di Nicolás Jouve de la Barreda
Tratto da Il Sussidiario.net il 28 aprile 2009

Lo scorso 17 marzo abbiamo presentato e diffuso un manifesto in difesa della vita umana nascente, chiamato anche Dichiarazione di Madrid, di cui sono onorato di essere primo firmatario e che ha raccolto l’approvazione e l’adesione di oltre 2.200 professori universitari, ricercatori e medici di tutte le specialità, alte cariche dello Stato, direttori di enti sociali e scrittori.

Nonostante un così grande appoggio, l’attenzione con cui è stato redatto e l’impegno nel mettere in chiaro l’opposizione dei firmatari all’aborto, siamo coscienti che alcuni aspetti del manifesto potrebbero essere mal interpretati. In primo luogo, vi sono stati alcuni commenti o interpretazioni sull’intento politico che non corrispondono alla realtà di un tema cosi esecrabile come l’aborto, né alla volontà e al modo di pensare di noi promotori e sottoscrittori del manifesto, lontani da qualsiasi motivazioni politica.

Noi firmatari lasciamo da parte le politiche di partito, già abbastanza ambigue in molti casi, dato che per noi i voti contano meno di una sola vita di quei bambini sacrificati. Inoltre siamo coscienti del fatto che in tutti i partiti ci sono persone che difendono la vita, anche se molti non sono capaci di sostenere pubblicamente questa posizione. Ai firmatari del manifesto non è stata chiesta nessuna tessera politica, e forse per questo siamo arrivati a 2. 000 adesioni dopo due settimane dalla presentazione.

Il manifesto deve intendersi come una dichiarazione con fini educativi destinata ai politici e alla società, dove abbiamo cercato di far rientrare gli aspetti scientifici riguardanti la realtà della vita e le conseguenze di carattere medico e sociale di una legge ingiustificata, che forse non sarà approvata. La dichiarazione di Madrid cerca di indebolire le ragioni politiche che sembrano essere le uniche a muovere l’attuale Governo, forse convinto che questo impulso rinnovatore gli darà risultati nelle prossime elezioni.

Rispetto all’appoggio ricevuto, è evidente che il nostro bilancio è molto positivo, data la quantità e la tipologia di adesioni ricevute. Tuttavia sarebbero potute essere di più se persone di buona volontà che, come noi, si oppongono al tremendo problema dell’aborto in Spagna non avessero fatto degli errori di interpretazione. Mi riferisco alla delirante interpretazione secondo cui il manifesto contiene alcune dosi di relativismo morale, tesi non meno pericolosa di quella che ci vede favorevoli all’aborto con dei limiti temporali. Un giudizio, quest’ultimo, che si basa probabilmente su un’errata interpretazione del punto f) in cui si dice che «è bene che la donna a cui si propone di abortire, prenda liberamente la sua decisione dopo una conoscenza informata e precisa sul procedimento e sulle sue conseguenze». Coloro che hanno incontrato in questo punto una difficoltà per aderire al manifesto, sbagliano ad interpretarlo come un’accettazione della legge attuale quale “male minore”.

Occorre ricordare che la situazione attuale è quella che è e che può diventare decisamente peggiore, come sembrerebbe emergere dalla legge che sta preparando il ministero dell’Uguaglianza. Siamo convinti che informare una donna per cercare di dissuaderla dall’abortire sia più realista e pratico che dire un semplice no all’aborto. Quel che facciamo è denunciare l’inosservanza della legge attuale in qualcosa di così elementare come l’obbligo di avere il consenso informato, come deriva

dalla Dichiarazione dei diritti umani e dal Trattato di Helsinki. La realtà è che oggi molte donne sono ingannate, spinte o forzate all’aborto, fondamentalmente vittime di una bugia e ignare del fatto che quel che faranno è niente meno che uccidere il proprio figlio.

Per tutto questo ci è sembrato ragionevole ricordare nel manifesto che nell’attuale legge sull’aborto vi è una prescrizione che non viene osservata e che, se venisse rispettata, salverebbe molte vite.

Nel manifesto è implicita la nostra posizione antiabortista anche quando ci opponiamo all’assurdo ed egoista slogan “noi partoriamo, noi decidiamo”, poiché in nessun caso abortire equivale a togliersi un neo o un dente. Perciò abbiamo voluto mettere ben in chiaro che «l’embrione (dalla fecondazione fino all’ottava settimana) e il feto (dopo l’ottava settimana) sono le prime fasi dello sviluppo di un nuovo essere umano e che nel ventre materno non fanno parte della sostantività di nessun organo della madre, anche se dipendono da essa per il proprio sviluppo». Nel manifesto segnaliamo anche che l’aborto non è solamente «l’interruzione volontaria della gravidanza, ma un atto semplice e crudele di interrruzione della vita umana», «un dramma con due vittime: il bambino che muore e la madre che sopravvive e soffrirà ogni giorno le conseguenze di una decisione drammatica e irreparabile».

Quel che sembra evidente è che per molti la riforma sull’aborto, che si basa sulle conclusioni del gruppo dei deputati socialisti, aggraverebbe la situazione attuale e che con azioni come la Campagna in favore della vita della Conferenza episcopale spagnola, la Dichiarazione di Madrid, la grande manifestazione del 29 marzo e le molte azioni che continuano a svilupparsi, si è evidenziato che molti cittadini, pressati dall’allarme sociale che implica l’escalation dell’aborto in Spagna, non vogliono una nuova legge per legittimare un atto violento contro il nascituro e sua madre, e non vogliono l’aborto. Per noi che abbiamo promosso il manifesto è implicita l’abolizione dell’aborto in Spagna. Occorre promuovere la protezione e l’aiuto alle donne incinte perché portino avanti la vita dei propri figli. Se non possono mantenere il figlio, occorre promuovere leggi che aiutino l’adozione. Una donna non è libera quando è condizionata dal fatto di non avere una famiglia che accolga la gravidanza, o dal fatto che quando nascerà il bambino non potrà lasciarlo in un asilo o che non troverà un posto di lavoro. Con tutti questi condizionamenti una donna non può scegliere liberamente.

È anche nato un contro-manifesto (così si fa chiamare senza nascondere il suo intento), sottoscritto da un numero ridotto di ricercatori, nel quale senza tante spiegazioni si accusano i firmatari della Dichiarazione di Madrid di cercare di confondere l’opinione pubblica, presentando come argomentazioni scientifiche cose che apparterrebbero all’ambito delle credenze personali, ideologiche o religiose. In questo contro-manifesto si arriva ad affermare che la scienza è neutrale di fronte all’aborto.

È evidente che l’aborto riguarda la coscienza individuale e quella collettivo-sociale, e per quanto possibile la scienza è neutrale di fronte all’aborto, ma non lo è davanti al fenomeno biologico della vita esistente nel nascituro che si cerca di eliminare. La società spagnola di ginecologia e ostetricia definisce l’aborto come «l’espulsione o l’estrazione dalla madre di un embrione o di un feto di meno di 500 grammi di peso (peso che si riferisce aprossimativamente alle 22 settimane complete di gravidanza)». Davanti a questa precisa definizione è chiaro che, per giudicare moralmente l’atto di compiere un aborto, si tratta della distruzione di un embrione o di un feto, senza riguardo per il significato biologico del soggetto che si distrugge.

Per quanto si cerchi di dire il contrario, la biologia è chiara nel dire che ciò che si distrugge è la vita di un essere umano nelle sue prime tappe di sviluppo, ragione per cui nel manifesto sosteniamo che la scienza non è estranea all’aborto e questo non è una questione di credenze personali, ideologiche o religiose. Di fatto, la definizione di embrione che possiamo trovare nei trattati di biologia è inequivocabile: «La prima tappa dello sviluppo di un essere pluricellulare, a partire dalla fecondazione dell’ovocita da parte di uno spermatozoo, che nello sviluppo umano arriva fino all’ottava settimana, dopo la quale diventa feto».

La scienza non dice nulla a livello morale sul fatto di distruggere la vita di un essere umano, questo è compito della coscienza di coloro che vogliono prenderlo in considerazione. Ci dice però quando e come inizia la vita, cosa che abbiamo voluto mettere in chiaro nel manifesto. Quel che sembra chiaro nel tema dell’aborto, come abbiamo avuto occasione di dire personalmente al ministro Bibiana Aído, è che questo spaventoso tema è qualcosa di tanto importante e riguarda tanti punti di vista, che non deve restare esclusivamente nelle mani dei politici, come una guerra non deve restare solamente nelle mani dei militari. Ci sono tanti aspetti scientifici, medici, sociali, etici e giuridici che sono quelli che abbiamo ricordato nel nostro manifesto e che hanno meritato un ampio appoggio da parte dell’elite intellettuale del nostro paese.

Abbiamo detto al ministro che stiamo parlando della vita e della morte. Che occorre sostenere e aiutare l’adozione. Che bisogna aiutare la donna incinta a essere madre. Che l’aborto non è la soluzione, ma una pratica insensata che deve essere abolita e che al momento deve restare fuori da qualsiasi confronto politico e attenersi al campo del significato biologico, della dignità della vita umana nascente, della prassi medica e delle conseguenze per il non nato, la madre e la società.

Tutto quello detto sopra si riassume in un grande Sì alla vita e in un No all’aborto.