“Mi ha impressionato vedere i bambini vittime di questo conflitto. L’Unicef parla ormai di 500 bambini morti. Qualche giorno fa leggevo una notizia di un piccolo bebè, di soli 10 mesi, che era stato preso con tutta la sua famiglia, se non erro di 17 persone, in una città vicino a Homs: tutta la famiglia è stata messa al muro e mitragliata, compreso questo bebè di 10 mesi. Qualche giorno prima avevo letto un’altra storia, ancora molto triste: una bambina che partecipava al funerale di un’altra bambina falciata da colpi di arma da fuoco”. Il nunzio a Damasco, monsignor Mario Zenari, descrive così, in un’intervista a Radio Vaticana, la situazione in Siria. “A Homs – prosegue Zenai – c’è una grave crisi umanitaria: scarseggiano i viveri di prima necessità, scarseggiano le medicine, è difficile soccorrere e curare i feriti, seppellire i morti. Inoltre ci sono le sofferenze di tutta la popolazione in questo Paese. Si parla ormai di migliaia e migliaia di sfollati, di gente che vive naturalmente con grave difficoltà per scarsità di generi di prima necessità”.

Anche se le possibilità di dialogo “sembrano allontanarsi sempre di più – aggiunge il nunzio apostolico – la comunità internazionale non deve lasciar cadere le braccia. Bisogna continuamente cercare, tentare di trovare delle occasioni, delle vie, e mantenere vivo a tutti i costi, questo interesse per arrivare alla cessazione delle ostilità, dello spargimento di sangue e tentare una via di uscita. La cosa più urgente sarebbe di riuscire ad arrivare ad una cessazione del conflitto in alcune zone – come ad esempio ad Homs – per poter concedere e permettere alle istituzioni umanitarie di portare soccorso”.

Secondo le stime dell’Onu, in Siria la repressione delle rivolte contro il regime del presidente Bashar al-Assad ha causato oltre 7.500 morti in poco meno di un anno.