di Andrea Sartori (Insegnante) dal blog Protagonisti Per L’Europa Cristiana
La testimonianza del vescovo del Sudan a Radio Vaticana. I massacri non sono finiti con l’incriminazione di al Bashir da parte della Corte dell’Aja. Al Bashir che l’ “amico” Gheddafi avrebbe potuto consegnare alla giustizia, non facendolo.

In Sudan i cristiani subiscono, dantesco contrappasso, la stessa sorte di Cristo. Vengono crocifissi. Mentre anche gli animisti e i musulmani del Darfur vengono tranquillamente sterminati da un criminale condannato dalla Corte internazionale dell’ Aja, davanti al quale, ospite del nostro grande amico Gheddafi, si sono esibite le Frecce Tricolore.
Il “Corriere della Sera” ne parla oggi a pagina 17 in un pezzo firmato da Gian Guido Vecchi. Ecco la denuncia di monsignor Hiiboro Kussala, vescovo della diocesi di Tombura Yambio, nel Sudan meridionale, dinanzi al Sinodo africano: “Il 13 agosto i ribelli sono entrati nella chiesa della mia parrocchia ed hanno preso tante persone in ostaggio. Mentre fuggivano ne hanno uccisi sette: li hanno crocifissi agli alberi”. E alla Radio Vaticana il presule africano ricorda come il presidente al Bashir stia continuando a massacrare gente nonostante la condanna decisa in marzo decisa dal Tribunale internazionale dell’Aja, a causa del genocidio in Darfur. Ricorda come il Sudan sia diviso tra un Nord “prevalentemente arabo che ha imposto la legge coranica” e un Sud “prevalentemente cristiano e animista”. Tra Nord arabo e Sud africano si è stabilita una fragile tregua dopo anni in cui il genocidio dei cristiani e degli animisti del Sud ha raggiunto la cifra di due milioni e mezzo di morti. Attualmente i janjaweed di al Bashir sono impegnati a sterminare la popolazione nera, in maggioranza musulmana, del Darfur, dove i morti hanno raggiunto una cifra tra i 200 mila e i 400 mila. Non è in atto solo uno sterminio religioso, ma anche etnico, in quanto gli arabi del Nord stanno sterminando la popolazione nera (Tenendo conto dell’ironico fatto che la parola “Sudan”, abbreviazione di “Bilad al Sudan”, in arabo significa “Paese dei neri”).
Inoltre in Sudan è tuttora legale la schiavitù dei neri, che fu abolita dall’ “imperialista inglese” Gordon Pascià (in questo coadiuvato dall’italiano Romolo Gessi, personaggio che sembra uscito dalle pagine di Salgari, grande cacciatore di schiavisti arabi), il quale pagò con la vita la sua coraggiosa lotta contro i negrieri arabo-musulmani, i quali ebbero nuovamente mano libera dopo che Sua Maestà se ne andò.
Il vescovo del Rumbek, il comboniano Cesare Mazzolari, ha riscattato diversi schiavi, e ha raccontato la storia di Joseph, giovane schiavo cristiano che fu cricifisso per aver perso il cammello del suo padrone musulmano. Joseph fu salvato dal vescovo Mazzolari, ma la crocifissione l’ha reso storpio per sempre.
Omar al Bashir, il presidente del Sudan, è stato condannato dal Tribunale internazionale dell’Aja per crimini contro l’umanità. Eppure si è tranquillamente recato a Tripoli per festeggiare i quarant’anni del colpo di Stato del suo (e nostro) amico Muhammar al Gheddafi, e si è visto le Frecce tricolore sfilare anche davanti a lui.
Eppure questo criminale resta a piede libero. Gheddafi , il “Re dei re d’Africa”, avrebbe dovuto mettergli le manette ai polsi e consergnarlo alla Corte dell’Aja dove, come Milosevic, avrebbe dovuto rispondere dei suoi delitti. Al Bashir ha purtroppo anche altri potenti protettori, oltre a Gheddafi: la Repubblica Popolare Cinese, sua collega in genocidi (leggere Tibet e Xinjiang), molto interessata a sfruttare le materie prime sudanesi.
Ma più si continuerà così, più in Africa verranno crocifissi cristiani, verranno uccisi musulmani del Darfur, neri di qualsiasi religione, siano essi animisti, cristiani o musulmani, verranno ridotti in schiavitù.
Ma ovviamente gli interessi dei pochi ricchi saranno in contrasto con gli interessi dei molti. Nessuno, nemmeno gli Usa di Obama, si vogliono mettere di traverso alla Cina (e il no al Dalai Lama ne è stata un’evidente dimostrazione), mentre la nostra Italietta è oramai, grazie al patto Italia-Libia, spalleggiatrice del “Re dei re d’Africa” che ha ospitate il criminale Omar al Bashir alla sua festa per i quarant’anni di potere. “Auri sacra fames” scriveva Virgilio, “Esecrabile fame dell’oro”: col petrolio dell’Eni taceremo anche sui cristiani crocifissi.