di Paolo Rodari
Tratto da Il Foglio del 17 ottobre 2009
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In Spagna, come nel resto d’Europa, il fronte pro life e anti politiche “laiciste” stile Zapatero è, oggi più che mai, trasversale alle diverse religioni.

Ovvero, oggi a Madrid, e sempre più in tutti i paesi europei, non è soltanto la chiesa cattolica a spingere il popolo alla protesta di piazza. Sono anche le chiese ortodosse, evangeliche, come pure le varie comunità ebraiche e alcune di quelle islamiche, a chiedere alla base di reagire. Perché se è vero che il Dio di ognuno ha connotati diversi, è anche vero che la lotta alla secolarizzazione, al relativismo dove tutto vale e nulla ha senso, al libero arbitrio che significa assenza di responsabilità (tutti problemi più volte stigmatizzati da Papa Ratzinger), è impegno comune. In gioco, dicono i leader delle chiese cristiane e delle comunità ebraiche come pure islamiche, c’è il destino della vecchia Europa, un continente che o si fonda su valori riconosciuti come non negoziabili per tutti oppure sprofonda. E che dicano così lo testimonia anche un documento tramite il quale i rappresentanti delle diverse fedi presenti in Spagna hanno chiesto (giusto ieri) al governo di elaborare misure mirate a evitare aborti i quali, a loro parere, sono “un attacco a un essere umano innocente e indifeso, una tragedia per la madre che soffre e un fallimento per la società”. Un testo, dunque, che mette per iscritto la prima alleanza religiosa anti Zapatero.

Del resto, le gerarchie della chiesa cattolica non hanno voluto comparire in prima fila nella manifestazione odierna. Ufficialmente, infatti, non guidano la protesta, seppure la ritengono “legittima e conveniente”. Tra i presuli, sono stati in due a spingere parecchio in favore della protesta. Loro – dalla Spagna il cardinale Antonio María Rouco Varela, arcivescovo di Madrid e presidente della conferenza episcopale spagnola, e da Roma, previo consulto col Pontefice, il cardinale Antonio Cañizares Llovera, prefetto della congregazione che si occupa di culto divino e fino a pochi mesi fa primate di Spagna –, due insomma tra i porporati più ratzingeriani dell’intero collegio cardinalizio, hanno mandato avanti i movimenti e l’associazionismo di base chiedendo che coinvolgessero più parti possibili della società civile. E loro, le associazioni, hanno coinvolto tanta gente, molte associazioni laiche e anche – in forma ufficiale – le altre chiese e religioni.

Non è una novità. Se c’è un aspetto del pontificato di Benedetto XVI che cattura esponenti protestanti, ortodossi, ebraici e islamici, è quello della difesa dei valori “non negoziabili”. Una difesa sentita come l’ultimo appiglio, l’ultima possibilità, per non naufragare nel mare del secolarismo. E’ vero: nel Vecchio continente i credenti delle diverse religioni diminuiscono. E coloro che ancora credono hanno spesso una fede fragile e traballante. Ma la difesa della vita e il non arretramenmto sulle questioni cosiddette eticamente sensibili, princìpi sentiti in ogni religione, possono aiutare a non retrocedere ulteriormente.

Non a caso, anche di questo parlarono un mese fa a Castelgandolgo il Papa e il ministro degli Esteri del patriarcato ortodosso russo Hilarion. Questi, uscendo dall’incontro, lodò il Papa perché “sa essere politicamente scorretto nel campo dei valori e della morale”. Una capacità che molto può giovare alla causa del riavvicinamento chiesa cattolica-chiesa ortodossa. Ancora di questo parlò il Papa nello storico incontro con le comunità protestanti riunite in Germania nel 2005: “Una priorità urgente nel dialogo ecumenico è costituita poi dalle grandi questioni etiche poste dal nostro tempo”. Infine, sempre di questo tema parlò Ratzinger incontrando durante il recente viaggio in terra santa esponenti del mondo ebraico e di quello musulmano: “E’ comune – ha ricordato – la preoccupazione di fronte al relativismo morale e alle offese che esso genera contro la dignità della persona umana”.

Altre chiese e religioni a parte, resta evidente come la spinta principale alla manifestazione di Spagna venga dalla chiesa cattolica. Questa è oggi di esempio per tutte le chiese europee. D’esempio soprattutto per la compattezza che la conferenza episcopale guidata da Varela dà alle conferenze consorelle d’Europa. In Spagna sono poche le frizioni. E il sentire comune è benedetto dal Papa. Questi, tramite Canizares, Varela, l’ex nunzio in Spagna e Andorra, ovvero il monsignore portoghese Manuel Monteiro de Castro (oggi segretario della congregazione per i Vescovi), e il nuovo nunzio monsignor Renzo Fratini (fino ad agosto era nunzio in Nigeria), segue da vicino le battaglie sul campo. E, da Roma, approva. Insieme al Papa, anche la segreteria di stato vaticana guidata dal cardinale Tarcisio Bertone. Certo, probabilmente il numero due della Santa Sede è meno  propenso a favorire battaglie frontali e lotte di piazza. Ma è questione di stile, non di sostanza.