Come Pontifex ha riportato qualche giorno fa, un disinvolto e ” moderno” parroco della Comunità di San Sabino a Bari, permette corsi di joga nei locali parrocchiali ogni mercoledì. Ha anche detto che l’ istruttrice é una ottima cattolica: evidentemente non conosce le sue pecorelle, in quanto la esemplare cattolica, di sabato, spesso, in un agriturismo , dirige sedute induiste con recitazione di mantra: come la mettiamo?. Se il parroco vuole, gli diciamo anche il nome della fattoria, cosa contiene e allora gli converebbe abbassare la cresta.  Sulla storia, che ha dell’ incredibile, chiediamo il parere a Monsignor Vincenzo Paglia, Vescovo di Terni. Eccellenza, lei permetterebbe lo svolgimento di corsi joga nella sua parrocchia anche se nei soli locali parrocchiali?: ” assolutamente no. Qui non si tratta di attività ginnica semplice, ma di una tecnica che, sia pur partendo dal corpo, implica una meditazione che é all’ opposto di quella cattolica. …

… Io non discuto sullo joga e ritengo che ogni credenza vada rispettata, ma nel suo luogo naturale. Altrimenti esiste il serio rischio di sincretismo religioso, ovvero di confusioni che possono portare in errore i fedeli e turbare la fede dei semplici”. Dunque lei dice no: ” la mia risposta é assolutamente negativa e lo reitero, non per ostilità verso gli induisti o lo joga, ma perché ognuno é libero di fare quello che vuole, in casa sua”.

Che cosa dice la chiesa cattolica al riguardo dello joga?: ” la Congregazione per la dottrina della Fede sul punto é precisa: lo joga non é compatibile ,in quanto pensiero e meditazione, con la religione cattolica. Se lo si considera solo come mero esercizio fisico, ovvero come ginnastica volta a guarire dal punto di vista del corpo una persona, si può accettare. Non é  peròtollerabile quando  pretende di infondere una credenza incompatibile con il cattolicesimo”.

In sintesi?: ” dunque, ognuno nei limiti del lecito, é libero di scegliere per meditare e pregare una postura fisica che maggiormente gli aggrada o gli fa bene. Se questa posizione fisica viene raggiunta con movimenti simili allo joga o che a questo si ispirano, nulla da dire. In sintesi, se lo joga é solo attività ginnica, il problema non sussiste, lo diventa allorquando dallo joga, si passa alla meditazione”.

Per quale ragione?: ” perché la visione dello joga e in genere dell’ induismo, portano ad una visione dell’ uomo autosufficiente, in grado di liberarsi da sé stesso e progredire verso il trascendente con tecniche meditative. Il Cristianesimo invece, prevede che l’ uomo per mezzo della preghiera, chieda il dono della grazia e della fede. Nel cristianesimo si invoca Dio, nel riconoscimento della debolezza umana. Ecco perché induismo e cattolicesimo sono incompatibili dal punto di vista dottrinale e se ci si professa cattolici non é possibile poi partecipare a sedute induiste. Dunque sono sbalordito nel sapere che una donna che frequenta la chiesa dirige queste sedute”.

Il parroco parla di apertura all’ ecumenismo dovuto al Vaticano II: ” ma pensi piuttosto a svolgere il ruolo di pastore e di dispensatore dei sacramenti. Queste cose il Vaticano II non le ha mai dette e tanto meno pensate. Sono sue personali intepretazioni. Sbaglia largamente e dovrebbe mettere un punto su questi corsi che confondono la gente, sono insidiosi e ingannevoli per la fede dei semplici. Credo che bisognerebbe invocare l’ intervento dell’ ordinario del posto o della stessa Congregazione davanti a  episodi del genere”.

Bruno Volpe

da Pontifex.roma.it