di Paolo Gambi* da La Bussola Quotidiana

Non si placano le polemiche legate a episodi di corruzione in Vaticano, portati alla ribalta dalla scorsa puntata della trasmissione Gli Intoccabili, in onda su La7 e condotta da Gianluigi Nuzzi. Dopo aver trattato il tema in un editoriale a firma del direttore Riccardo Cascioli, in vista del seguito della puntata stessa, in onda questa sera, ospitiamo l’opinione di Paolo Gambi, contributing editor di The Catholic Herald, settimanale cattolico britannico.

E se la brezza annunciasse la tempesta? Sarà forse il caso di mettersi al coperto. La recente vicenda di Monsignor Calro Maria Viganò [nella foto] come raccontata da Gianluigi Nuzzi a Gli Intoccabili su La7 potrebbe segnare l’inizio di una rinvigorita campagna mediatica intorno alle finanze del mondo cattolico che potrebbe avere un obiettivo, o un esito, ben preciso: la revisione del meccanismo dell’8 per mille. Se è vero che la Chiesa cattolica ha molti nemici – fuori e dentro Essa stessa – dopo il tentativo di dipingere le chiese come covi di pedofili prendendo spunto da tragiche realtà isolate, il prossimo passo sarà quello di accusare la Chiesa per le proprie ricchezze e trasformarla nell’immaginario collettivo in una specie di comitato d’affari il cui unico scopo è quello di gestire flussi di danaro. Ma le botte che abbiamo preso nel gigantesco fenomeno mediatico legato agli abusi su minori e il danno d’immagine che abbiamo subito dovrebbero averci insegnato qualcosa: se lasciamo un fianco scoperto, qualcuno prima o poi lo attaccherà. Vogliamo allora coprirci il fianco per tempo, questa volta?

Dunque di fronte a questa plausibile eventualità si può reagire in due modi: aspettare che arrivino le accuse per poi magari, non essendo preparati, trincerarsi dietro a comode teorie dei complotti, indicando gli accusatori come nemici senza però entrare nel merito delle questioni; bisogna però che sappiamo sin da ora che forse qualche anziana signora può ancora convincersi, ma la stragrande maggioranza delle persone no. Oppure si può decidere di disinnescare la bomba in partenza. Come?

Dando un segnale molto chiaro ai fedeli ed alla società tramite un gesto di estrema trasparenza: le diocesi che già non lo fanno dovrebbero prendere esempio dalla CEI e rendere pubblici i propri bilanci – come in qualche modo ha auspicato proprio durante la trasmissione di Nuzzi, Monsignor Giovanni D’Ercole – in modo che nessuno abbia a sospettare o possa alludere ad intrighi nell’ombra, dirottamenti di fondi, mala gestione del danaro diffusa capillarmente a livello diocesano. In molti Paesi del mondo funziona già così.

In Italia abbiamo l’ulteriore elemento che spinge in questa direzione, dato dal fatto che l’8 per mille riguarda fondi pubblici. La parte gestita direttamente dalla CEI è resa pubblica. Quella distribuita alla diocesi non sempre, per usare un’espressione eufemistica. Sarebbe allora un gesto di elementare maturità –  e di minima prudenza – che tutte le diocesi rendessero noto ai contribuenti che firmano l’8 per mille in favore della Chiesa cattolica – e a quelli che non lo fanno – che fine fanno i propri soldi. E non dovrebbe esserci bisogno di scomodare il Vangelo di Luca per affermare che dobbiamo essere dediti alla trasparenza, in quanto “non c’è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto”.

D’altra parte l’alternativa è che diversamente chi vorrà potrà facilmente – e con successo – continuare la campagna denigratoria contro la Chiesa cattolica usando l’arma del danaro, riempiendo le menti di allusioni ad intrighi finanziari ed arricchimenti illeciti. E diventerà molto difficile difendere la posizione. Tutto questo si può disinnescare in modo molto semplice, portando luce là dove ora teniamo la penombra. Abbiamo la maturità per fare questo?

*Contributing editor – The Catholic Herald