Il saggio di Alexandre Del Valle, Verdi Rossi Neri, illustra la convergenza del totalitarismo comunista e nazista verso l’Islam

di Pico Angelico

Nove anni dopo il crollo delle Twin Towers è sempre l’estremismo islamico il maggior pericolo per l’Occidente? La risposta è solo in parte affermativa: nel suo saggio Verdi Rossi Neri. La convergenza degli estremismi antiocidentali: islamismo, comunismo, neonazismo (Lindau, 2009, pp. 486), il politologo francese Alexandre Del Valle – suffragato da ineccepibili dati storici – pone l’accento sul risentimento degli orfani delle defunte ideologie novecentesche verso la civiltà giudaico-cristiana. I post-comunisti e i post-nazisti sono accomunati da una tremenda rabbia verso l’Occidente capitalista che, con tutti i suoi limiti, ha contribuito a diffondere la cultura dei diritti umani e della liberal-democrazia.

Il volume gode dell’introduzione dell’europarlamentare Magdi Cristiano Allam, del quale Del Valle è collaboratore e consigliere.
Storicamente l’intellighenzia marxista, ben prima della caduta del muro di Berlino, ha sempre nutrito grande simpatia verso la religione islamica, che, pur incompatibile con il materialismo e l’ateismo, è vista da molti neogiacobini come un possibile alleato in una comune causa terzomondista. Gli esempi di convergenza rosso-verde sono numerosi: Del Valle cita, tra gli altri, la clamorosa conversione del terrorista venezuelano Ilich Ramirez Sanchez, più noto con il nome di battaglia di Carlos. Il bolivarismo di Hugo Chavez ha un carattere fortemente pragmatico (indipendenza petrolifera dagli USA) eppure si connota per uno spiccatissimo antisemitismo, rispetto al quale il dittatore iraniano Mahmoud Ahmadinejad è il più prevedibile ed inquietante dei complici. Numerosi altri sono i ‘cattivi maestri’ occidentali citati da Del Valle: tra questi figurano ex leader del ’68 come Toni Negri e Daniel Cohn-Bendit, oggi più che mai ringalluzziti dall’assedio sferrato all’Occidente dall’11 settembre 2001 ad oggi.

La convergenza nero-verde affonda le radici nel sodalizio stretto nel 1941 tra Hitler e il Gran Muftì di Gerusalemme. Le attuali frange di estrema destra sparse in tutto il mondo sono accomunate agli estremisti di sinistra dallo sconfinato odio verso gli Stati Uniti ed Israele. Le differenze tra rossi e neri, in tal senso, sono puri dettagli: entrambi sono ossessionati dalla lobby giudaico-plutocratica e sostengono caparbiamente la causa palestinese. Inevitabile, dunque, l’alleanza tattica con gli islamici – meglio se fondamentalisti – contro il Grande Satana occidentale.
Davvero una bella grana per gli Stati Uniti e per l’Europa se si pensa che la maggior parte degli organismi internazionali e delle organizzazioni non governative, ONU in testa, sono decisamente sbilanciati verso la causa terzomondista e filo-musulmana. Emblematiche, in questo senso, le conferenze di Durban (2001) e Ginevra (2009) che, con la complicità del Pakistan e della Cuba castrista, “hanno avuto come unico scopo di stigmatizzare l’Occidente e l’islamofobia, senza preoccuparsi di denunciare le numerose violazioni dei diritti delle donne, dell’uomo e delle minoranze religiose, presenti in terra d’Islam o nel Terzo Mondo”. In tale scenario pesano il risentimento della Russia – ancora impantanata nelle logiche della guerra fredda – e il boom inarrestabile della Cina (potenza nucleare come la vicina ed inquietante Corea del Nord) dove i diritti umani sono notoriamente negati e il comunismo totalitario – fatta salva la diffusione dell’economia di mercato nella sua versione più selvaggia e deteriore – non ha affatto chiuso i battenti. La Cina è alleata con l’Iran, da cui importa il petrolio, e, in cambio, ne sostiene le ambizioni nucleari.
Un quadro, almeno in apparenza, a tinte fosche, quello delineato da Del Valle. Una via di uscita, tuttavia c’è ed è rappresentata dalla prospettiva di un’alleanza panoccidentale. La Russia, presto o tardi, avrà tutto l’interesse ad abbandonare il proprio livore antiamericano. Anch’essa deve fare i conti con il terrorismo islamico – ceceno in particolare – al suo interno. Una distensione e un’integrazione politico-economica con l’Europa Occidentale, potrebbe distogliere la Russia da perniciose connivenze con l’Iran, la Cina, la Corea del Nord e altri ‘stati canaglia’. La Cina, dal canto suo, deve vedersela a sua volta con la dissidenza dei musulmani uiguri e, presto o tardi, il suo totalitarismo laicista non potrà che entrare in conflitto con il fondamentalismo religioso. Dinamiche analoghe potrebbero profilarsi per il vetero-comunismo di Chavez e Morales, laddove la stragrande maggioranza della popolazione latino-americana si sente ancora fortemente cristiana e cattolica e nulla vuole avere a che fare con lo strumentale filo-islamismo dei demagoghi bolivariani. Tutti gli scenari fin qui descritti, rivelano dunque il carattere puramente tattico dell’alleanza rosso-verde.
Il vero nemico da sconfiggere, però, secondo Del Valle, è l’assurdo odio di sé che l’Occidente nutre. La costante genuflessione di tanti intellettuali gnostici ed apostati, nei confronti dell’Islam e delle ideologie terzomondiste in generale è la vera piaga da debellare. Estirpare tale cancro è un imperativo urgente, anche perché, come afferma in conclusione l’autore, “l’Occidente ha sempre vinto, perché è suo dovere vincere e perché non avrà altre alternative”.

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