​«Il nostro dovere è di denunciare gli assassini che sono in mezzo a noi, negare loro, sin dalla fonte, il sangue di cui si nutrono, il caos che è la loro ambizione, l’odio che ha avvelenato la loro psiche collettiva.

La nostra missione è di dimostrarci superiori a loro nella comprensione, di andare oltre il loro progetto perverso e di conservare la nostra umanità». Conservare l’umanità. Ma anche la dignità e la libertà. Senza le quali è impossibile essere uomini. Non si stanca di ripeterlo il nigeriano Wole Soyinka, classe 1934, premio Nobel per la Letteratura nel 1986. Scrittore, poeta e drammaturgo, non ha mai sottratto il suo talento letterario alla militanza civile, esponendosi in prima persona nella lotta per la democrazia e contro le ingiustizie. Con tutta la forza del suo carisma, dalla sua prorompente personalità e della sua inesausta creatività.

È quanto ha fatto anche recentemente con un appello pubblico contro la setta Boko Haram, che sta seminando morte e distruzione in diversi stati della Nigeria, condiviso da altri due grandi scrittori nigeriani, Chinua Achebe e J.P. Clark: Let not this fire spread! (“Non lasciamo che il fuoco si diffonda!”). Un testo di denuncia, ma anche di impegno, affinché ciascuno si assuma le proprie responsabilità e tutti si possa conservare la propria umanità.

E proprio questo tema, declinato in chiave universale, sarà al centro anche della sua partecipazione a Dedica 2012, di cui sarà l’ospite d’onore dal 10 al 24 marzo. “Scrivere per la dignità umana” è il filo conduttore della XVIII edizione del Festival, in programma a Pordenone (www.dedicafestival.it). Per l’occasione verrà pubblicata una monografia curata da Alessandra Di Maio, che contiene anche uno scritto inedito di Soyinka: Assoluti e relativismi culturali. La dignità e la sacralità della vita umana. Un tema su cui lo scrittore nigeriano riflette da diversi anni e che ha sviluppato in vari incontri e conferenze in giro per il mondo. Un tema che è legato a doppio filo anche alla sua esperienza di vita e alla sua opera letteraria, indissolubilmente legate.

«Credo che il XXI secolo sarà definito dall’impegno dedicato alla dignità e alla sacralità di ogni vita umana», era l’auspicio espresso dall’ex segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, ripreso da Soyinka. Ma che cosa significa questo in un’epoca contrassegnata da opposte tensioni? Da un lato, il relativismo culturale che, a detta dello scrittore nigeriano, giustifica anche gravi violazioni dei diritti umani; dall’altro, certi assolutismi, rappresentati ad esempio dal fondamentalismo religioso, come quello che ispira le stragi e le violenze di Boko Haram. Un assolutismo che arriva persino a negare la possibilità di esistere all’altro, al diverso. Negando, innanzitutto, la sua dignità.

«La libertà è strettamente legata alla dignità – ha ricordato con forza Soyinka in un conferenza tenuta di recente a Ginevra –. Quando vuoi disumanizzare un individuo, per prima cosa gli rubi la sua dignità. Una componente immediata dalla dignità si impone da se stessa, forse perché viene così spesso contestata. E perché, immediatamente, in termini negativi, si impone come necessità di controllo: questa componente è la volontà, intesa come diritto di scegliere, di esercitare scelte sociali e politiche. Questa volontà è parte integrante della dignità sociale di ogni uomo, e la sua negazione raggiunge spesso profondità abissali in cui, come in un ciclo vizioso, l’umanità ritorna a comportamento peggiori di quelli animali nella lotta per il recupero della dignità rubata».

Di fronte ai molti esempi di dignità calpestata, negata o avvilita, che si ripresentano oggi come in passato nel suo Paese e in molte parti del mondo, Soyinka evoca la «pacata saggezza» di un grande personaggio del passato, oggi sempre più «dimenticato o semplicemente ignorato»: Tierno Bokar, maestro di sapienza vissuto all’inizio del Novecento in Mali, e fatto conoscere anche in Italia dal bellissimo libro di Amadou Ampaté Bâ: Il saggio di Bandiagara (Neri Pozza 2001).

Tierno Bokar, ricorda Soyinka, predicava che «la Verita è triplice: esiste la mia verità, la tua verità e La Verità. Esiste certamente anche la possibilità di una quarta verità, che cioè non ci sia Nessuna Verità, uno stato di anarchia che lascia il mondo stagnante in un vuoto morale, dove perfino i diritti umani risultano sacrificati. E tuttavia ciò può essere ritenuto preferibile all’atteggiamento di coloro che, ai nostri giorni, sostengono una verità fanatica e assolutista ».

«Eppure – continua Soyinka – nonostante tali derive, la ricerca di una verità Ultima e Inviolabile, intrapresa pacificamente, con tolleranza e con la consapevolezza della fallibilità umana, garantisce, alla fine, un arricchimento del mondo da un punto di vista intellettuale, creativo, culturale e materiale. Il percorso alternativo è responsabile di tutto ciò a cui assistiamo oggi: chiusura mentale, distruttività materiale e umana, impoverimento del discorso e allontanamento dalla vera illuminazione. Il diritto di cercare quella comprensione è il fondamento di ogni diritto universale».

Anna Pozzi da Avvenire