di Paolo Mari

ROMA, venerdì, 19 novembre 2010 (ZENIT.org).- Nell’ambito del programma PISCES (Pilot Investigation of Stem Cells in Stroke), è stata avviata in Scozia una sperimentazione clinica con cellule staminali per curare un paziente colpito da un ictus.

In stretta collaborazione con la ditta inglese ReNeuron Group, che aveva ottenuto il via libera dalle autorità britanniche – la Medicines and Healthcare Products Regulatory Agency – nel gennaio del 2009, alcuni medici dell’Università di Glasgow hanno infatti iniettato lo scorso fine settimana per la prima volta al mondo cellule staminali embrionali nel cervello di un paziente sessantenne, ex autista di camion rimasto invalido 18 mesi fa in seguito ad un ictus ischemico, nella speranza di riparare i danni causati dall’accidente cerebrovascolare.

L’intervento pionieristico è stato effettuato presso l’Institute of Neurological Sciences del Southern General Hospital di Glasgow dall’équipe del professor Keith Muir, che seguirà il paziente dismesso due giorno dopo l’intervento per un periodo di due anni, verificando le sue condizioni di salute e l’efficacia della nuova terapia.

“In questo esperimento cerchiamo di stabilire la sicurezza e la praticabilità dell’impianto di cellule staminali, il quale richiederà un attento follow-up dei pazienti”, ha detto il professor Muir, il quale intende continuare la sperimentazione clinica con altri 11 pazienti di sesso maschile della fascia di età 60-85 anni, aumentando progressivamente il numero di cellule di staminali iniettate, da due milioni nel primo paziente a venti milioni.

Associazioni di pazienti e legate alla ricerca hanno accolto la notizia della sperimentazione con soddisfazione, definendola una “pietra miliare”. Come riporta il quotidiano The Scotsman del 17 novembre il dottor Sharlin Ahmed, della Stroke Association, ha parlato di una “tecnica promettente, che potrebbe aiutare a ribaltare alcuni degli effetti invalidanti dell’ictus”.

Secondo il professor Chris Mason, cattedratico di Medicina rigenerativa presso l’University College
London, l’esperimento dimostra “che il Regno Unito è capace non solo della miglior ricerca sulle cellule staminali ma anche di convertirla in una pratica clinica routinaria”.

Molto meno entusiasta è invece Josephine Quintavalle, dell’organizzazione “Comment on Reproductive Ethics” (CORE), la quale ha richiamato l’attenzione sulle implicazioni etiche della sperimentazione, basata su cellule staminali neurali prelevate da un feto abortito.

“Condividiamo il sogno di cercare cure per l’ictus e tutte le altre patologie che tormentano l’uomo moderno, ma la realizzazione di questo sogno non può dipendere dal prendere la vita di altri essere umani”, ha detto la Quintavalle in una prima reazione raccolta dal Daily Mail del 17 novembre. Per la Quintavalle, si tratta di un passo “profondamente immorale”. Secondo ReNeuron sarebbe invece immorale non curare i malati.

Comunque, il primo vincitore è già noto: lo stesso gruppo ReNeuron. Sotto la spinta della notizia, rimbalzata sui siti di tutto il mondo, le azioni  in borsa della compagnia hanno fatto registrare un forte rialzo (del 60%). Come osserva Geoff Foster sul Daily Mail, se la terapia funziona ha buone possibilità per diventare un cosiddetto “blockbuster”, vale a dire un farmaco o trattamento capace di rendere un fatturato di oltre un miliardo di dollari l’anno.

Purtroppo si conosce anche il principale perdente della sperimentazione: il feto abortito, da cui sono state prelevate le cellule usate per il “trial”.