I mass media di ieri 21 febbraio hanno riportato una notizia davvero scioccante in cui un gruppo persone, circa 800, operanti su Facebook hanno posto in mostra una foto di profilo di una bambino down in un gioco di tiro al bersaglio con un proclamato delirio di frasi offensive e denigratorie, protette dall’anonimato, nei confronti di questi sfortunati della vita.

Naturalmente, in tempi brevi sul web è partita una controffensiva a difesa di questi innocenti che si trovano in situazione di maggior debolezza e fragilità.

Purtroppo una certa parte del nostro tempo considera la persona umana pienamente autonoma e svincolata da ogni rapporto con la legge religiosa e con quella sociale, mentre l’uomo tende a porsi al centro dell’universo.

Non possiamo non dimenticare il progressivo dissolversi dei valori etici che sfide pericolose, come nel caso esposto, tendono a distruggere le famiglie ed i singoli, ma amareggia ed angoscia che si va sviluppando e progressivamente aumentando, un relativismo, un permissivismo smodato che dilaga, modifica e mortifica la dimensione etica della vita.

Il materialismo, il consumismo, l’edonismo e l’erotismo più sfrenato corrono e concorrono a formare un superficialismo assoluto, un substrato privo di un fondamento di civiltà morale che non ci stupisce più di tanto, ma, ripeto, amareggia il constatare una siffatta realtà sociale che a volte viene accettata. Tutti gli uomini di buona volontà, soprattutto noi cattolici, dobbiamo tenere alta la coscienza di tutela della dignità umana, la grandezza del carattere sacro della vita e di ogni vita ed in qualunque condizione di salute ci troviamo. Le condizioni di vita e la crisi scottante del nostro tempo sono tante, come la droga, la ventilata clonazione umana, il far west procreativo sulla fecondazione artificiale, l’aborto ormai legalizzato e la strisciante eutanasia in questa società in cui la cultura egoistica si va uniformando in un “fatto” davvero aberrante come quello del “tiro a segno” sui bambini Down. Un altro problema si affaccia nel quotidiano, con lo stesso criterio, quello del “budget del ricoverato” vale a dire che pazienti in qualsiasi condizione di salute di trovano, pare, vengano dimessi dalla struttura ospedaliera, ancor più grave se disabili, in età avanzata ed in condizioni agonizzanti ed abbandonati al loro destino senza una adeguata protezione alternativa.

In un a parola eutanasia, per ora, “fuori” dall’ordinamento giuridico italiano.

Bambini Down, disabili,  handicappati psichici,anziani non autosufficienti od agonizzanti devono morire secondo una moda davvero pericolosa che si va instaurando nella società civile! Una omissione di soccorso, un reato che come nel caso dei bambini Down e del “budget del ricoverato” trattandosi di un diritto inalienabile, il diritto alla vita, invocato anche dall’opinione pubblica, va perseguito dalla magistratura, che dovrebbe provvedere per le entrambe vicende.

Franco Previte

Presidente dell’associazione Cristiani per Servire

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