di Domenico Bonvegna

Quanto si spende per trovare un supplente nelle scuole? A pagina 103, del libro 5 in condotta, Mario Giordano citando il giornale scolastico “Tuttoscuola”, racconta l’odissea di una segretaria di Latina che nel 2006 è stata costretta a fare ben 574 telefonate per trovare un supplente, significa che in 573 non si sono fatti trovare oppure hanno rifiutato. Magari aspettavano la chiamata di un’altra scuola, per una supplenza più lunga.

 Poi ci sono i casi di supplenti che appena accettata la nomina vanno subito in maternità, tra l’altro, è un loro diritto. A scuola non ci mettono piede nemmeno per un istante e in più la scuola deve cercarsi un terzo insegnante, una cattedra, tre stipendi. Per cercare e trovare supplenti, addirittura sempre secondo Tuttoscuola, si spende quasi 100 milioni. Solo a Roma, la spesa ammonta a 2 milioni di euro l’anno.

 La burocrazia – scrive Giordano – non produce solo pessimi risultati, asini al cubo e professori scontenti: produce anche costi elevati”. Nel 1999 il bilancio della Pubblica istruzione era di 32 miliardi di euro, oggi è di 42 miliardi. “In dieci anni sono stati realizzati investimenti significativi? Migliorie? Interventi decisivi? No? E allora perché oggi spendiamo 10 miliardi in più rispetto a dieci anni fa?”. Pertanto secondo Giordano, “non è vero, che l’Italia spende meno degli altri Paesi del mondo, spende peggio”. Giordano fa riferimento al “Quaderno Bianco sulla scuola”, a cura del ministero della Pubblica istruzione. Fa due, anzi tre esempi: il primo, lo prende dalla rivista specializzata Tuttoscuola, che ha messo a confronto gli esami di maturità in Francia e in Italia. “In Francia ogni maturando costa 62,6 euro, in Italia 368 euro. Sei volte in più”. In sostanza, in Italia per 497.000 candidati spendiamo 183 milioni di euro, in Francia per 615.000 candidati (1000.000 in più) spendono 38 milioni di euro  (150 milioni in meno). Come mai? Si domanda Giordano.

 Il secondo esempio: i corsi per migliorare la qualità della scuola. Nel solo Sud il ministero ne ha finanziati 32.000, coinvolgendo oltre 668.000 studenti. Secondo il “Quaderno bianco” i risultati sono stati scarsi, stessa sorte anche nel resto d’Italia. A Torino nel 2008, un corso di formazione per insegnanti , costo 30.000 euro è stato frequentato da soli 4 insegnanti. I giornali, giustamente, lo hanno definito, il seminario dei quattro gatti”. Il terzo esempio lo scandalo delle scuole italiane all’estero, che all’origine sono una realtà nobile, con motivazioni sacrosante: “dare un punto di riferimento e magari anche di aggregazione agli immigrati sparsi per il mondo e bisognosi di ritrovare le loro radici culturali”. Invece risulta che oggi gli italiani all’estero snobbano le scuole italiane, preferiscono i corsi locali, così capita che nelle scuole italiane all’estero, otto studenti su dieci sono stranieri. Allora ci sarebbe da chiedersi perché il contribuente italiano deve spendere i suoi soldi per consentire a ragazzi svizzeri o francesi di frequentare corsi gratis? A che serve? A parte a quei 500 professori da 6.000 euro al mese.

 Altro esempio di spreco nelle scuole sono i furbetti del manualino. Mi riferisco ai libri di testo che costano molto cari alle famiglie italiane. Certo qualche sacrificio per la cultura sarebbe anche giusto farlo, ma quando si viene a conoscenza del bieco business dei libri di testo nelle scuole italiane, allora subito passa la voglia.

 Il V capitolo del testo “5 in condotta” di Mario Giordano edito da Mondadori, è dedicato allo squallido problema della scuola dei bulli. Dove le cartine geografiche sono state sostituite dalle cartine per l’hashish. Anche qui il giornalista illustra una serie di episodi più o meno noti. Si possono trovare su internet, si va dal professore che esce dalla scuola tra i cori da stadio: “Sei un buffone”, “Sei un coniglio”, “Dove scappi?”, al prof di ginnastica che gli tirano giù i pantaloni della tuta. Ma c’è anche la prof di fisica che piange davanti alla classe che la spernacchia, quella che rimane immobile sulla sedia, durante la lezione, mentre il ragazzo sale sulla cattedra e si mette a ballare. Interessante, raccontare quello che viene scritto dagli insegnanti sui registri di classe, lo ha fatto, Giovanni Floris, nel suo La Fabbrica degli ignoranti, c’è da rimanere basiti.

 Quindi esiste un bullismo contro i docenti, ma c’è quello più diffuso tra gli studenti. Tanto che a Milano nasce il primo ambulatorio per curare le vittime del bullismo. L’ex ministro Fioroni parla di “emergenza del vivere civile”, per la Gelmini era un problema prioritario da affrontare subito. Ma prima di prendere le necessarie misure contro le violenze, bisognerebbe fare delle serie riflessioni sulle cause che hanno portato a questo sfascio.“L’Italia è un Paese che non conosce più la severità”, scrive Giordano. Se un insegnante si fa dire dall’alunno ‘devi scopare di più’ e per giunta lo ringrazia, c’è qualcosa che non funziona.

 Si è perso il concetto della severità, della responsabilità, dell’autorità. Allo studente è permesso tutto, all’insegnante, nulla. A scuola proliferano picchiatori, allagatori, a volte anche ladri, “ormai la delinquenza scolastica è così diffusa – scrive Giordano- che nemmeno la classica gioia dell’ultimo giorno di scuola riesce ad essere vissuta serenamente. Infatti a giugno, appena suona la campanella finale, scatta regolarmente il coprifuoco. Attorno alle scuole si vive in una specie di stadio di assedio, con chiusure anticipate e presidi che assoldano vigilantes manco ci fosse da proteggere una missione a Baghdad”.

 Ma quanti sono le violenze dei bulli nelle scuole italiane? Quanti adolescenti sensibili vengono umiliati e offesi? Si domanda Giordano. Quanti ancora devono subire i soprusi dei prepotenti? E, soprattutto, quanti professori osservano senza rendersi conto di quel che succede? Qualcuno si consola affermando che l’umiliazione in classe è sempre esistita, si è vero, ma oggi è diventata più cattiva, senza regole, senza barriere. Collegato in parte a questo fenomeno, c’è la questione degli studenti stranieri, che subiscono violenza, ma che nello stesso tempo, a volte, sono protagonisti di violenze. Secondo una indagine del ministero che combatte il fenomeno del bullismo, conferma che, “il ruolo di vittima o di carnefice è quasi sempre assunto da ragazzini stranieri, ovvero quelli maggiormente esposti al senso di emarginazione che genera questi comportamenti”.

 Continua.