Ci sarà ancora bisogno dell’uomo per generare un figlio? Una domanda paradossale, ma che non si può fare a meno di formulare nel descrivere i nuovi studi degli scienziati di Newcastle, gli stessi della pecora Dolly e degli embrioni chimera, metà umani e metà animali. Il quotidiano britannico The Independent ieri ha sparato un titolo a caratteri cubitali in prima pagina: « Gli scienziati creano lo sperma in provetta » , mettendo in evidenza già nel sommario gli aspetti positivi della scoperta, « la speranza di trovare cure per l’infertilità maschile » , e quelli più inquietanti, legati appunto al « ruolo futuro dell’uomo » nella riproduzione.

Di cosa si tratta è presto detto: il biologo Karim Nayernia è riuscito a ottenere sperma « maturo e funzionale » – dice – agendo su cellule staminali embrionali con cromosomi XY ( maschili), da cui sono state separate le cellule germinali ( quelle cellule che durante le prime settimane di sviluppo dell’embrione si differenziano fino a formare spermatozoi oppure ovociti), che sono poi pienamente maturate dando vita a quello che è stato ribattezzato ‘ sperma derivato in vitro’ ( Ivs).

Se questo risultato, che è stato pubblicato ieri sulla rivista scientifica Stem Cells and Development , venisse confermato, ci si potrebbe aspettare che da un singolo embrione con corredo genetico maschile si possa ricavare una linea cellulare potenzialmente in grado di fornire una quantità indefinita di spermatozoi.

Le prime perplessità sono tecniche: nonostante il team britannico abbia anche prodotto un video che dimostrerebbe la mobilità degli spermatozoi, alcuni scienziati come Robin Lovell- Badge del National Institute for Medical Research di Londra hanno espresso pesanti dubbi sul fatto che essi siano davvero sani e vitali. Il collega Allan Pacey dell’Università di Sheffield dubita che « queste cellule simil- sperma prodotte su un vetrino possano essere chiamate spermatozoi » . Le altre perplessità riguardano le implicazioni sulla riproduzione umana di una simile ricerca. Nayernia ha precisato che lo studio ha come unico obiettivo di « comprendere nel dettaglio come si formano gli spermatozoi, e di conseguenza di capire meglio i meccanismi dell’infertilità maschile per poterla curare» .

Lo sperma prodotto in vitro, rassicura il biologo di Newcastle, non può e non deve invece essere utilizzato per trattamenti di fecondazione: « Non abbiamo alcuna intenzione di farlo » , ha aggiunto. Ma le rassicurazioni non bastano a cancellare le perplessità di chi vede nella creazione di sperma in vitro una nuova frontiera difficilmente governabile sul piano etico.

«È un esempio di pazzia immorale – ha commentato Josephine Quintavalle, dell’associazione Comment on Reproductive Ethics ( Corethics) –. Embrioni vitali sono stati distrutti per creare spermatozoi sui quali ci sono forti dubbi circa la loro vitalità. È l’equivalente di stroncare una vita per crearne forse un’altra. Sono favorevole alle cure contro l’infertilità ma non credo che si possa agire come si vuole » . C on un esperimento svolto in parallelo a quello reso noto ieri, i biologi di Newcastle hanno ottenuto spermatozoi dalle cellule staminali della pelle, quindi con lo stesso patrimonio genetico del « donatore».

Karim Nayernia ha promesso che i risultati di questa seconda sperimentazione, che potrebbe aiutare gli uomini infertili a concepire figli biologici a partire solo dalla propria pelle, saranno pubblicati entro alcuni mesi. Nulla di fatto invece sul fronte della creazione di spermatozoi da cellule embrionali con corredo genetico XX, cioè femminile; le speranze delle coppie lesbiche di poter avere un figlio senza ricorrere a donatori sono al momento frustrate. Tre anni fa lo stesso Nayernia aveva annunciato la creazione in vitro di spermatozoi di topi: con la fecondazione in provetta nacquero sette topolini, che però morirono poco dopo.


Antonella Mariani da Avvenire