di Luisa Arezzo
Tratto da cronache di Liberal  del 14 aprile 2010

Nikolaus Lobkowicz è una delle personalità di spicco del mondo intellettuale mitteleuropeo, e soprattutto una delle figure più appassionate a rendere presente la Chiesa nel mondo della cultura e della politica.

Proprio per questo, gli abbiamo chiesto di commentare l’attuale attacco mass mediologico (e non solo) perpretrato contro Papa Benedetto XVI e ilVaticano.

La gravità dello scandalo della pedofilia tra le fila del clero cattolico è fuori discussione ed è stata riconosciuta in più occasioni da Benedetto XVI, che ha parlato di «vergogna» e ha invitato alla «penitenza». Altrettanto chiara è però la strumentalità di una campagna mediatica di dimensioni planetarie senza precedenti. Qual è il suo fine?
Come giustamente sottolinea, è necessario distinguere tra gli eventi scandalosi e l’eccitazione dei mass media. Inoltre, è più giusto parlare di abusi sessuali sui giovani piuttosto che di pedofilia. Quest’ultima è un’aberrazione sessuale, mentre i casi in questione hanno molte forme diverse e probabilmente anche molte cause diverse. L’agitazione su questi atti esecrabili non è del pubblico in generale, ma è principalmente indotta da due caratteristiche dell’informazione: in primo luogo i mass media, che per loro stessa natura sono molto interessati a vendere notizie; e in secondo luogo molti giornalisti si considerano critici eletti dal Weltgeist per giudicare qualsiasi cosa succeda nel mondo. A volte sono tentato di domandare a quelli che si stanno occupando dei casi in questione: «Ora, per favore, ditemi quando è stata l’ultima volta che Voi vi siete comportati come porci?». Non avendo il timore di poter essere contraddetti pubblicamente, è facile immaginare che cederanno alla tentazione di fare di un’inezia una montagna. Ovviamente i casi in questione non sono inezie, ma se si considera il numero di episodi simili collegati a parenti stretti – genitori, zii, amici di famiglia – l’attuale cronaca dei mass media dell’intera vicenda è completamente sproporzionata.

Gli attacchi di cui è fatto oggetto il Papa sulla pedofilia sono simili a quelli che la Chiesa ha ricevuto in altri momenti: prima ci sono state le battaglie del modernismo contro Pio X, poi l’offensiva contro Pio XII per il suo comportamento durante l’ultimo conflitto mondiale e infine quella contro Paolo VI per l’Humanae vitae. La Chiesa deve ciclicamente attraversare un periodo di Passione, come Cristo?
Io posso rispondere solo in merito alla situazione tedesca. Da un lato, in quanto cristiani, dobbiamo essere sempre pronti a rispondere alle calunnie e alle persecuzioni; dopo tutto Cristo lo ha predicato e certamente non pensava soltanto al periodo dei martiri prima della svolta costantiniana. Dall’altro lato, i tedeschi erano così entusiasti che il Papa fosse uno di loro che dall’elezione del cardinale Joseph Ratzinger sono sempre rimasto in attesa di un contraccolpo. Il fatto che questo non sia avvenuto con Giovanni Paolo II è abbastanza insolito, probabilmente dovuto allo straordinario carisma dello scomparso Karol Wojtyla. Il carisma di Benedetto XVI è diverso: prima di tutto è uno dei maggiori teologi cattolici del nostro tempo – un carisma che, in quest’epoca così superficiale – non è certo facilmente apprezzabile.

Dietro gli attacchi al pontefice ci sono visioni della famiglia e della vita contrarie al Vangelo?
Certamente, anche questo. Viviamo in un’epoca in cui le persone odiano che gli venga ricordato quanto vivano nel peccato. Nel caso di Giovanni Paolo II si tendeva a guardare oltre e perdonarglielo, alla stregua di un piccolo capriccio di un uomo molto carismatico.

Ieri il Vaticano ha pubblicato sul suo sito internet che, con decisione inappellabile, il Papa può ridurre allo stato laicale il prete pedofilo, mentre un vescovo ha l’obbligo di denuncia alla magistratura solo se previsto dalle leggi dello Stato. Si tratta di linee guida già introdotte nel 2003, ma rese pubbliche per la prima volta. Un passo nella giusta direzione?
È senza dubbio un’adeguata risposta in caso di abuso sui minori e i più giovani. A me però sembra importante rimarcare che il compito del vescovo di informare le autorità secolari rimanga ben circoscritto solo ad alcuni casi. Se si creasse la condi- zione in cui un vescovo dovesse denunciare per forza alla magistratura ogni atto commesso da un suo sacerdote contrario alle leggi di un determinato paese, si potrebbero creare situazioni molto problematiche. Immaginate laddove è considerato un crimine opporsi al governo o, come in Cina, avere più di due figli. Non ci vuole molto per comprendere la delicatezza di simili situazioni. E ancora, cosa dire riguardo al dovere di un sacerdote di osservare il segreto della confessione? Il padre confessore dovrebbe negare l’assoluzione fino al momento in cui il peccatore non si fosse auto denunciato? Ma anche il quel caso il confessore sarebbe legato al segreto.

Questo Papa può essere avvertito come un capro espiatorio?
Come capro espiatorio di cosa? Sì, forse un capro espiatorio per il messaggio scomodo della Chiesa. Ogni volta sono sorpreso dell’odio con cui questa viene attaccata. Molti pensano: «non vogliamo che ci siano ricordate le parti scomode del messaggio cristiano. Amiamo quelli che lo diluiscono».

La grande caratura culturale e filosofica di Benedetto XVI può cambiare – così come il papato di Giovanni Paolo II – la natura della Chiesa. Può essere questa la motivazione dell’attacco nei suoi confronti?
No, io non credo che l’elevata qualità intellettuale di Benedetto XVI sia la ragione di questi attacchi. Per quanto questo sia un attacco e non primariamente una conseguenza della cultura dei nostri mass media, è un attacco diretto alla Chiesa nel suo complesso. C’è un numero di persone che sarebbero felici di sopprimerla così come fecero i regimi comunisti. Come ho già detto, Cristo ci ha avvisato…

Fin dalla sua elezione, si è intentato un processo all’ultraconservatorismo di Benedetto XVI, ripreso di continuo dai mass media. Ma un Papa può essere altra cosa che conservatore?.
Credo che sia assolutamente insensato descrivere Benedetto XVI come un conservatore. È da etichettare come tale colui che si oppone alle pericolose derive – per l’intera umanità! – del nostro tempo? L’opposizione progressista/conservatore si applica alla politica, certamente non alla Chiesa.

C’è cristianofobia nel Sud del mondo – dove i cristiani vengono anche bruciati e crocifissi – e c’è un crescente atteggiamento anticattolico nel Nord del mondo. Gli uomini di Chiesa ne sono spaventati, ma la comunità cristiana in questa precisa fase storica sembra incapace di reagire con la forza e lucidità necessaria.
A cosa vuole alludere dicendo questo? Io non vedo in Europa una crescita della cristianofobia, ma solo l’ossessivo atteggiamento di un gruppo ristretto. E la potenza dei mass media che li seguono – obbedendo al loro, sfortunato, “dovere di informazione”. Detto questo, non mi pare che la comunità cristiana sia spaventata. Piuttosto, visto che parliamo di pedofilia, direi che è imbarazzata. Per carità, a ragion veduta, visto che per un considerevole arco di tempo non è stata capace di gestire il caso dei preti pedofili nella giusta maniera. Non vi è dubbio che alcune persone si stiano oggi allontanando dalla Chiesa, ma sono gli stessi che già da tempo erano, per qualche ragione, propensi ad abbandonarla. In Germania, c’è una crescente attenzione ai casi di pedofilia perpetrati nelle scuole private: che nulla hanno a che fare con la Chiesa. Recentemente, ho pensato di scrivere un articolo su un quotidiano a favore dell’abolizione di tutti i padri, gli zii e gli amici di famiglia, visto che una piccola parte di questi si sono macchiati di violenze e seduzioni sui bambini. Il modo in cui i mass media affrontano l’argomento è assurdo: la Chiesa ha ignorato poche dozzine di casi, mentre vengono tenuti segreti la maggior parte dei casi che quasi quotidianamente si discutono in tribunale. Sottolineare questo non significa sottostimare lo scandalo che colpisce la Chiesa; piuttosto tendere a ricordare alle persone le reali proporzioni della vicenda. In Germania c’è una crescente attenzione al fatto che il problema non è il prete pedofilo, bensì il modo in cui le autorità ecclesiastiche hanno gestito la situazione. Quest’ultimi hanno trasferito dei sacerdoti in altri luoghi invece di – da un lato – prevenire ogni possibile altro contatto con i bambini, e dall’altro, informare le autorità competenti. Per come la vedo io la vera natura del problema è che il Vaticano ha cercato di affrontare la situazione secondo la legge canonica e non secondo quella dello Stato. L’abuso sessuale di un ragazzino è un crimine, non soltanto un peccato. Per essere chiari: è un peccato molto grave secondo l’ordine secolare. Se un prete si macchiasse di omicidio, le autorità ecclesiastiche certamente non tenterebbero di prevenire la sua condanna al carcere. Almeno lo spero…

Un alto prelato italiano mi raccontava di recente che alcuni sacerdoti sono stati insultati mentre camminavano per strada; che altri – specie in Nord Europa – sono visti con sospetto e ci pensano due volte prima di accostarsi a un bambino, anche solo per dire una parola, perché bloccati dagli sguardi delle madri. Come potrà un giovane superare tutti questi ostacoli e decidere di dedicarsi alla vita attiva in seno alla Chiesa? Quest’ultima, teme un’ulteriore emorragia delle vocazioni. Soprattutto in Occidente. Come arginare e ridare fiducia?
Il caso di cui mi parla può accadere, certo, così come accade che qualcuno sputi a degli immigrati di colore solo perché alcuni di loro hanno rubato qualcosa. In Germania, comunque, ci sono molte manifestazioni di solidarietà verso quegli istituti cattolici dove sono accaduti gli abusi. Alcuni ex allievi di una di queste scuole hanno pubblicato un discorso nel quale si dicevano felici sia dei loro convitti che dei loro insegnanti cattolici, e che mai avevano notato nulla di tutto quello che veniva descritto dai media. Il mio figliolo più grande ha passato un certo numero di anni in un convitto benedettino che oggi è sospettato di due o tre casi di pedofilia. Ebbene, lui adorava quella scuola e non si è mai accorto di nulla di tutto ciò che è stato descritto dai giornali.

Questa campagna è nata all’estero ed è tuttora combattuta soprattutto all’estero. L’epicentro sono gli Usa, con un’appendice importante in Germania, Gran Bretagna, Austria. Il Washington Post ha chiesto le dimissioni del pontefice. Der Spiegel scrive di lui come della «fallita missione di Jospeh Ratzinger». Fatta eccezione per gli ambienti strettamente eccelsiastici, fra i laici solo in Francia si è creato un movimento di intellettuali in difesa del Papa. Nel resto di Europa solo qualche voce isolata. Come giudica questo silenzio?
È noto che giornali e settimanali come Der Spiegel e il Washington Post esagerino le notizie per stimolare le vendite. Fanno soldi rimestando nel torbido e creando notizie sensazionali. Altri quotidiani sono stati molto più cauti sulla vicenda, soprattutto dopo che è emerso che in molte scuole affatto cattoliche succedeva la stessa cosa. Accuse del tenore «È fallita la missione di Joseph Ratzinger» sono semplicemente ridicole. È come se un presidente fosse invitato a dimettersi perché il numero degli omicidi nel proprio paese fosse passato dall’1 al 2 percento. Mi ripeto: il problema non sono gli abusi sessuali ma il modo in cui l’autorità ecclesiastica ha gestito l’intera vicenda. Hanno capito certamente troppo tardi che certi crimini non possono essere affrontati e risolti solo in camera caritatis, ma devono essere perseguiti anche secondo le leggi dello Stato. Molto interessante sarà capire come e in che modo l’agitazione presente inciderà sul Codex iuris canonici. In alcuni casi, la Chiesa – che è comunque parte del mondo secolare – non potrà e non vorrà evitare di consegnare i suoi peccatori alle autorità civili. Dopo tutto, i sacerdoti non sono solo membri della Chiesa, ma anche cittadini o quantomeno abitanti dello stato secolare.