“Il diavolo probabilmente” di Claudio Tarditi
di Oddone Camerana
Tratto da L’Osservatore Romano

Satana è certamente una figura centrale non solo della Bibbia e dei Vangeli ma anche della cultura occidentale. Al di là di questa affermazione, ci si chiede che cosa detta figura sia ancora in grado di comunicare dopo il ridimensionamento dovuto all’illuminismo, alle scienze e al razionalismo. Sembra, infatti, diventata una figura di retroguardia che interessa minoranze dedite all’occultismo, richiamata in vita solo di fronte a fenomeni di possessione. Un capitolo della demonologia popolato di caricature del male, di feticci, di magie e sacrifici. Sarà. Senonché si deve agli studi di René Girard il ripensamento di questa figura nella prospettiva della violenza sacra, del nichilismo contemporaneo e della marginalizzazione.

A guidarci su questo terreno accidentato, già esplorato da Girard in tante sue opere alla ricerca delle vesti in cui il demonio appare e scompare, si trasforma e funge da seduttore di folle pur non avendo sostanza se non quella di un parassita che si alimenta del male che compie, è il prezioso volumetto di Claudio Tarditi Il diavolo probabilmente (Torino, Lindau, 2012, pagine 119, euro 12, 50) che porta come sottotitolo la frase Ripensare Satana oggi, quale programma di lavoro.

Gli episodi in cui Satana è presente nei Vangeli sono numerosi. Ma non avrebbe senso richiamarli alla memoria e all’esame dell’attualità al fine di ripensare Satana se non li si inquadrasse, come fa Tarditi, nella prospettiva dell’ipotesi mimetica di Girard. Quell’ipotesi che, avendo messo al centro delle relazioni umane il desiderio copiato che si instaura tra le persone, pone poi la soluzione della rivalità che ne scaturisce – e si diffonde a macchia d’olio – nel processo altrettanto mimetico in cui la crisi viene risolta, cioè trovando qualcuno costretto a pagare per forza per tutti il prezzo del ritorno all’ordine.

Solo in questa luce la frase che sembra gettata lì da Gesù “Se Satana scaccia Satana” (Matteo, 12, 26) rivolta ai farisei, assume la configurazione della formula che racchiude il segreto di Satana, la cui sopravvivenza è assicurata dal perpetuarsi del meccanismo vittimario autoespulsivo a cui Satana ricorre incontrastato fino a che non ne verrà rivelata la vera natura. E sempre allo stesso meccanismo mimetico fanno riferimento gli episodi delle tentazioni nei Vangeli di Matteo e Luca e quello in cui Gesù accompagna il rifiuto alle proposte di Pietro con le parole “Va’ lontano da me Satana” (Matteo, 16, 22-23). In entrambi i casi Gesù avverte, resistendogli, il tentativo di Satana di fargli volere quello che vuole lui al fine di imprigionarlo nelle spire della rivalità che ne nasce.

Ed è ancora merito della chiave interpretativa della trappola mimetica che si possono ripensare altri episodi: come quello in cui Satana è all’opera allo scopo di influenzare Pietro facendogli dichiarare di non conoscere Gesù appena arrestato e quello dei Demoni di Gerasa in cui gli abitanti del luogo precipitano nel panico accortisi di non poter più disporre del rito satanico di espulsione.

Superfluo dire che, nel rifarsi a Girard, la rilettura di Satana effettuata da Tarditi ripropone molti dei punti fermi del lessico e dell’antropologia dell’autore francese. Dove per esempio “decostruzione” vuol dire smascheramento, a opera della rivelazione, del meccanismo vittimario che aveva dominato non senza un certo successo il mondo pagano antico. Dove “violenza” non è la brutalità selvaggia e istintuale, ma la forza capace di recuperare il male estraendolo da sé e attribuendolo a una parte del tutto, e perciò è detta sacra oltre che simbolica e poi rituale. Dove “verità” è prima di tutto svelamento dell’innocenza della vittima sacrificale. Dove il “tempo”, a cominciare dal momento in cui la verità del sacro è rivelata, non è più quella cosa circolare e ripetitiva, dominio di Satana in cui questi operava su licenza, ma responsabilità di salvezza nelle mani dell’umanità. Dove il concetto di “scandalo” nasconde ancora il desiderio dello scandalizzato di imitare l’autore dello scandalo stesso. Dove la “demonologia” è la scienza del meccanismo mimetico. Dove il “desiderio” è quello della versione arcaica, ancora costretto tra divieti fissati allo scopo di evitare lo scatenamento delle rivalità.

Nonostante la rivelazione, e per quanto a pezzi, mutilato e privo di argini, l’equilibrio sacrificale resiste e continua a produrre un certo ordine a basso regime. Il meccanismo dominato da Satana resta, infatti, una forma di protezione senza il quale la violenza privata del sacro e dei divieti di contenimento non conosce i freni di un tempo. Se Satana non scaccia più se stesso come accadeva prima della rivelazione c’è recrudescenza di violenza.

Come uscire da questa impasse? Fino a quando possiamo permetterci questa indecisione? Domande avvertite da Marco l’evangelista quando parla del terrore che assale le genti di Gerasa vedendosi private della risorsa sacrificale. È il momento della scelta, avvertono insieme Girard e Tarditi. Siamo mimetici e lo resteremo. Dunque non resta che imitare la persona giusta, il Cristo che imita il Padre. Un’imitazione buona che si concretizza nella gratuità.