di Edoardo Narduzzi
Tratto da Italia Oggi il 12 ottobre 2010

Forse già con il consuntivo di quest’anno, sicuramente nel 2011, il pil dell’India sopravanzerà quello cinese.

Si tratta dei due più popolosi paesi al mondo, due subcontinenti del continente asiatico, in marcia verso il benessere. Oggi la ricchezza indiana è quattro volte inferiore di quella cinese, un dato che fotografa quanto efficaci siano state le politiche economiche di Pechino avviate dal premier Deng Xiao Ping. L’India non dispone delle avveniristiche infrastrutture di Shanghai o della rete autostradale cinese. Le ferrovie indiane sono ancora in gran parte quelle realizzate dai coloni britannici, mentre in Cina sfrecciano già i treni superveloci realizzati dai produttori europei. E il tasso di alfabetizzazione e di scolarizzazione tra i due paesi non è neppure confrontabile. Eppure l’India è la grande scommessa dell’economia globale del prossimo decennio. Una grande democrazia che ha tutte le carte in regola per iniziare a crescere e a consumare nel settore terziario e quaternario dell’economia. Non una grande manifattura per l’intero pianeta, come la Cina ha deciso di essere, ma un paese competitivo nei settori di punta dei servizi: informatica, sanità, formazione ed istruzione, trasporto e turismo. L’India, nei prossimi anni, si prepara a crescere a doppia cifra e si predispone per esportare una parte dei suo servizi e della sua produzione. Per l’Europa si tratta di una ghiotta opportunità. Il boom cinese, infatti, è stato molto Pacifico nei suoi effetti trasmessivi. Ha fatto crescere la California e l’Australia, dove oggi vivono importanti comunità di espatriati, più del vecchio continente. Pechino da sempre è interessato ai consumatori americani, perché sa bene che quelli tedeschi spendono molto meno e non amano indebitarsi. Il prossimo boom economico indiano, invece, farà salire il livello dell’acqua delle economie del Mediterraneo e della regione della penisola arabica. Imprese europee potranno intercettare una parte dei nuovi investimenti infrastrutturali indiani, mentre i traffici mercantili faranno crescere il business nei porti della regione. In India si formerà una nuova classe media con qualche centinaio di milioni di nuovi consumatori. Vorranno andare in vacanza e conoscere i luoghi belli del mondo, impareranno ad apprezzare cibo e tradizioni dei paesi vicini ed investiranno il loro risparmio non più soltanto a livello domestico. Gli indiani sono indoeuropei, hanno cioè quasi tutto il Dna di noi europei. Se diventeranno più benestanti tutti ci guadagneranno. Ma l’Europa potrebbe guadagnare doppiamente, anche perché un’immigrazione di indiani alfabetizzati sarebbe quasi auspicabile.