Vergogna per i soloni di Bruxelles silenti sull’eccidio islamista
Tratto da Il Foglio del 2 febbraio 2011

Quella parola, “cristiani”, è davvero un tabù impronunciabile per il Consiglio dei capi delle diplomazie dei Ventisette, che non è riuscito nemmeno a varare un documento in cui si prendevano di petto le violenze contro i cristiani da Alessandria d’Egitto all’Iraq fino al Pakistan.

Soltanto l’Italia aveva insistito perché la parola “cristiani” fosse citata esplicitamente, scontrandosi con il muro eretto dalla gran parte degli altri ministri. Nell’algida e cinica Unione europea, quella che mette al bando i crocifissi, stavolta non si trattava di inserire verità rivelate fra le radici della Costituzione del continente. Nessuno stava reclamando un privilegio. Si trattava di denunciare, con la giusta e necessaria moral clarity, l’eccidio dei popoli cristiani del medio oriente, di cui sopravvivono sparute minoranze, vestigia delle moltitudini che un tempo popolavano l’oriente e l’islam. Vergogna che i soloni europeisti non abbiano saputo scandire uno dei più grandi drammi del nostro tempo. Si tratta di persone perseguitate per la propria fede, massacrate nelle proprie case e chiese, represse nel diritto al culto, private della possibilità di avere un futuro alcuno nelle proprie terre, quelle che hanno dato origine al cristianesimo. Vittime di una persecuzione globale, amorfa, mostruosa. L’Europa deve parlare bene e chiaro prima che il medio oriente si svuoti del tutto dei suoi aborigeni in questa guerra combattuta a fari spenti dall’internazionale islamista. E’ importante avere il coraggio di parlarne ora, altrimenti saremo noi, il mondo occidentale, i perseguitati di domani. Se non siamo generosi verso quella storia di persecuzione e abnegazione, il nostro egoismo verrà punito.