sposami ancora” (Cairo editore), che analizza tutti questi elementi per una volta dal punto di vista maschile ed espone “mille e più ragioni (soprattutto economiche) per salvare il matrimonio”.

A leggere i casi di uomini separati costretti a dormire in auto o nelle sale d’attesa degli aeroporti, anche le signore più avvelenate proveranno un moto di simpatia: pare che i padri separati costituiscano una categoria importante nel girone dei nuovi poveri: “La ex moglie può rifarsi una vita tenendosi tutto: casa e assegno di mantenimento”. C’è un’età molto critica per un uomo, fra i quaranta e i cinquant’anni, “la generazione boomerang”: il matrimonio finisce, lui, che ha anche quel problema di sindrome da Peter Pan, è seppellito dalle spese di mantenimento, sfinito dalle battaglie legali per i figli (nel caso in cui le ex mogli abbiano qualche motivo di rancore) e, disperato, torna a vivere con mamma e papà. Magari nel frattempo, per via delle ristrutturazioni aziendali, ha perso il lavoro. Un quadro drammatico che funziona anche come preventivo terrorismo psicologico. Ci sono tutte le voci: assegno divorzile, rapimento dei figli, addebito della separazione, sequestro dei beni. Provate adesso a separarvi, se avete il coraggio.

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di Annalena Benini