Magdi Cristiano Allam

La Conferenza episcopale svizzera promuoverà un ricorso alla Corte per i diritti dell’uomo del Consiglio d’Europa, lo stesso che ha bandito il crocifisso in Italia, per difendere la costruzione di moschee con i minareti dopo il voto contrario della maggioranza del popolo elvetico. Lo farà sostenuto dal governo, dalla gran parte dei partiti e dalle associazioni islamiche che si sono dissociati dai promotori del referendum.

Un fronte di unità nazionale come non si era mai visto, compatto nella difesa dell’islamicamente corretto. Affermando il principio “i minareti come i crocifissi”, il collegio dei vescovi cattolici proporrà alla Corte un baratto: noi sosteniamo le moschee con i minareti in Europa, voi in cambio sdoganate il crocifisso in Europa. Solo in Europa, sia ben inteso, non ci permetteremmo mai di importunare i musulmani a casa loro. E’ un’ipotesi tutt’altro che fantasiosa. Si sta creando un baratro tra il popolo svizzero e gran parte delle istituzioni politiche, religiose e civili che dovrebbero rappresentarlo. Tutti lesti e risoluti nel difendere l’islam e le moschee, ostentando l’indignazione e lo scandalo, enfatizzando la prospettiva tragica della guerra di religione e di civiltà. Per facilitare il suicidio della nostra civiltà cristiana ci auto-pratichiamo il lavaggio di cervello ripetendoci che ebraismo, cristianesimo e Islam (solo l’Islam con la “I” maiuscola!) sarebbero uguali, tre grandi religioni monoteiste, rivelate, abramitiche, del Libro, che adorerebbero lo stesso dio e amerebbero parimenti il prossimo. E guai ad entrare nel merito dei contenuti dei versetti del Corano che incitano all’odio e alla vita di Maometto che sgozzò con le sue mani oltre 700 ebrei. Siamo a tal punto innamorati del nostro aspirante carnefice che ci siamo convinti che per amare i musulmani come persone dobbiamo sposare l’islam come religione. Finendo per distorcere l’esortazione di Gesù Cristo in “ama il prossimo tuo e odia te stesso”. E allora riscopriamo l’amore per se stessi, amiamoci per poter amare il prossimo. Capiamo che la croce che incarna il vessillo della Svizzera non è solo il simbolo di una fede ma di una identità senza cui stiamo perdendo la nostra civiltà. E diffondiamola la croce. Mettiamola anche sulla bandiera italiana per testimoniare l’orgoglio della nostra identità, per dire a viva voce che non siamo una landa deserta e non vogliamo trasformarci in una terra di conquista.