Bergoglio trasformato in un marxista sentimentalone. Le incredibili analisi di Repubblica e del Fatto che fanno diventare il Santo Padre un “white bloc”
Correttore Di Bozze da www.tempi.it   

Papa Francesco a LampedusaOrmai è chiaro a tutti che il Correttore di bozze, come tutti i clericofascisti senza scrupoli, non si fa problemi ad arruolare strumentalmente financo il Papa nella sua crociata di promozione della destra cattolica più becera e reazionaria. Tuttavia, in quanto a faziosità, il Correttore di bozze è una misera schiappa al cospetto dei suoi nemici giornalisti miscredenti e bolscevichi, i quali un giorno sì e l’altro pure trasformano il capo della Chiesa in “uno di loro” con una nonchalance a dir poco invidiabile. Sul viaggio del Santo Padre a Lampedusa hanno dato il meglio.

Il Fatto quotidiano, per esempio, scodella oggi un commento di Marco Filoni che esordisce così: «Il Papa ha parlato di indifferenza e di tenerezza. Il primo è un tema gramsciano, la seconda è la stessa invocata da Ernesto Guevara de la Serna, detto il “Che”». Ed è già tanto che non attribuisca il concetto di “periferia esistenziale” all’architetto Fuksas. Comunque l’analisi del Fatto mica si ferma qui. Secondo il quotidiano dei giustizieri, il Papa non scopiazza le idee solo dai comunisti famosi, ma anche dai comunisti poracci. Infatti, quando Francesco a Lampedusa ha detto «dovevo venire oggi per risvegliare le nostre coscienze», stava di certo usando «parole simili» a quelle di «Frantz Fanon, lo psichiatra terzomondista, che si batteva per l’Algeria affinché si accendesse “un bagliore nelle coscienze”». Cosa che evidentemente fa di lui l’inventore della parola coscienza.

Oh, per carità, tutto questo indiscutibile ispirarsi alle peggio zecche marxiste «non basta a fare del Papa un rivoluzionario», si paracula Filoni. Francesco «rimane sempre il successore di Pietro», sia chiaro. «Eppure il suo linguaggio è quello semplice e diretto di chi parla al popolo, alla massa». Egli «sta dalla parte degli ultimi, sta con i popoli che devono autodeterminarsi e liberarsi dalle oppressioni che li soffocano», scrive il Fatto. Pare che a Lampedusa fosse lì lì per invitare gli immigrati a prendersi l’isola con le armi. Saranno stati i cattivoni della Curia romana a impedirglielo? Chissà, sta di fatto che «Francesco sembra esser il primo Papa postcoloniale, almeno nella lingua. E anche partigiano se intendiamo, con Gramsci, colui che parteggia, colui che non è indifferente».

che-guevaraE nel caso dovesse sembrarvi un po’ troppo cialtrone paragonare il Papa a Gramsci, Che Guevara e Pajetta, è lo stesso Fatto quotidiano con un altro commento ad alzare il livello e buttarla in cultura: il Santo Padre – sostiene Alessandro Robecchi qualche pagina più avanti – è praticamente un no global. Proprio così. Scrive Robecchi: «Bergoglio ha pregato per i ventimila morti del Mediterraneo, ha parlato di globalizzazione e di indifferenza, e ha denunciato coloro che “nell’anonimato prendono decisioni socioeconomiche che aprono la strada a questi drammi”» e quindi dà ragione alla simpatica teppa che «appena una dozzina di anni fa, a Genova, ma non solo a Genova, metteva al centro della sua agenda argomenti come questi – libera circolazione delle persone e non solo delle merci, guasti ed eccessi della globalizzazione, decisioni geopolitiche che provocano stragi su vasta scala». E mentre il camerlengo in Vaticano si attrezza già con estintori e bulloncini per Sua Santità, il Correttore di bozze si unisce a Robecchi nell’elogio di questo «coraggiosissimo White Bloc di nome Francesco».

Più sofisticato l’articolo su Repubblica di Barbara Spinelli, una intellettuale talmente divertente che se avesse la barba potrebbe essere Scalfari. Ebbene, per spiegare la presunta svolta a sinistra completata da Bergoglio a Lampedusa, la Spinelli decide di «immaginare una storia completamente diversa. Una storia segreta, non confessata, non ufficiale». Del resto si sa, «a volte un racconto fantasticato si avvicina al vero». Tanto più se il “vero” corrisponde alle tesi di Repubblica. «Immaginiamo dunque – scrive la Scalfara Spinelli – che Papa Francesco abbia accettato di firmare un’enciclica scritta quasi per intero da Joseph Ratzinger, perché all’enciclica non era affatto interessato. Quel che lo interessava sopra ogni cosa, che lo convocava, era il viaggio a Lampedusa, sul bordo di quel Mediterraneo dove sono morti, dal 1988, 19 mila migranti in fuga dalla povertà, dalle guerre, dalle torture». Avete capito bene. Il «racconto che si avvicina al vero» sarebbe questo secondo Repubblica: al Papa non gliene frega niente della fede, tant’è che ha accettato di firmare una ciofeca scritta da Benedetto XVI pur di levarsi il problema e partire per Lampedusa, dove invece avrebbe potuto esprimere tutto il suo scalfarismo.

Testuale: «Così grave è il male di questo mondo, così vaste le colpe dei singoli, dei loro Stati, anche della Chiesa, che occuparsi di teologia in modo tradizionale – con precetti, verità assolute – può apparire una distrazione, se non un’incuria. (…) La teologia non fa piangere, e di lacrime c’è soprattutto bisogno, ha detto il Pontefice. È come se il Papa dicesse (ma stiamo immaginando): “Io non scrivo encicliche, per ora. O meglio ne propongo una tutta nuova: facendomi testimone e pastore che non teorizza ma agisce. Io vado dove le lacrime sono sostanza del mondo”». 

Il pezzo va avanti così, sbrodolosamente, ancora a lungo. Alla fine però la papessa repubblicona arriva al punto: e il punto è che Francesco a Lampedusa non avrebbe fatto «nessun accenno al relativismo, al nichilismo, parole europee dei secoli scorsi», perché per lui «essenziali sono le lacrime, l’anestesia del cuore». Insomma la Spinelli sembra proprio sperarci, nel rincoglionimento totale del Papa: «Tutto questo possiamo immaginare, senza scostarci troppo dal vero», ribadisce la quota rosa di Scalfari. Ci crede talmente tanto, la Barbara, da sentirsi in dovere di sgridare i bifolchi che invece hanno osato criticare le parole del Papa sull’accoglienza dei migranti. Quel berlusconiano di un Cicchitto, per dirne uno, «ha avuto perfino l’impudenza di invocare la laicità: che lo Stato governi, e i Papi scrivano encicliche». Uè impudentone, chi ti credi di essere? Ezio Mauro?

Fortuna che «disobbediente, imperturbato, il Papa infrange quest’ordine imbalsamato» e «fa politica quando potrebbe installarsi in un’enciclica». Ricordatevelo, la prossima volta che qualche giornalaccio cattivo accuserà la Chiesa di “fare ingerenza”.