di Marcello Filotei e Giuseppe Fiorentino

Primo posto nella classifica dei cd più venduti in Italia; presentazione del suo disco in quasi quaranta sale cinematografiche collegate tra di loro via satellite (sempre in Italia). Si tratta dei Beatles? Di Bruce Springsteen? Del ritorno in video di Mina? No, tanta attenzione è dedicata ad Alessandra Amoroso. “Chi è?”, si saranno chiesti in molti leggendo la notizia apparsa addirittura in prima pagina, con tanto di fotocolor, su alcuni dei principali quotidiani italiani. Si tratta niente di meno che della vincitrice dell’ultima edizione di “Amici”, lo show che aveva già sfornato il trionfatore del Festival di Sanremo di quest’anno.

Senza nulla togliere alle acerbe doti degli interessati, viene da interrogarsi sulla consistenza dell’attenzione mediatica riservata a questi fenomeni. Sembra quasi che si voglia centrare il bersaglio a ogni costo, per precostituire un successo obbligato. D’altro canto, se l’industria dell’intrattenimento investe così massicciamente in un personaggio non può certo rischiare di fallire, dilapidando enormi risorse finanziarie. Forse  anche per questo le inconsapevoli future “popstar per un anno” vengono filtrate in quel crudele imbuto che sono diventati i talent show. Nati con l’intento di dare una possibilità di emergere a chi ha particolari qualità artistiche, sono progressivamente scaduti in vere e proprie scuole di perfidia.
Non che la vita nell’ambiente artistico, come in altri, sia contraddistinta da solidarietà e sincera amicizia, ma in alcuni di questi spettacoli – un fenomeno certo non solo italiano – la rivalità esacerbata pare richiesta per contratto. Litigi e maldicenze vengono profuse a piene mani, evidentemente per copione, per incidere sull’audience. “Nulla di male – obietteranno in molti – la vita in fondo non è poi tanto diversa”. Ma per fare successo è consentito proprio tutto? À la guerre comme à la guerre? È proprio opportuno che adulti artisticamente sulla via del tramonto avviino adolescenti sognanti sulla strada della notorietà a ogni costo?
Certo Alessandra Amoroso e gli altri vincitori dei troppi talent show che affollano i palinsesti televisivi saranno felici del loro successo, anche se a scadenza:  valido cioè fino a quando gli stessi che li hanno elevati all’onore della cronaca non avranno bisogno di un nuovo fenomeno per alimentare il mercato.
Agli altri concorrenti resta il nulla. Ai milioni di telespettatori, adolescenti di tutte le età, resta ancora meno:  modelli comportamentali unicamente miranti alla notorietà televisiva. Lo dimostrano le decine di migliaia di persone che partecipano ai casting di trasmissioni per ottenere anche solo una fuggevole comparsata. I più fortunati, potranno fregiarsi dell’ambito titolo di tronisti e magari riusciranno a urlare in diretta improperi solo apparentemente spontanei. Chi non ce la farà dovrà limitarsi a saltare la fila alla posta. Sentendosi autorizzato a farlo e godendosi il suo piccolo momento di successo. Peccato che le telecamere degli uffici postali siano a circuito chiuso. A quando il reality della bolletta?

(©L’Osservatore Romano – 9 ottobre 2009)