Il Cardinale Tarcisio Bertone ai Medici Cattolici

di Antonio Gaspari

ROMA, mercoledì, 18 novembre 2009 (ZENIT.org).- “Chi pretende di sostituire a Dio la propria autonomia, perde la propria vita perché rifiuta chi l’ha creata ed avviata al compimento definitivo e glorioso secondo il suo disegno di salvezza”. Con queste parole pronunciate nel corso dell’omelia, il Cardinale Segretario di Stato, Tarcizio Bertone, ha invitato i membri del Consiglio Nazionale dell’Associazione Medici Cattolici Italiani (AMCI) a riflettere sulla crisi morale che sembra attanagliare la società moderna.

Venerdì 13 novembre, nella Cappella Paolina del Palazzo Apostolico, dentro la Città del Vaticano, il Segretario di Stato ha trasmesso all’AMCI il “più vivo incoraggiamento a proseguire la vostra missione” da parte del Pontefice Benedetto XVI.

“Il Papa – ha precisato il porporato – vi accompagna con la preghiera e a voi che prendete parte al Consiglio Nazionale invia la sua Benedizione estendendola a tutti i soci”.

Entrando nel merito delle sfide della modernità, il Cardinale Bertone ha ricordato che “l’attività del medico cattolico si rivela utile non solo ai fini della salute fisica, ma anche, in un certo modo, di quella morale e spirituale del paziente” perchè “corpo e spirito sono nell’uomo così uniti che l’uno influenza l’altro, e vostro compito precipuo è tutelare e promuovere la vita nella sua integrale realizzazione”.

Dopo aver analizzato la crisi di civiltà che caratterizza il nostro tempo, dove “la stessa medicina, che per sua natura deve tendere alla difesa e alla cura della vita umana, in alcuni suoi settori si presta sempre più a realizzare atti contro la persona”, il Cardinale Bertone ha sottolineato “l’urgenza di educare alla cultura della vita”.

Perchè, ha continuato, “da una parte, si assiste all’eliminazione di vite umane nascenti o sulla via del tramonto; dall’altra, la coscienza fa fatica sempre più a distinguere il bene dal male in ciò che tocca lo stesso fondamentale valore della vita umana”.

Riprendendo la “Caritas in veritate”, il Segretario di Stato Vaticano ha denunciato la “concezione materiale e meccanicistica della vita umana” che riduce l’amore senza verità a “un guscio vuoto da riempire arbitrariamente”e può così comportare effetti negativi per lo sviluppo umano integrale.

Secondo il porporato, per educare alla cultura della vita, bisogna “poter contemplare in ogni essere umano il riflesso della bellezza e dell’amore di Dio”, perchè “senza Dio, l’uomo non riesce più a percepirsi come ‘misteriosamente altro’ rispetto alle diverse creature terrene, ma si considera come uno dei tanti esseri viventi, come un organismo che, tutt’al più, ha raggiunto uno stadio molto elevato di perfezione”.

Facendo riferimento all’Evangelium vitae di Papa Giovanni Paolo II, il Cardinale Bertone ha rilevato che è “proprio nel distacco tra Dio e l’uomo” che “ si trova il motivo che porta a perdere il valore della vita umana con la conseguente presunzione di poterla gestire ignorando il Creatore”.

In questo contesto il Segretario di Stato vaticano ha denunciato l’aborto e la morte per fame.

“Ci sono vite che non fanno notizia e la cui perdita non genera sussulto”, ha commentato amaramente.

“Ci sono battaglie sacrosante per salvare la vita di chi è condannato alla pena di morte e per salvaguardare il diritto alla vita anche di chi ha commesso gravi delitti – ha aggiunto -, mentre si ritiene legale e giusta la morte di innocenti con leggi approvate a maggioranza da Parlamenti civili” per poi concludere “l’emotività o le ideologie e le ragioni politiche sostituiscono in pratica la coscienza rettamente illuminata”.

In risposta a chi pretende di sostituire a Dio la propria autonomia, il Cardinale Bertone ha proposto “la testimonianza dei credenti che riaffermano il primato di Dio su tutto: questa è infatti l’unica via che conduce l’uomo alla propria piena realizzazione”.