“Camminare nelle vie dello Spirito. Alle sorgenti della Vita Spirituale”: è il titolo della Lettera pastorale per l’anno 2009-2010 scritta dal card. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei. Il testo è stato reso noto e distribuito oggi agli oltre 160 sacerdoti che hanno preso parte nella cattedrale di San Lorenzo alla celebrazione diocesana per l’apertura dell’Anno Sacerdotale. “Basta guardarsi attorno – scrive il cardinale – e vediamo moltitudini che sembrano languire nell’inedia, o altre dibattersi tra violenze di ogni genere, o ancora cercare disperatamente la speranza”. Ma “nonostante il secolarismo che vorrebbe indurre a vivere senza Dio”, si avverte una “diffusa e a volte confusa esigenza di spiritualità”, che “esprime un rinnovato bisogno di interiorità, di punti di riferimento per ritrovare se stessi e la strada del vivere”.

Anche fenomeni come “l’occultismo e la superstizione, la suggestione delle filosofie orientali, la ricerca di spiritualità esoteriche, le diverse forme di New Age” sono “a loro modo segni di una ricerca”. Il porporato spiega poi che tale “diffusa esigenza di spiritualità esprime anche il bisogno di un’educazione integrale”, perché “se la persona non si educa nella sua completezza di anima e di corpo, non si ha personalità adulta”. Senza Dio, infatti, “in una cultura che esalta ed assolutizza l’aspetto fisico, la forma e l’immagine, l’uomo non riesce a costruire se stesso e a trovare la felicità, non può formare una società veramente umana, né portare serenamente – insieme alle gioie – i pesi dell’esistenza”. Di qui la necessità di ritrovare “il centro”, perché l’uomo cerca “il senso globale dell’esistenza e non solo quello parziale delle singole azioni”. “Condizione indispensabile” per ritrovare il centro è il silenzio: “Oggi – afferma il porporato – sembra si abbia paura del silenzio, forse perché fa sentire di essere soli, perché mette di fronte a se stessi”. “A volte – prosegue – la compagnia di sé spaventa: meglio il rumore assordante che distoglie da questo difficile confronto; meglio la compagnia chiassosa che illude di essere ‘insieme’ mentre si è solo ‘accanto’”. Senza il “centro”, ammonisce il cardinale, il rischio “è quello di rincorrere le cose da fare, tanto da esserne presi e da rimanere alla superficie degli avvenimenti, dei rapporti con gli altri e di noi stessi senza cogliere la dimensione più intima, l’anima”.
“Lo specifico della fede cristiana – scrive ancora il card. Bagnasco – non è avere buoni sentimenti e neppure un codice di comportamento, ma è la vita della grazia” ed “il cristiano è colui che sente l’attrattiva di Gesù perché rivela il volto di Dio, e di questo fascino vive nonostante fatiche e cadute”. Oggi, invece, “il rischio diffuso è di pensare il cristianesimo come fatto morale e non innanzitutto soprannaturale, come riserva di valori – una specie di ‘religione civile’ – e non innanzitutto come apertura al mistero”. Ai cristiani, quindi, il cardinale ricorda di “nutrire l’anima”, di “mettersi alla scuola di Gesù” con gli strumenti della Parola di Dio e del magistero della Chiesa, senza dimenticare che “la fede non può mai essere confinata nella sfera del privato: coinvolge l’intera persona e quindi anche la sua dimensione pubblica e sociale”. “I grandi valori della verità della giustizia, dell’amore, della libertà – afferma il card. Bagnasco – sono valori evangelici, desiderati e perseguiti da ogni uomo di buon senso e di buona volontà”. Per questo occorre saper distinguere tra i “buoni ed i cattivi maestri”: i primi “umilmente indicano delle vie per introdurci al mistero della realtà”, gli altri “demoliscono i valori in nome di una concezione di libertà impazzita perché sradicata dalla verità delle cose” una verità, senza Dio e senza Cristo.
Il cardinale elenca poi gli “strumenti” per attingere alle sorgenti della vita spirituale: la Parola di Dio, la preghiera, la carità e l’ascesi. “Immergersi nelle Scritture Sante, affidarsi con semplicità e costanza alla Parola del Signore, è la prima sorgente della vita spirituale”. Ma “la Bibbia va sempre letta nella Chiesa e con la Chiesa, per non correre il rischio di dare interpretazioni puramente soggettive e distorte”. Altrettanto importante è la “conoscenza progressiva di tutte le verità della fede cattolica”, senza dimenticare l’importanza della preghiera comunitaria, ed in particolare dell’Eucarestia: “Non si può camminare nella via dello Spirito senza partecipare il più possibile alla santa Messa, a cominciare dalla domenica”. Altrettanto importante il sacramento della Riconciliazione. Quanto alla carità, è anzitutto una “risposta d’amore” a Dio, è “obbedienza fiduciosa” che si concretizza nella “solidarietà evangelica”. In materia di ascesi, il cardinale raccomanda la “disciplina del corpo”, invitando “alla sobrietà nel cibo, nel vestire, nell’uso dei beni di consumo”, nonché ad una “certa custodia negli sguardi” ed al “dominio dell’istinto sessuale”. Ad Internet, poi, deve essere riservata una “particolare attenzione” in modo che “sia strumento di vantaggio nel bene e non mercato del peggio”.

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