Il Card. de Araújo Sales sottolinea l’importanza della fedeltà alla propria vocazione

RIO DE JANEIRO, mercoledì, 15 settembre 2010 (ZENIT.org).- Il Cardinale Eugenio de Araújo Sales, Arcivescovo emerito di Rio de Janeiro, afferma che “in certi ambienti ecclesiatici stupisce percepire velate restrizioni alle direttive del Santo Padre”.

In un articolo diffuso dall’Arcidiocesi di Rio, monsignor Sales lamenta la perdita della dimensione soprannaturale della virtù dell’obbedienza, in spirito realmente evangelico.

A suo avviso, la virtù dell’obbedienza “è parte integrante della vita del cristiano. Questi, illuminato dalla Fede, vede nel Successore di Pietro e nel proprio Vescovo non solo un uomo, ma lo stesso Cristo che rappresentano”.

“Questo atteggiamento ha la sua traduzione teologica nell’idea di ‘communio’, comunione che unisce tutti i discepoli di Gesù attraverso l’adesione alla Chiesa, posta sotto la guida pastorale del Collegio Apostolico, la cui guida è Pietro, dei Vescovi con e sotto il Papa, per usare l’espressione conciliare”.

Secondo il Cardinale, questa dimensione soprannaturale dell’obbedienza trascende la semplice dimensione umana.

L’Arcivescovo emerito di Rio ha quindi segnalato l’avanzata del relativismo, “che si insinua in modo sempre più deciso negli ambienti ecclesiastici, tra i sacerdoti e nella vita religiosa”.

“C’è chi dice che l’obbedienza debba passare in primo luogo per il discernimento personale. Il criterio non è più la verità oggettiva, ma il mio io”.

“Questa mentalità sbagliata, rafforzata dall’omissione di quanti tacciono per evitare attriti, suscita lo stupore dei fedeli laici”.

“E’ tempo di recuperare la virtù dell’obbedienza”, dichiara monsignor Sales. “Bisogna tornare ad ascoltare, nell’intimo della nostra coscienza, la voce di Cristo: ‘Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me. E chi disprezza me disprezza colui che mi ha mandato’ (Lc 10, 16)”.

Per il porporato, “la preoccupazione principale di ogni cristiano deve essere la fedeltà, la lealtà alla propria vocazione, come discepolo che vuole seguire il Signore”.

L’Arcivescovo emerito conclude quindi citando le parole pronunciate da Benedetto XVI durante il suo recente viaggio in Portogallo: “Se il Battesimo è un vero ingresso nella santità di Dio attraverso l’inserimento in Cristo e l’inabitazione del suo Spirito, sarebbe un controsenso accontentarsi di una vita mediocre, vissuta all’insegna di un’etica minimalista e di una religiosità superficiale”.