di Domenico Bonvegna

Concludo il mio viaggio nella scuola attraverso il documentato libro di Mario Giordano, 5 in condotta, edito da Mondadori nel 2009.

 Nella scuola italiana sono presenti ancora gli ultimi fumi pestiferi del sessantotto, o meglio del postsessantotto, i protagonisti sono una ben ristretta e chiassosa minoranza di professori e di presidi che forse hanno dimenticato che dal 9 novembre del 1989 il Muro di Berlino non c’è più. Il VI capitolo del libro di Giordano è dedicato all’argomento: la scuola delle ideologie. Dove si studia che i gulag sono stati un ‘errore di valutazione’. Per essere più chiari dove si studiano ancora idiozie, a cui, non credono più neanche i più duri e puri samurai del sol dell’avvenire. Così capita che per la questione delle classi ponte per gli stranieri, che esistono in tutto il mondo, si strumentalizza, definendoli razzisti e contro l’integrazione. Hai voglia a spiegare che, invece, l’intento delle classi ponte è proprio quello di inserire gradualmente lo studente straniero ,che non sa l’italiano, e che quindi rischia di bloccare il programma degli insegnanti. Di fronte alla realtà i compagni professori insistono per partito preso.

 E quando il ministro Gelmini cerca di invertire la rotta del lassismo delle violenze, delle prevaricazioni a scuola reintroducendo il grembiule e il 5 in condotta, sempre l’esercito degli epigoni di don Milani, si sono rivoltati contro: “ci vuole ben altro”. Ecco rispunta il benaltrismo, il nostro sport preferito. Ma non sarebbe opportuno mentre si aspetta ‘il ben altro’ iniziare da qualche parte? Pertanto, ricordare che la scuola non è una sfilata di ombelichi in mostra, bensì un impegno, sicuramente è un buon inizio.

 Giordano da buon giornalista offre all’inizio del capitolo una buona sintesi di quella strana Storia che imparano i nostri studenti a scuola. “Lenin, un sincero democratico. I Gulag? Un errore di valutazione. E le foibe? Mai esistite. Gino Strada è un santo, Pio XII, invece, un complice di Hitler. Berlusconi? Non ne parliamo: ha messo a rischio la democrazia. Le Br? Compagni che sbagliano. Gli ebrei bravi sono morti tutti nei campi di sterminio, quelli che vivono oggi sono tutti feroci. I palestinesi, invece, tutti buoni. Quando si arriva alla Resistenza, è un trionfo: i partigiani sono degli eroi come quelli dei fumetti. Cefalonia? Mai esistita. I soldati italiani? Tutti vigliacchi”. Giordano, purtroppo, fa riferimento soltanto alla Storia più o meno recente, contemporanea, ma sarebbe importante parlare anche di quella meno recente, del nostro cosiddetto Risorgimento, delle Insorgenze popolari italiane contro gli eserciti francesi di Napoleone e poi del cosiddetto Medioevo, 10 secoli sbrigativamente licenziati come un’età di mezzo da attraversare velocemente. Si dovrebbe istituire una bella commissione per revisionare i manuali di Storia? Facciamola, se ne parla ormai da diversi anni e poi niente. Del resto, durante i festeggiamenti dell’unità d’Italia si è continuato a ripetere la solita storia edulcorata dei cosiddetti Padri della Patria. Napolitano è rimasto sordo a chi chiedeva di riscrivere la vera Storia del Risorgimento.

 Ricordate il Camera-Fabietti, su cui si sono formate generazioni di ignari studenti, quante bischerate ha scritto, quanto veleno ha inoculato nelle menti dei nostri studenti.

 Comunque sia Giordano elenca qualche episodio diretto di lavaggio di cervello degli studenti ad opera dei soliti insegnanti, comincia dai propri figli incappati probabilmente nel docente amante del Che. Purtroppo, ce ne sono tanti insegnanti che confondono l’ideologia con l’insegnamento, scrive Giordano, anche se per fortuna non tutti i prof sono così. Certamente, scrive Giordano, “i docenti possono (devono) avere le loro idee. E, personalmente, sono del parere che sia persino giusto che le manifestino a scuola. Però non in modo surrettizio e vigliacco. E, soprattutto, mettendo i ragazzi nelle condizioni di capire, di documentarsi, farsi un’idea. Magari di discutere. Così li si aiuta a crescere. Altrimenti è un plagio, una violenza senza pari nei confronti di adolescenti che non potranno mai scegliere liberamente e che cresceranno convinti che la verità sia da raccogliere tutta su un’unica Strada, anche quando quella strada porta a sfasciare le teste altrui con un fazzoletto calato sul naso”.

 Giordano giustamente da la colpa di questo comportamento scorretto degli insegnanti al sessantotto: “il disastro è cominciato proprio da lì, dal mito di Barbiana, da don Milani. La nostra scuola non è così lontana da quella che sognava don Milani, quella con il contratto dei metalmeccanici al posto della Divina Commedia (…) è la scuola che butta via i libri, nell’attesa di buttare via anche il resto, che divide i buoni tutti da una parte e i cattivi dall’altra, quella in cui gli apolitici sono ‘fascisti’ e il linciaggio morale dei professori non progressisti è legittimo e consentito”.

 E’ la scuola di don Milani, simbolo di questi professori che vogliono mantenere l’istruzione italiana sempre uguale a se stessa. Anche se non funziona, ecco perché paradossalmente questi prof progressisti sobillano periodicamente i ragazzi alla rivolta contro ogni progresso. Ci avete fatto caso? Scrive Giordano, non c’è ministro, negli ultimi quarant’anni, che non sia stato dileggiato, non c’è riforma che non sia stata presa di mira”. E’ possibile che nessun ministro vada bene? E’ possibile che nessuna riforma contenga qualcosa di buono?

 A proposito di certa scuola, segnalo l’ottimo intervento pubblicato dal sito www.miradouro.it, Passioni di un professore di campagna del professore Enzo Nardi, nella sezione collaboratori, sulla cosiddetta Idra Pedagogica che si è abbattuta sulla nostra scuola.