i segni della guerra ad AleppoI SEGNI DELLA GUERRA AD ALEPPO

Sempre più drammatica la situazione nel paese: aumenta il numero di vittime del conflitto

MARIA TERESA PONTARA PEDERIVA
da Vatican Insider

Escalation di violenza in Siria: due inviati a Beirut del New York Times hanno raccolto e diffuso la notizia del rapimento di due vescovi dalla città di Aleppo.Si tratta delle vittime di più alto rango coinvolte in questa drammatica situazione. Il governo e gruppi ribelli si starebbero accusando a vicenda per il rapimento dei due religiosi, uno è vescovo siriaco ortodosso, Yohanna Ibrahim, e l’altro è greco-ortodosso, Paolo Yazigi. Gli attivisti raggiunti telefonicamente nella zona di Aleppo hanno riferito che l’automezzo della coppia di prelati sarebbe caduto in un agguato – mentre stava percorrendo una strada in aperta campagna – da parte di uomini armati che hanno sparato all’autista. Diversi leader religiosi musulmani erano stati perseguitati o uccisi dall’inizio del conflitto in Siria, tra questi quello di più alto in grado è stato l’imam sunnita ucciso nel corso del bombardamento della sua moschea a Damasco solo il mese scorso. Ma fino ad ora i combattimenti avevano largamente ignorato la gerarchia  della minoranza cristiana siriana. Mons. Ibrahim si era dichiarato favorevole al presidente Bashar al-Assad e aveva esortato i suoi seguaci a non abbandonare il Paese, ma di recente si era spinto a criticare l’attuale governo. In un’intervista alla BBC, il 13 aprile scorso, l’arcivescovo aveva dichiarato che forse un terzo dei cristiani di Siria aveva lasciato il paese e che non poteva dar loro torto, considerando le “circostanze difficili, in termini di sicurezza e le minacce che essi devono affrontare quotidianamente”.

Nella stessa intervista, l’arcivescovo aveva rimproverato il governo di Assad per “non affrontare la crisi nel modo migliore”. L’arcivescovo Yazigi invece non era noto per la sua schiettezza politica. L’agenzia di stampa ufficiale siriana, Sana, secondo il NYT, avrebbe riferito che la coppia di prelati al momento del  sequestro sarebbe stata impegnata in attività umanitarie nel villaggio di Kfar Dael. Attivisti antigovernativi hanno detto che i due vescovi  in precedenza si erano recati nel sud della Turchia ed erano ritornati in Siria attraverso Bab al-Hawa controllato da forze ribelli. La città di Aleppo, situata a circa 40 miglia a sud del confine con la Turchia, era stata teatro di battaglia nel corso della rivolta della scorsa estate. Il rapimento dei chierici nel nord della Siria, avviene in un momento in cui si intensificano le tensioni al confine fra la Siria occidentale e il Libano. Un rapporto di Human Rights Watch pubblicato ieri ha accusato sia il governo siriano che l’insurrezione per l’uccisione di un certo numero di suoi cittadini perché gli attacchi transfrontalieri sembrano essere in gran parte indiscriminati.

Il Libano ha ufficialmente adottato una politica di dissociazione dal conflitto siriano.

I ribelli e i loro simpatizzanti hanno accusato Hezbollah, il gruppo militante sciita libanese che sostiene Assad, per aver inviato nelle ultime settimane combattenti nella città siriana di Qusayr. Già domenica scorsa, i gruppi ribelli in Qusayr avevano minacciato di “trasferire la battaglia del sangue nel cuore del Libano” a causa di quello che chiamano l’incitamento da parte di Hezbollah. Alcuni combattenti ribelli in Qusayr anno anche inviato un messaggio tramite Skype ai compagni per chiedere loro di difendere “il partito del diavolo”, un riferimento denigratorio a Hezbollah, che sin arabo suona come come “il partito di Dio”.

Hezbollah non ha commentato le accuse dei ribelli siriani “, ma ha detto che i cittadini libanesi che vivono all’interno della Siria sono stati attaccati e che hanno il diritto di difendersi.

Gli attivisti anti-Assad avrebbero che riferito il numero di morti per un attacco da parte delle forze governative in una città a sud di Damasco era salito ad almeno 101, per lo più civili, e potrebbe superare i 250 se si contano i dispersi, il che renderebbe l’ attacco uno dei più sanguinosi dall’inizio del conflitto, due anni fa.