Secondo l’organizzazione ripetere l’anno deprime gli studenti. Meglio premiare tutti. Ma senza voti non si educa
di Simona Bertuzzi
Tratto da Libero del 27 luglio 2011

E alla fine arriveremo al sei politico universale. Orde di studenti in divisa e numero stampato sulla fronte che escono dalle commissioni di esami livellati nella mente e nelle aspirazioni. Sicuri che eccellere è il male e omologarsi il bene supremo. E attenti a non esibire un accenno di talento per non finire nelle grinfie del grande Inquisitore. Altro che fuga di cervelli di inizio millennio. Sarà il 2012 ma sembrerà il 1984. E il grande Ministero della Verità, che tutto controlla e tutto decide, sarà quello dell’Ocse, l’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. Il simpatico ente o entità (fa poca differenza) che nonostante il nome si ostina a volerci tutti asini e tutti uguali nell’ignoranza.

L’ultimo rapporto di questa giurassica organizzazione che pontifica sullo sviluppo economico e a questo punto mentale dell’Europa ci dice che bocciare è il male del nuovo millennio. Attenti, mica si scherza. Nel rapporto sono elencate una per una le motivazioni della sentenza. Primo: se bocci uno studente, dice l’Ocse, mortifichi lui e la classe intera, a lui togli la voglia di studiare e levarsi di dosso l’etichetta di asino, alla classe quella di fare uno scatto in avanti. Secondo: se bocci favorisci l’emarginazione e la disuguaglianza sociale, al diavolo i diritti, la democrazia e la legge uguale per tutti, l’universo mondo scoprirà che uno è più bravo e più sveglio di un altro, punto. Terzo: se bocci uno studente ritardi il suo inserimento nel mondo del lavoro, dunque gravi sulla scuola per 10, 15mila dollari in più a ragazzo.

Premesso che l’Ocse è la stessa organizzazione che ogni sei mesi ci racconta che la nostra scuola è un po’ più ignorante delle altre. Che siamo al penultimo posto per numero di laureati (appena 11 su cento di età compresa tra i 25 e i 64 anni) e solo la Turchia riesce a fare peggio di noi. Che 8200 ore di istruzione imposte a ragazzini dai 7 ai 14 anni sono troppe rispetto a risultati a dir poco scadenti. Premessa dunque questa abilità straordinaria nel dire una cosa (“fate meglio”) e contraddirsi un minuto dopo (“bocciate di meno che il 18 per cento è troppo”) vale davvero la pena santificare la promozione di ufficio? Noi crediamo di no.

Bocciare è un dovere e diritto dei professori. Come è un dovere diritto degli studenti studiare ed essere valutati. Un preside di Perugia qualche tempo fa chiese di reintrodurre il sei politico a scuola perché i risultati di fine anno erano talmente disastrosi che si sarebbe arrivati a percentuali di bocciature tra il 70 e il 90 per cento. Non ha pensato quel preside che forse l’orripilante performance degli studenti poteva essere dovuta alla scarsa qualità dei professori. Come non pensano i genitori che a ogni benedetto scrutinio vanno in processione dai prof a insultarli, denunciarli e talvolta picchiarli per i brutti voti, che i loro figli qualche responsabilità ce l’hanno. Miope l’uno e miopi gli altri. In nome di un unico imperativo: livellare livellare livellare. Anche al ribasso, purché lo studente non si senta scalfito nello spirito (e nelle vacanze) e possa continuare a vivacchiare nella sua ignoranza o più banalmente nel suo furbo fancazzismo.

Persino la Cgil si è messa di traverso al ragazzino che voleva saltare l’anno per eccesso di bravura: “Non si fa – hanno detto – se no dove lo metti l’egualitarismo tra i banchi?» È antisindacale. E il Pd che ieri si è letto il rapporto Ocse ha subito concionato con Antonio Rusconi che è colpa della Gelmini se la scuola «boccia di più» perché è la prova che “ha tolto tutti gli aiuti e i sostegni ai ragazzi in difficoltà”. “Noi non inseguiamo la bocciatura fine a se stessa” – ha giustamente replicato il ministro – “noi vogliamo portare i ragazzi a meritare la promozione”. Concetto elementare Watson. Ma che importa? Il buonismo prima di tutto. Il buonismo seduto in cattedra che non serve a niente se non a garantire ai prof l’illusione di essere bravi docenti e ai ragazzi di poter tirare a campare. Leggi che l’Austria abolirà le bocciature l’anno prossimo mentre in Francia se ne sta discutendo. E Bolzano sta addirittura pensando di eliminare i 3 in pagella. “Ma un conto è l’Europa e un conto è la scuola italiana”, sentenzia il professor Fabrizio Foschi dei Diesse (Didattica e innovazione scolastica), “i paesi in cui si boccia di meno sono quelli in cui gli insegnanti sono autonomi, sono liberi professionisti assunti dalle scuole, pagati meglio di noi e motivati a ottenere il massimo dagli studenti”. Ma da noi, con un corpo docente che nonostante tutti gli sforzi del ministro è ancora sottopagato, sottomotivato e forse sottopreparato che cosa ti aspetti? “Bocciare è un fallimento dei docenti prima di tutto che non hanno saputo fare il loro mestiere fino in fondo”. E allora forse vale la pena che ne prendano atto. Che la bocciatura sia lì, nero su bianco, a dirgli che hanno sbagliato e potevano fare di più. Quanto ai ragazzi, gli studenti, chi lo dice che non vogliano essere giudicati per quello che valgono? E preferiscano una promozione incolore (il famoso calcio nel sedere di fine anno) a una promozione sudata e meritata? Un ragazzo deve essere guardato negli occhi. Ascoltato e valutato per quello che è riuscito a fare. Certo, resteranno tutte le attenuanti del caso, mica siamo alla selezione preventiva. E diremo sempre “non poteva studiare… non è portato… è intelligente ma non si applica”. Ma alla resa dei conti il giudizio dovrà essere definitivo, non obliquo e neppure edulcorato. E dovrà pesare sulle sue spalle. Le mezze verità riescono a far peggio delle bugie. E con l’educazione c’entrano poco. Una inchiesta per presunti maltrattamenti ai danni di minorenni da parte di alcune educatrici è stata condotta da agenti della Squadra Mobile della Questura di Foggia. Sarebbero state eseguite anche delle ordinanze di custodia cautelare. I risultati saranno illustrati alle undici negli uffici della Questura dal procuratore della Repubblica del Tribunale di Lucera, Domenico Seccia. Al momento non si conoscono maggiori particolari.